L’incubo
delle epidemie e della sete
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Incalcolabili
i danni economici.
Mezzo milione di case sono state abbattute, il 95 per cento dei raccolti di riso
persi
e oltre 8mila istituti scolastici sono da ricostruire completamente.
Danneggiate centinaia di chilometri di strade.
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Francesca
Bertoldi
("Avvenire",
23/11/’07)
Nonostante le rassicurazioni del
governo bengalese – «Abbiamo scorte di cibo a sufficienza per tutte le aree
del Paese» – , la situazione nel Bangladesh,
spazzato dalla violenza del ciclone "Sidr",
appare sempre più drammatica. Il "dopo-Sidr" assume sempre più i
contorni del dramma. Manca acqua potabile, con alcune aree del Paese che
risultano ancora irraggiungibili. E con la "penuria" di mezzi, con l’acqua a
rischio contaminazione, è sempre alto il rischio che si diffondano epidemie,
soprattutto tra i bambini.
I soccorsi nel sud-ovest del Paese – come informa l’agenzia "AsiaNews"
– continuano a rinvenire corpi delle vittime, il cui ultimo bilancio – per l’"Onu"
– è di quasi 3500. Sono invece 1724 le persone al momento disperse, secondo
stime ufficiali. Nei giorni scorsi, le "Ong" impegnate nei soccorsi
hanno azzardato stime catastrofiche: con i morti che potrebbero essere 10mila,
addirittura 15mila. Si comincia anche a delineare con più precisione l’entità
dei danni materiali e delle perdite economiche causate dal ciclone, mentre India
e Pakistan si aggiungono ai governi che stanno inviando aiuti. Molti isolotti di
fronte alla devastata costa meridionale non hanno ancora acqua pulita a
disposizione, riferisce il quotidiano locale "The Daily Star". Si
tratta di aree nei distretti di Patuakhakli, Golachipa e Baufal. Qui si parla di
"grave" crisi, con numerosi casi di dissenteria.
Fonti governative hanno spiegato che alcuni carichi di aiuti non sono stati
consegnati, perché le autorità non hanno ancora in mano una mappa precisa dei
luoghi più colpiti.
I soccorritori intanto sono al lavoro 24 ore su 24 cercando di raggiungere le
zone ancora isolate. Dacca ha dispiegato l’esercito, mentre Pakistan e India
stanno contribuendo con l’invio via mare e via aerea di materiale per la prima
emergenza: medicinali, cibo e attrezzature per allestire un ospedale da campo.
La "World Bank" ha promesso 250 milioni di dollari.
Subito in campo tra le varie realtà locali anche la rete della
"Caritas", che ha già raggiunto 23.500 famiglie con aiuti alimentari;
presto arriveranno pure altri generi di soccorso, come tende, coperte e utensili
da cucina. A fianco della "Caritas" lavorano anche i missionari del "Pontificio
istituto missioni estere" ("Pime")
che per il disastro hanno lanciato una
"campagna donazioni".
Nonostante il ciclone abbia colpito solo il sud del Paese, l’economia
nazionale ha subito un forte colpo e gli esperti suggeriscono al governo "ad
interim" di rivedere entro dicembre il "budget" studiato per il 2008 in modo da
trovare più fondi per affrontare il disastro. Mezzo milione di case sono state
abbattute, il 95 per cento dei campi di riso distrutti e oltre 8mila istituti
scolastici sono da ricostruire completamente; centinaia di chilometri di strade
sono state danneggiate. Fonti dal Ministero delle Finanze parlano di «perdite
economiche immense», rese ancora più gravi se sommate ai danni portati dalle
ultime inondazioni di luglio e agosto e all’aumento del costo del petrolio sui
mercati internazionali. Una grande sfida per il Ministro delle Finanze, Mirza
Azizul Islam che per il nuovo anno aveva progettato un "budget" con
ambiziosi obiettivi: una crescita del 7 per cento del "Pil" e
mantenere sotto il 7 per cento l’inflazione.
È imminente, infine, la partenza dall’Italia di due aerei carichi di generi
di prima necessità, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. I
due "cargo" – allestiti dalla "Farnesina" – partiranno
con generatori elettrici, tende, purificatori d’acqua, cisterne e taniche per
l’acqua potabile, teli di plastica, batterie da cucina, coperte e medicinali.