«Forse 15mila i morti per il ciclone». Incubo carestia per sette milioni.
Bangladesh, una tragedia
senza fine
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Il 95% del
raccolto del riso sarebbe andato perduto.
Allarme per l’emergenza epidemie.
Francesca
Bertoldi
("Avvenire",
20/11/’07)
Lo scenario, con il passare dei
giorni, diventa sempre più catastrofico. E le cifre, nelle quali è racchiusa
tutta la tragedia del Bangladesh spazzato dal ciclone "Sidr".
La stima di 10.000 morti fatta dalla "Mezzaluna Rossa" del Bangladesh
potrebbe essere infatti presto superata. È l’"Ong" "Save the
Children" che, in base ai dati in possesso dei suoi operatori, a parlare di
15.000 possibili vittime. Nulla è però certo. Il governo bengalese, che usa la
definizione di «calamità nazionale», ha ufficializzato le vittime in più di
3000, specificando di aver bisogno almeno di tutta la settimana per dare cifre
più esatte.
L’esecutivo di Dacca ha anche annunciato di essere ora in grado di portare
aiuti, in particolare cibo e acqua potabile, anche nelle zone più colpite. Ma
ha anche ammesso di avere bisogno del sostegno della comunità internazionale.
Secondo l’"Unicef" il ciclone Sidr in Bangladesh ha colpito oltre
3,2 milioni di persone, la metà bambini, di cui 400.000 sotto i 5 anni e stima
gli aiuti necessari in 2,35 milioni di dollari. I primi dei 43mila volontari e i
3000 soldati stanno raggiungendo le zone più colpite, quelle costiere che si
affacciano sul golfo del Bengala. Qui, in 12 distretti, c’è stata, secondo il
racconto dei soccorritori, una vera "ecatombe", migliaia di villaggi rasi al
suolo, decine di migliaia di case, per la maggior parte di bambù e paglia,
spazzate via dalla furia dell’acqua con onde alte più di 5 metri e vento che
soffiava ad oltre 240 chilometri orari. Alcuni soccorritori hanno raccontato al
quotidiano "The New Nation" di aver camminato per una decina di
chilometri senza aver incontrato neanche una casa, in zone dove prima vivevano
molti pescatori. Alcuni amministratori locali dei distretti costieri, citati dal
giornale, hanno detto di aspettarsi di trovare migliaia di cadaveri lungo le
coste del golfo del Bengala, mano mano che saranno raggiunte dai soccorritori.
Il problema è ora arginare l’emergenza sfollati. Oltre un milione di
famiglie, circa sette milioni di persone, attendono aiuti, alcuni non hanno
nulla né da mangiare né da bere.
Mancano soprattutto tende, cibo, acqua potabile e medicine. Sono molti i
sopravvissuti che utilizzano da bere l’acqua dei fiumi straripati e si
registrano i primi casi di infezioni intestinali e diarrea, che in Bangladesh
sono spesso causa di morte. Si stanno organizzando cremazioni di massa per
evitare la diffusione di malattie. È partita una gara internazionale di aiuti.
Il governo del Bangladesh ha fatto appello alla comunità internazionale, che
non si è tirata indietro. Ieri la "Commissione Europea", che aveva
già stanziato aiuti per 1,5 milioni di euro, ha deciso di portare lo
stanziamento a 6,5 milioni di euro, che serviranno per i bisogni primari della
popolazione. Il governo del Bangladesh ha annunciato di aver avuto promesse di
donazioni per 140 milioni di dollari. Anche l’India, la Cina
e l’Arabia Saudita hanno annunciato aiuti, mente la "Conferenza
episcopale italiana" ha stanziato per il Bangladesh 2 milioni di euro dai
fondi per l’8 per mille. Si moltiplicano gli appelli alle donazioni da parte
delle organizzazioni non governative e dalle associazioni di volontariato di
tutto il mondo, soprattutto perché gli aiuti materiali arrivati non sono
sufficienti a sfamare i 3 milioni di sfollati.
Anche l’Italia ha deciso di aumentare l’entità degli aiuti inizialmente
previsti. A Roma l’"Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze"
("Agire") ha diffuso una dichiarazione del suo direttore, Marco
Bertotto, secondo il quale «dalle notizie che ci arrivano direttamente dalle
nostre organizzazioni presenti sul territorio, abbiamo un quadro sempre più
preoccupante di un Bangladesh davvero in ginocchio». Perciò le organizzazioni
non governative di "Agire" hanno deciso di lanciare un appello di emergenza per
soccorrere le popolazioni colpite dal ciclone.