UN PAESE IN GINOCCHIO

Padre Silvano Garello, missionario a Dacca:
«Non è facile raggiungere le aree colpite,
perché molti distretti sono ancora del tutto allagati.
È necessario uno sforzo da parte di tutti».

RITAGLI    Bangladesh, rischio epidemie    MISSIONE BANGLADESH

Primi decessi per colera nel Paese. Resta l’emergenza acqua potabile.

Mamma bengalese dà una medicina al suo piccolo...

Francesca Bertoldi
("Avvenire", 22/11/’07)

Dopo la violenza omicida del ciclone "Sidr", che ha spazzato via interi villaggi del Bangladesh, sembra concretizzarsi la paura peggiore.
Che all’emergenza si aggiunga un’altra emergenza. Sanitaria.
Due giorni fa si sono registrati i primi casi mortali di dissenteria e colera. Che si aggiungono alle vittime causate dalla furia delle acque: il bilancio provvisorio è fermo a 3447 morti, ma la cifra reale potrebbe essere tre volte più grande. L’emergenza, come riporta l’agenzia "AsiaNews", è causata dalla mancanza di acqua potabile: la gente utilizza quella di stagni e bacini d’acqua poco profondi, contaminati dai cadaveri e dalle carcasse di animali in decomposizione. Due bambini sono morti a Pirojpur, mentre a Patuakhali e Barguna già si registrano diversi contagi. I medici sottolineano che non si può ancora parlare di epidemia, ma vi è urgente bisogno di tavolette di cloro per purificare le acque. Secondo un funzionario del Ministero della Sanità, solo a Barisal sarebbero in arrivo altre 200mila tavolette. L’esercito, impegnato nei soccorsi con uomini e mezzi navali e aerei, annuncia di aver raggiunto la maggior parte delle zone colpite, dove milioni di persone da giorni vivono a cielo aperto. Il governo provvisorio dichiara da una parte che il Paese affronta una "crisi nazionale", ma dall’altra tiene a ridimensionare gli allarmi sulla scarsità dei rifornimenti alimentari. "Nessun uomo morirà di fame - ha detto il capo dell’esercito, il generale Moeen - abbiamo scorte sufficienti di cibo". Proprio dalla distribuzione di generi alimentari, soprattutto riso, sono partiti gli aiuti della "Caritas", che ha stanziato 2 milioni di dollari per l’emergenza. La "Caritas" punta ad assistere 120mila persone nei distretti di Bagerhat e Patuakhali. A questa prima fase seguirà la consegna di utensili per cucinare, tende, zanzariere. Poi si passerà alla ricostruzione. In coordinamento con la "Caritas" lavorano anche i missionari del
"Pontificio istituto missioni estere" ("Pime") le cui missioni a Lebuhbari, Padrishipur e Gornodi sono state seriamente colpite. Padre Ezio Mascaretti, da Borishal, ha raccontato ad "AsiaNews", che al momento oltre a cibo e medicinali e acqua servono i mezzi economici per poter ripulire le strade dai detriti di case e dagli alberi caduti, un’operazione molto dispendiosa. "Il governo ha fatto un appello, perché le banche concedano prestiti agevolati e in modo veloce - riferisce il missionario - ma la burocrazia rimane un grande ostacolo e di fatto i tempi sono molto lunghi". L’agenzia "Fides" ha raccolto la testimonianza di padre Silvano Garello, missionario Saveriano a Dacca. "Ci stiamo affidando alla ‘Caritas Bangladesh’, che ha personale competente, ‘knowhow’, strutture e organizzazione adeguata". "Le parrocchie, le associazioni - ha aggiunto il missionario - le comunità missionarie cattoliche che vogliono prestare il loro aiuto agli sfollati fanno riferimento alla ‘Caritas’, che sta coordinando il lavoro, in accordo con gli altri soccorritori. In questa fase stiamo pianificando gli aiuti umanitari. Non è facile raggiungere le aree colpite, perché molti distretti sono del tutto allagati, non esistono sentieri e vie di comunicazione. Ma stiamo facendo il possibile. È necessario uno sforzo di solidarietà da parte di tutti".
Il missionario sottolinea: "L’emergenza primaria è quella dell’acqua potabile: non esistono pozzi. La popolazione utilizzava depositi e contenitori per raccogliere acqua piovana, che ora sono andati distrutti o invasi dall’acqua salata. Il secondo punto critico è la scarsità di cibo: il ciclone ha travolto e distrutto la produzione agricola dell’imminente raccolto e migliaia di famiglie sono rimaste senza i mezzi basilari di sostentamento per la sopravvivenza".
I danni economici del ciclone devono ancora essere stabiliti con esattezza: il colpo più duro è stato inferto ai raccolti di riso con perdite per 3,2 miliardi di dollari.