OLIVIER CLÉMENT

RITAGLI    Un "visionario" per gli uomini del "sottosuolo"    DOCUMENTI

OLIVIER CLÉMENT (1921-2009).

ENZO BIANCHI
("Avvenire", 17/1/’09)

«Il "Patriarca" Athenagoras mi ha insegnato a non aver paura, né dell’altro né della morte. Del resto, perché aver paura? Gesù Cristo è qui, accanto a noi, e ci attende nel giorno della "Risurrezione"!».
Mi è caro ricordare
Olivier Clément con le parole che in questi ultimi tempi amava ripetere con sempre maggior convinzione, quando io o i miei "fratelli" andavamo a trovarlo nella sua casa parigina, amorevolmente custodita dalla moglie Monique: da quelle stanze e dai loro volti traspariva un profondo senso di "pace" che si diffondeva assieme al chiarore della lampada a olio posta davanti all’"icona" nell’angolo di preghiera. Ancora un mese fa, a un mio "fratello" che gli recava di persona i nostri auguri per le imminenti festività dell’"Incarnazione", ripeteva l’essenziale di tutta la sua vita e del suo insegnamento: «Vorrei narrare fino all’ultimo il mio amore per gli uomini, segno dell’amore che Cristo ha per loro, e attendo di essere accolto nello spazio d’amore della "Trinità"». È passato dalla morte alla "Vita" in questo tempo dell’"anno liturgico" in cui la memoria del Dio fatto uomo sfocia nell’ardente "preghiera" perché i cristiani ritrovino quell’"unità" visibile che li rende testimoni credibili dell’"unico" Signore Gesù: come non scorgervi un "sigillo" posto a un’esistenza che tanto ha anelato a essere "segno" delle energie del "Risorto"?
L’amicizia che mi legava a Clément risale alla fine degli "Anni Sessanta", quando feci tradurre in italiano i suoi «Dialoghi con Athenagoras»: avendo avuto il privilegio di conoscere personalmente il "Patriarca" di Costantinopoli, ero rimasto colpito dell’intelligenza spirituale con cui Clément aveva saputo trasmetterne il pensiero e il "carisma".
Quest’uomo, nato e cresciuto in un ambiente "ateo", aveva davvero trovato nei "tesori" della Chiesa antica trasmessi dall’
"ortodossia" una luce interiore ancor più intensa di quella dei "meriggi" del suo amato Midi. Era una luce, quella della "Risurrezione", che Clément sapeva cogliere e tradurre in speranza anche nelle situazioni più difficili, anche per le persone che giacevano nelle "tenebre", protagonisti di «memorie dal "sottosuolo"» chiamate a diventare testimonianze della grandezza e della dignità di ogni essere umano.
Avendolo avuto come amico e "relatore" ai "Convegni" ortodossi organizzati al
"Monastero di Bose", avendo pubblicato diverse sue opere, devo confessare di aver sempre colto in lui un autentico «visionario», per usare il termine da lui applicato agli "uomini spirituali": un uomo, cioè, capace di guardare e vedere "oltre", di affinare il proprio sguardo uniformandolo a quello di Cristo, di contemplare la realtà quotidiana e gli altri inseriti nel meraviglioso "disegno di amore" di Dio. Ci mancheranno la sua passione per l’"unità dei cristiani", la sua "perspicacia" teologica, il suo desiderio di "dialogo", la sua compassione per l’uomo sofferente. Anzi, non ci mancheranno, perché sono "semi" della "Parola" che egli ha saputo gettare con audacia, coltivare con cura e irrigare con sapienza: sono "semi" che il Signore stesso farà crescere, al di là della morte.

LIBRI DI OLIVIER CLÉMENT :

IL POTERE CROCIFISSO

IL PADRE NOSTRO