Dramma dei "cristiani" all’attenzione del mondo

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alla ribalta del "Colosseo"

Papa Benedetto, in preghiera, durante la Via Crucis...

Nella "Via Crucis",
MONS. THOMAS MENAMPARAMPIL, Arcivescovo di Guwahati, nell'Assam (India)!
una preghiera
per l'India...

Sperando anche
Attesa e fiducia, per le elezioni del Parlamento Federale indiano...
nella chiamata
elettorale!

Donne dell'India pronte a votare, nel Distretto di Kandhamal!

Giorgio Bernardelli
("Avvenire", 11/4/’09)

«Cristo è in agonia tra di noi e nei nostri tempi». Il "Calvario" dei cristiani dell’India si è materializzato così, ieri sera, nella "Via Crucis" guidata da Benedetto XVI al "Colosseo". Le bellissime "meditazioni" scritte dall’Arcivescovo di Guwahati, Thomas Menamparampil, ci hanno permesso di sentire vicina la voce profondamente "evangelica" di questa Chiesa che – da sedici mesi, ormai – vive nella sofferenza. Vicina nonostante la distanza, non solo geografica, che ci separa da una realtà come quella indiana. La "Via Crucis" di ieri sera ci ha portato con la mente e con la preghiera accanto ai cristiani dell’Orissa, lo Stato Orientale dove più cruente sono state le "violenze". Abbiamo sostato con la "Croce" nel Distretto di Kandhamal, dove in occasione del Natale 2007 cominciò l’ondata di odio alimentata dai "fondamentalisti indù". Un dramma che ha lasciato dietro di sé 130 morti accertati, un centinaio di Chiese distrutte, migliaia di case bruciate. Oggi sono ancora tremila le persone che vivono nei "campi profughi" perché non possono ritornare da cristiani nei loro villaggi. Ma molte di più sono quelle che hanno vissuto la loro "Via Crucis" abbandonando per sempre il Distretto di Kandhamal e andando a stabilirsi nelle "baraccopoli" di qualche "metropoli" indiana. Ci ha ricordato questo dramma la celebrazione di ieri sera al "Colosseo". E non poteva esserci momento più opportuno. Perché in questa Pasqua i cristiani dell’India stanno vivendo una "vigilia" importante: da Giovedì prossimo, infatti, l’India va alle "elezioni" per il rinnovo del "Parlamento Federale" di New Delhi. In un Paese che chiama al voto ben 710 milioni di "elettori" la "macchina elettorale" è complessa: si vota in cinque "turni", zona per zona, nell’arco di un mese. E Giovedì si comincia proprio dall’Orissa. È una "tornata elettorale" molto delicata per un’India in cui le tensioni ultimamente sono tornate a crescere in maniera preoccupante. Lo si è visto nel Distretto di Kandhamal, dove i "fanatici" dell’"hindutva" (il "movimento nazionalista indù") si sono scagliati in maniera violenta contro i cristiani, "rei" di operare "conversioni" tra quanti rimangono ai margini anche nell’India del "boom economico". Ma lo si vede, ad esempio, anche nello Stato dell’Assam, quello dell’Arcivescovo Menamparampil, da tempo sconvolto dagli "attentati" di un "movimento indipendentista locale": proprio in questa settimana ci sono stati dieci morti. E poi c’è il "terrorismo musulmano" – portato alla ribalta in Novembre dalle "stragi" di Mumbai – che mette il dito nella piaga dei rapporti tra gli "indù" e gli "islamici". Non a caso questa "campagna elettorale" in India è stata dominata dalle affermazioni "razziste" e violente di Varun Gandhi – un nipote di Indira Gandhi, passato col rivale "partito nazionalista" "Bjp" – che giura sulla "Bhagavad Gita" di tagliare le mani a chiunque rifiuti di riconoscere l’identità "indù" dell’India.
Parla, dunque, di un Paese intero alle prese con la difficoltà di mantenere salda la propria identità "plurale" il "Calvario" dei cristiani dell’Orissa. E dice anche quanto la battaglia di giustizia che da molti mesi qui la Chiesa sta conducendo sia decisiva non solo per il "piccolo gregge" dei cristiani (circa il 3 per cento della popolazione) ma per il futuro di tutti in India. Nelle "meditazioni" di ieri sera l’Arcivescovo Menamparampil ha citato la "non violenza" di
Gandhi, un "verso" di Tagore, la dedizione ai poveri di Madre Teresa e persino la sapienza delle "Upanishad", uno dei "testi sacri" della tradizione "indù". È stata la risposta più chiara a quella parte "fanatica" del mondo "indù" che a New Delhi guarda ai cristiani come a una religione "straniera". La Chiesa ha fiducia nell’India. Si sente a casa nella sua storia e nella sua cultura. Per questo, in questa Pasqua così particolare, non smette di annunciare anche a chi è rimasto tagliato fuori dal "miracolo indiano" il suo messaggio di "speranza".