IL DRAMMA

RITAGLI    Le lunghe file per il cibo che non c’è più    MISSIONE BANGLADESH

L’emergenza è la penuria di acqua, viveri e medicine.
Per la prima volta si ferma il conto dei morti: 3.500 i corpi recuperati.

Donna bengalese cucina tra le macerie lasciate dal ciclone...

Francesca Bertoldi
("Avvenire", 21/11/’07)

In fila per ore. In maniera ordinata. Niente resse. Niente grida. E solo per portare via un pugno di riso. O qualche medicina. È la scena che si ripete ovunque nel Bangladesh piegato dal ciclone "Sidr".
A sei giorni dalla disastro – che si è portato via un numero ancora imprecisato di vite, addirittura 15mila, secondo l’"Ong" "Save the children" – l’emergenza oggi è la fame. La penuria di cibo e acqua potabile, che si somma a quella dei medicinali in uno dei Paesi, peraltro, più poveri del mondo.
Secondo l’agenzia "AsiaNews" che fornisce un dettagliato resoconto dell’emergenza, i prezzi dei beni di prima necessità, che il governo già prima del disastro stava tentando di "calmierare", sono saliti alle stelle e al mercato è addirittura difficile trovare il riso. I militari hanno raggiunto fino ad ora solo il 70 per cento delle aree devastate dal passaggio del ciclone, che si è abbattuto sul Paese il 15 novembre. Per questo i bilanci ufficiali in termini di perdite umane e danni economici sono ancora provvisori: 3500 i morti (la stima ufficiale è sicuramente parziale), quasi un milione le famiglie colpite e sfollate. E ancora, 95 per cento dei campi di riso distrutti, più di 87mila chilometri di strade parzialmente danneggiate (e 58 chilometri completamente distrutte), mentre 792 istituti scolastici sono stati spazzati via e 4.393 sono seriamente compromessi.
Le perdite economiche gravano ancora di più se si tiene presente che nell’estate scorsa il Bangladesh è stato colpito da pesanti alluvioni. La vastità del disastro è drammatica. Ci si interroga se la tragedia poteva essere evitata, o quanto meno se potevano essere contenuti i suoi effetti disastrosi. Secondo gli esperti locali, alcuni fattori hanno di fatto contribuito a contenere il numero di vittime. Primo tra tutti, il sistema di rifugi "anticiclone" costruiti più di dieci anni fa dal governo: le case in muratura dove sono stati trasferiti gli abitanti delle zone a rischio hanno retto l’urto con i venti e l’acqua. L’occhio del ciclone, inoltre, era situato a Sundarbans, una zona prettamente forestale e non densamente popolata. Infine Sidr è arrivato sulle coste in un momento di bassa marea, creando così onde meno alte.
E il numero delle vittime sarebbe potuto essere anche di gran lunga inferiore se il falso allarme "tsunami", scattato nel Paese asiatico due mesi fa, non avesse indotto gran parte della popolazione a sottovalutare l’emergenza incombente. È la valutazione delle autorità di Dacca, "corroborata" peraltro dalle testimonianze di parecchi superstiti. In diversi casi, infatti, è stato difficile persuadere del pericolo gli abitanti delle località a rischio, del resto abituati a frequenti tempeste e altri fenomeni atmosferici dalla potenza meno devastante, e persuaderli ad allontanarsi per tempo.
Infine sul fronte degli aiuti, la "Farnesina" ha ieri annunciato di aver stanziato 1,1 milioni di euro in favore della popolazione del Bangladesh. Il Paese ha ricevuto offerte di aiuto da parte della comunità internazionale per oltre 140 milioni di dollari. Tra i maggiori donatori l’Arabia Saudita, che ha promesso cento milioni di dollari.