Il vento e le
onde devastano la costa: danni «incalcolabili».
Più di 700mila gli sfollati.
I testimoni
parlano di «giudizio universale».
Tre città sono state sommerse dalla mareggiata e restano isolate.
Si teme che il bilancio delle vittime possa salire.
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Francesca Bertoldi
("Avvenire",
17/11/’07)
Venti a 250 chilometri orari,
onde alte più di cinque metri, piogge torrenziali: il ciclone "Sidr"
ha devastato tutta la costa; causato la morte di 1.100 persone; ha infierito su
un Paese già afflitto dalla fame e da troppi disastri naturali: il Bangladesh,
ultimo degli ultimi (144 milioni di persone, il 40% delle quali vive con meno di
un dollaro al giorno) e che si trova, ora, ad affrontare anche questa enorme
tragedia. Il ciclone è passato durante la notte e si è portato via tutto.
Interi villaggi, trascinati dal vento e dall’acqua come fuscelli. Le città di
Patuakhali, Barguna e Jhalakathi, che da sole contano una popolazione di 700mila
persone, sono state investite dalla incredibile mareggiata: l’onda ha sommerso
ogni cosa. Le tre città sono state completamente tagliate fuori dalle
comunicazioni. La gente ha cercato di fuggire come poteva: una vera
"migrazione" difficile e tragica, durata tutta una notte e una
mattina, a piedi o con mezzi di fortuna. «I danni sono incalcolabili», ha
riferito l’agenzia locale "Unb", arrendendosi all’evidenza di un
disastro le cui proporzioni sono state confermate anche da fonti governative e
militari, che non hanno però potuto essere più precise sui numeri perché
moltissime località sono ancora difficili da raggiungere ed è impossibile,
dunque, fare una valutazione di quanto accaduto. La "Croce Rossa" ha
riferito che almeno un migliaio di pescatori, sorpresi in mare dalla furia del
ciclone, sono ancora dispersi, e che decine di migliaia di persone sono all’addiaccio,
senza viveri né riparo. Un esponente del governo ha detto che «molti
cadaveri» potrebbero essere trovati nei distretti «devastati» non ancora
raggiunti dai soccorritori, schiacciati sotto le capanne abbattute dal vento o
dagli alberi crollati e nei terreni inondati. Già 600 corpi sono stati
recuperati. I feriti sono centinaia, ma anche in questo caso si tratta di cifre
provvisorie. Il ciclone, di categoria "quattro", ha raggiunto la capitale Dacca
quando già aveva perso d’intensità, e si è poi diretto, sempre più
indebolito, verso il nord-est del Paese. Sidr ha anche toccato l’est dell’India,
formando un’impressionante massa bianca di 500 chilometri di diametro. E
poteva succedere ancora di peggio. Il Bangladesh, Paese dove simili catastrofi
naturali sono frequenti (un violento ciclone uccise più di mezzo milione di
persone nel 1970, mentre un altro ne uccise 143mila nel 1991), si era preparato
all’arrivo della tempesta: più di 250mila persone (altre fonti parlano
addirittura di un milione) erano state evacuate dalla costa, mentre porti,
aeroporti e stazioni ferroviarie erano sono stati chiusi e il traffico
interrotto.
Ma di fronte alla violenza del ciclone le misure precauzionali hanno solo potuto
limitare i danni. Nei racconti dei superstiti la frase più ricorrente è
«giudizio universale». La macchina dei soccorsi si è già messa in moto. È
partita un’operazione di aiuto internazionale per sostenere nella gestione
dell’emergenza il governo "ad interim" guidato, con il sostegno dei militari, da
Fakhruddin Ahmed. L’"Unione europea" ha sbloccato 1,5 milioni di
euro per aiuti urgenti. Il "premier" Romano Prodi ha garantito che l’Italia,
in collaborazione con la "Ue", farà quanto possibile per offrire un
aiuto concreto alle popolazioni colpite. Oltre 30mila volontari sono stati
mobilitati dalla "Mezzaluna rossa" locale: servono viveri, medicinali
e compresse per rendere potabile l’acqua. Il "Programma alimentare
mondiale" ("Pam") ha predisposto l’invio di 98 tonnellate di
biscotti a elevato contenuto calorico, sufficienti per 400mila persone ma per
non più di tre giorni.