ANALISI

Da Nazareth a Tiberiade, dal Monte Carmelo di Haifa all'antica Tolemaide:
la mappa dei Luoghi Santi colpiti dalla guerra.

RITAGLI     Obiettivo Galilea     TERRA SANTA

Sulle sponde del lago ove Gesù chiamò gli apostoli
si trovano Cafarnao e il Monte delle Beatitudini.
Nei pressi anche Cana e il Monte Tabor.

Il Monte Carmelo, ad Haifa.

Chiesa della Moltiplicazione dei Pani, a Tabgha (Tiberiade).

Veduta del Monte Tabor.

Giorgio Bernardelli
("Avvenire", 18/7/’06)

«Da Nazareth può forse venire qualcosa di buono?», si chiede scettico Natanaele nel celebre brano evangelico. È forse la frase migliore per inquadrare il grande paradosso della Galilea. Zona da sempre sinonimo di periferia, eppure ancora una volta in queste ore vero e proprio crocevia del mondo. Non è Gerusalemme, la Città Santa. Ma nemmeno le dinamiche Tel Aviv, Damasco o Beirut. Con un eufemismo classico a ogni latitudine per lo Stato di Israele è tuttora un'«area di sviluppo». Eppure qui si trovano alcuni tra i luoghi più significativi per la storia dell'umanità. C'è, intanto, la Galilea cristiana, che vuol dire anzitutto Nazareth: la città dell'Annunciazione e dei trent'anni della «vita nascosta» di Gesù. Città antichissima (studi archeologici dicono che il villaggio originario era abitato già nel secondo millennio avanti Cristo), araba, un tempo cristiana, oggi con una maggioranza islamica tra i suoi 60mila abitanti. L'altra sera è stata sfiorata dai missili degli Hezbollah che sono andati a colpire Nazareth Illìt, la «Nazareth superiore» diremmo noi, cioè la vicina città ebraica che si trova sulla collina di fronte e di abitanti ne fa 44mila. Il cuore di Nazareth è la sagoma bianca della basilica dell'Annunciazione, la moderna chiesa costruita negli anni Sessanta sopra la grotta venerata fin dai tempi delle comunità giudeo-cristiane (qui si trova il celebre graffito in greco Kaire Maria, la più antica testimonianza del saluto dell'Angelo alla Vergine). Altro importante luogo biblico toccato dalle devastazioni è il Monte Carmelo ad Haifa. Zona che nell'Antico Testamento rimanda alla figura di Elia: la vetta del monte, qualche chilometro a sud dell'odierna città, è la sede della celebre «sfida» coi profeti di Baal, raccontata dal capitolo 18 del Primo libro dei Re. Ma proprio sopra all'abitato di Haifa si trova il complesso della Stella Maris, cuore dell'ordine carmelitano, sorto qui a partire dalla tradizione eremitica fiorita in queste grotte nel solco di Elia. E qui si venera la Madonna del Carmelo. L'altro grande centro della Galilea colpito dagli Hezbollah, Tiberiade, è invece molto meno legato di quanto possa sembrare alla storia cristiana. I riferimenti che spesso si trovano nei Vangeli non sono alla città, ma al lago omonimo che la bagna; e i principali santuari cristiani si trovano sulla sponda Nord. Innanzi tutto Cafarnao, la città di Pietro, il sito più importante dell'archeologia cristiana in Terra Santa. Poi Tabgha con la piccola chiesa del Primato («Tu sei Pietro...») e quella che ricorda il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. E il Monte delle Beatitudini, la collina affacciata sul Lago di Tiberiade (per gli israeliani Lago Kinnerèt), santuario che ricorda il più celebre dei discorsi di Gesù. Tornando invece alla città di Tiberiade, la sua importanza storica è legata soprattutto alla cultura ebraica. Perché quando dopo la rivolta di Bar Kokhba, nel II secolo d.C., Gerusalemme fu rasa al suolo dai romani e gli ebrei banditi da Aelia Capitolina (la città costruita "ex novo"), fu Tiberiade a divenire il centro che permise al giudaismo di sopravvivere. Qui sorsero le più importanti scuole rabbiniche, dalle cui riflessioni nacque il Talmud palestinese o di Gerusalemme, così chiamato per distinguerlo dall'altra grande "summa ebraica" che, nello stesso periodo, veniva elaborata a Babilonia dalla più significativa delle comunità della diaspora. Non a caso a Tiberiade sono sepolti Yohanan ben Zakkai, il Rabbi per eccellenza del Talmud, e il grande filosofo Mosè Maimonide. Città importante per l'ebraismo è anche Safed, altro centro della Galilea dolorosamente ricorrente nelle cronache di queste ore. Si tratta infatti della capitale della Kabbalà, la corrente spirituale fiorita intorno alla ricerca dei significati allegorici della Torah. Un movimento fiorito nel 1500, al tempo degli ottomani, non privo di commistioni con la mistica persiana e turca. Ancora oggi a Safed si possono visitare le sinagoghe dei "kabbalisti" e la tomba dell'altro grande rabbino del Talmud, Shimon bar Yohai. Tornando invece ai luoghi cristiani della Galilea, meritano di essere citati altri due centri che si trovano tra Nazareth e Tiberiade: il villaggio di Cana, dove una chiesa ricorda il miracolo dell'acqua trasformata in vino, e soprattutto il Monte Tabor, con i suoi 588 metri di altitudine la montagna più caratteristica della regione. La tradizione cristiana vi ha identificato l'«alto monte» su cui Gesù condusse Pietro, Giacomo e Giovanni nell'episodio della Trasfigurazione. Infine una parola va certamente spesa per Akko, altro centro costiero carico di storia, colpito in queste ore. Si tratta infatti dell'antica Tolemaide, cuore ebraico della rivolta dei Maccabei. Conquistata dagli arabi divenne la città di Akko, poi "francesizzata" in Acre (Acri) quando nel 1104 arrivarono i crociati. Trasformata in uno dei principali porti del Mediterraneo, i Cavalieri di San Giovanni vi edificarono una grande chiesa. Poi nel 1291 cadde, espugnata dal sultano Malik el-Ashraf. Dopo secoli di declino fu il pascià turco Asmhed el-Giazzar, alla fine del XVIII secolo, a riportarla all'antico splendore, costruendo una grande moschea sulle rovine della chiesa di San Giovanni. Proprio ad Akko si infranse la campagna d'Egitto di Napoleone, che non riuscì a conquistarla. Oggi la storia torna di nuovo a passare da qui.