"SANGUE" IN INDIA

Duecento "guerriglieri" hanno scatenato l’"inferno",
in vari punti della "capitale finanziaria" indiana.
Anche una "connazionale" e la figlia di pochi mesi,
tra gli ospiti di uno degli alberghi attaccati.
Caccia agli "Occidentali", numerosi catturati. "Irruzione" nella notte.

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Assalto agli "Hotel": 80 morti. Coinvolti italiani.
"Gruppo islamico" rivendica. Centinaia i feriti.
Drammatica telefonata in patria:
«Qui è il "caos", non riesco più a trovare mio padre».
La polizia ha ucciso due "miliziani" e ne ha arrestati altri quattro.
Caduto nelle "sparatorie" il capo della "sicurezza".

Una delle sette stazioni ferroviarie di Mumbai, distrutte negli attentati dell’11 Luglio 2006! INDIA e MUMBAI: il luogo dell'attacco terroristico... Un agente della sicurezza accompagna un’anziana all’esterno di una stazione ferroviaria, teatro di una sparatoria a Mumbai!

Francesca Bertoldi
("Avvenire", 27/11/’08)

Mumbai ripiomba nel terrore. La "capitale economica" dell’India ieri è stata stravolta da una serie lunghissima di esplosioni e sparatorie in diversi zone che hanno provocato un’"ecatombe": secondo i primi "bilanci", i morti sono un’ottantina, 250 i feriti. Tutto è cominciato verso le 22.30 (ora locale) con una serie di attacchi simultanei nella zona del "lungomare", dalla "Gate of India", di fronte alla quale si trova l’"Hotel Taj Mahal", a tutto il lungo Viale di "Marina Drive", dove si trovano l’"Hotel Oberoi" e l’"Hotel Trident".
"Hotel" di lusso, tra i preferiti dai turisti stranieri. Un grave attacco è stato lanciato anche nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria, il "Chhatrapati Shivaji Terminal". Poi la scena è stata quella di una vera e propria "guerriglia urbana", con almeno duecento "terroristi" in azione a seminare morte e panico con bombe, "granate" e raffiche di "kalashnikov". Almeno nove i bersagli. È sembrato un tragico "replay", ma su scala molto più grande, di quanto avvenuto nella terribile sera dell’11 Luglio 2006, quando sette esplosioni registrate nel giro di 20 minuti, tra le 18 e le 18,30, in altrettante stazioni ferroviarie della città, provocarono quasi 200 morti e oltre 700 feriti. Allora, le autorità di
New Delhi puntarono immediatamente il dito contro i "gruppi islamici", anche se gli attentati non furono mai rivendicati. Mentre sono stati rivendicati gli attacchi di ieri, riconosciuti, con una serie di "e-mail" inviate ai quotidiani indiani, dal "gruppo islamico" «Deccan Mujaheddin», una sigla mai sentita prima.
Secondo molti testimoni, è stata una vera «caccia agli stranieri», in particolare britannici e americani. L’"Unità di Crisi" della Farnesina si è subito messa in contatto con il "Consolato Italiano" a Mumbai per verificare l’eventuale coinvolgimento di "connazionali" nella catena di attacchi: attualmente, ci sono circa duecento italiani presenti nella città indiana. Il Ministro degli Esteri
Franco Frattini, esprimendo grande preoccupazione, ha seguito fin da subito l’evolversi della situazione. All’"Hotel Oberoi" erano presenti almeno due italiane: una donna e una bambina di sei mesi chiuse nella loro camera. L’esercito ha fatto irruzione nell’albergo durante la notte. Ma ci sarebbero diversi altri "connazionali" negli "Hotel" assaltati. Di certo, un gruppo di italiani era presente al "Trident Hilton", perché quando ancora l’attacco era in corso è arrivata ad "Avvenire" la telefonata di un ragazzo italiano, ma residente in Svizzera, che ha raccontato praticamente in diretta l’assalto. Ha detto di aver sentito prima delle esplosioni secche, non molto forti, come di "petardo". Poi si è scatenato l’"inferno": bombe, "granate" e spari a raffica. Lui si è salvato, ma, disperato, in tutto quel "caos" non riusciva più a ritrovare il padre. Al "Trident", come al "Taj" e all’"Oberoi", i "terroristi" hanno preso in ostaggio decine di "Occidentali", quaranta solo al "Trident", "barricandosi" all’interno degli edifici insieme a loro per poi iniziare trattative con la polizia. «Volevano chiunque avesse un "passaporto" britannico o americano», ha detto un testimone che è riuscito a scappare dal "Taj". «Volevano gli stranieri», ha ripetuto, sottolineando che nel suo albergo i "terroristi", tutti giovani sui 20 anni, hanno ordinato ad almeno 15 ostaggi, tra cui sette stranieri, di restare immobili su un terrazzo. Sempre al "Taj", è rimasto ferito un "deputato europeo" spagnolo, Ignasi Guardans, e non sarebbe il solo. Altre sparatorie hanno coinvolto locali frequentati dai turisti come il "Pub Leopold’s", tra le attrazioni irrinunciabili per chi va a Mumbai. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a "Mazgaon", la "stazione di scambio" della "metropolitana" e nell’area di "Crawford Market". La polizia di Mumbai ha arrestato quattro presunti "terroristi" che sarebbero coinvolti negli attentati, mentre altri due sono stati stati uccisi nella zona della spiaggia di "Chowpatti", un punto molto distante dagli alberghi presi di mira. In una delle sparatorie è morto anche Hemant Karkare, capo dell’unità "anti-terrorismo" di Mumbai. Data la gravità della situazione, il Ministero degli Interni indiano ha fatto intervenire l’esercito e ha inviato 200 agenti dei "reparti speciali" a presidiare l’area dei grandi alberghi, dove l’attacco "terrorista" è stato più pesante.