Esce anche in Italia la prima parte dell’epistolario
della francese,
che fu per 30 anni silenziosa «missionaria nelle periferie»,
attraverso una presenza cristiana
lontana sia dal proselitismo sia dalla «fuga dal mondo».
Enzo Bianchi
("Avvenire", 18/5/’07)
Anche nel vissuto ecclesiale, come in quello delle società, ci sono stagioni
che mutano, tempi propizi e momenti più travagliati. E nella Chiesa, come nella
società, ci sono persone che sanno anticipare le svolte e precorrere i tempi,
magari pagando lo scotto del loro discernimento anticipato e della fedeltà a
un'intuizione, come ci sono quelle che invece fiutano il vento che tira e si
affrettano a correggere la rotta secondo convenienza.
Madeleine Delbrêl è una di queste figure precorritrici, capace in tutta
semplicità di gesti e parole profetiche, salda nell'umile consapevolezza di non
cercare altro che la volontà di Dio nell'oggi della storia. Figura conosciuta
solo da una ristretta cerchia di persone al momento della sua morte nel 1964, la
pubblicazione di tre libri postumi tra il 1966 e il 1973 ha segnato un
progressivo dilatarsi di interesse nei suoi confronti, fino a raggiungere anche
gli ambienti della Chiesa italiana in quegli anni dell'immediato
"post-Concilio".
Una ventina d'anni fa il vescovo Créteil decide l'apertura del processo di
beatificazione di Madeleine Delbrêl che condurrà a proclamarla «serva di
Dio» nel 1996. E oggi vede finalmente la luce anche in italiano la
pubblicazione dei primi volumi delle "Opere complete" di questa
testimone di Cristo in mezzo ai suoi fratelli e sorelle in umanità.
Nata in Dordogna il 24 ottobre 1904, dopo un'infanzia itinerante al seguito del
padre ferroviere - un'infanzia contrassegnata da un'educazione cattolica di
"routine", ma anche dagli influssi delle frequentazioni paterne con «liberi
pensatori» - a soli 17 anni Madeleine avrà come una "folgorazione" che
apparentemente avrebbe dovuto segnare un punto di arrivo, ma che in realtà si
rivelerà come una sorta di "point of no return", uno «zoccolo
duro» a partire dal quale si dischiuderà un universo di ricerca e di lotta, di
mistica e di politica, di umanità e di cristianesimo, di dialogo e di lavoro
quotidiano: «Dio è morto, viva la morte! Poiché questo è vero, bisogna
avere l'onestà di non vivere più come se egli vivesse. La questione è chiusa
nei suo confronti: ora bisogna chiuderla nei nostri». La questione per
Madeleine non si chiuderà mai, anzi procederà di apertura in apertura, verso
orizzonti di fede sempre più ampi e profondi. Non a caso, quarant'anni dopo -
quasi a commento di quella sua esclamazione giovanile - scriverà: «Vivere
introduce la morte/ la morte introduce l'amore». Sì, un amore più forte della
morte, un amore vissuto nel quotidiano, nella compagnia degli uomini, sarà il
segno che contraddistinguerà l'esistenza di questa donna di fede.
Ma alla fede Madeleine giungerà in modo imprevedibile: nella sua sete di andare
verso gli altri, nella sua ricerca di comunione, incontra, scopre l'Altro.
Arriverà a dire «Dio è qualcuno...» e a mettersi a pregare prima ancora di
iniziare a credere. Così, con questa sete di vicinanza nell'alterità,
Madeleine arriverà nel 1933 a Ivry, negli ambienti atei e comunisti della
periferia parigina: «Senza segreti, né nulla da nascondere». Da due decenni
Nietzsche aveva formulato l'affermazione che aveva affascinato anche la giovane
Madeleine: «Dio è morto», ed effettivamente Dio era morto per molti uomini e
donne di quelle generazioni. Sono gli anni della "scristianizzazione" della
Francia e Madeleine si viene a trovare in questa "transumanza" dalla fede
all'incredulità, al rifiuto di Dio. In quel clima e in quel luogo trascorrerà
oltre trent'anni, senza altro desiderio che quello di farsi prossimo di quanti
le stanno intorno, in un'incondizionata disponibilità alla volontà di Dio.
In un contesto simile appare evidente che i modelli di santità riconosciuti -
il martirio, il monachesimo, la diaconia - risultano "afoni" di fronte alla
«gente della strada», la gente che conduce una vita quotidiana umile, oscura,
anonima. L'uomo di oggi crede più ai testimoni che ai maestri, si fida più
dell'esperienza che della dottrina, più del vissuto che delle teorie. Madeleine
intuisce tutto questo e pone, in tutta semplicità, senza troppe "teorizzazioni",
un nuovo modo di annuncio del Vangelo, basato su una dimensione «domestica»,
testimoniale della fede: una forma di presenza cristiana fraterna,
"seminale",
lontana da ogni sforzo di aggregazione come da ogni tentazione di isolamento.
Né «fuga dal mondo» né costruzione di strutture che si pretendono cristiane,
visibilmente imponenti nel contesto della vita sociale.
Letteralmente «plasmata dal Vangelo», - il Vangelo non è un libro come gli
altri, non è parola d'uomo tra parole di uomini, è la Parola, il Verbo di Dio
fatto vita umana, contemplata, raccontata - intrisa di quella parola di vita con
la quale ha un rapporto continuo, costante, ostinato, Madeleine saprà narrarla
a ogni essere umano con autenticità e semplicità. Giorno per giorno, assieme
alle poche compagne che ne condividono lotte e speranze, Madeleine farà
riaffiorare le esigenze radicali del Vangelo, liberandole da schematismi e
pesantezze. Affascinata da Dio, saprà trasformare questa sua luce interiore in
un fuoco ardente di passione per combattere contro la miseria e l'ingiustizia:
la sua fede cristiana si rinsalderà nel contatto con l'ateismo, la sua
conversione incessante diventerà appello all'universale compassione.
Anche i suoi scritti sono una testimonianza della sua vita. Tutti i volumi
pubblicati, e non solo questa "opera omnia", sono postumi,
frutto del paziente e fraterno lavoro di alcuni amici. Madeleine si era sempre
limitata a stendere rapidi appunti, schemi di conferenze, riflessioni ad alta
voce, note di diario, ma l'unità interiore e profonda di questi scritti così
veri è impressionante, forse proprio perché non trattano di idee astratte ma
di una Presenza, di una Persona che guida l'agire e il pensare, il cuore e la
mano di Madeleine.
La costante ricerca di questa Presenza è stato il filo conduttore della sua
esistenza, una ricerca che per sfociare in Dio ha attraversato le feconde terre
della compagnia degli uomini e dell'interiorità - «Se vuoi trovare Dio sappi
che è dappertutto, ma sappi anche che non è solo... Se vai in capo al mondo,
trovi le orme di Dio; se vai nel profondo di te stesso, troverai Dio in
persona» - fino alla domanda che solo nell'incontro faccia a faccia troverà
risposta: «Mio Dio, se tu sei dappertutto, come mai io sono così spesso
altrove?».