"GIORNATA MONDIALE DELLA PACE"

RITAGLI     Costruire la pace, un "cantiere aperto"     DOCUMENTI

La "Giornata Mondiale della Pace" ci ricorda che il genere umano
deve "riallinearsi" sui valori dell’amore e della solidarietà.

Rigobert Minani Bihuzo*
("Mondo e Missione", Gennaio 2009)

La catastrofica situazione delle regioni orientali della "Repubblica Democratica del Congo", una volta di più messe "a ferro e fuoco" a causa di interessi economici spesso esterni al Paese, mostra nella sua drammatica evidenza come la mancanza di pace si ripercuota innanzitutto sulla popolazione "inerme", sui civili indifesi, su donne e bambini che subiscono le peggiori conseguenze di violenze inaudite. Quasi due milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case e cercano di sopravvivere in condizioni "disumane". È di questa gravissima "catastrofe umanitaria" che si è fatto interprete anche Benedetto XVI, che l’ha evocata più volte durante l’"Angelus".
Ma la "crisi congolese" ci induce a riflettere più in generale sulle cause che fanno sì che nel mondo, ancora oggi, nel XXI secolo, sia così difficile mantenere quel bene prezioso e "inalienabile" che è la pace. Alla luce dell’esperienza dell’
Africa Centrale, è evidente che molti "conflitti" sono spesso conseguenza dell’ingiustizia, della cattiva "governance" mondiale e locale, del controllo delle risorse... Le tensioni legate ai "nazionalismi", "identitarie" o "tribali", ne sono, spesso, effetti perversi.
Un esempio lampante è l’attuale "crisi finanziaria mondiale". Ne soffrono i Paesi ricchi, ma essa ha - anche e soprattutto - conseguenze pesantissime su quelli poveri. L’ulteriore impoverimento di questi Paesi potrà facilmente favorire altri "conflitti". Ma questo non è che il risultato di un approfondimento delle "disuguaglianze" tra i popoli, alimentato dalla corsa sfrenata all’accumulo di ricchezze, alla perdita di una "bussola" dell’economia mondiale e alla mancanza di istituzioni regolatrici credibili.
Vediamo ogni giorno che il mancato rispetto della legge e del diritto degenerano in terribili "spirali" di violenze, che annientano la dignità della persona. È dunque urgente che si costruiscano meccanismi razionali e coerenti di "governance", capaci di far fronte alle molte forze di disordine e di "conflitto" presenti nel mondo.
Ogni volta che si celebra la
"Giornata Mondiale della Pace" è preciso dovere della Chiesa ricordare quanto detto con molta chiarezza e forza nella "Pacem in Terris". Ovvero che la pace tra le nazioni è fondata su «verità, giustizia, carità e libertà»: principi fondamentali di cui tutti i popoli dovrebbero godere. Quell’Enciclica - che risale al 1963, ma che per molti versi potrebbe essere scritta oggi - deve ispirare la Chiesa nel chiedere che venga promossa la pace nel mondo in tutte le sue forme. Non solo come assenza di guerra, ma come possibilità per tutti di avere garantita una vita degna di essere vissuta. È questo l’"appello" che la Chiesa deve rivolgere innanzitutto alle persone e alle istituzioni che hanno la responsabilità di promuovere la pace.
La Chiesa deve, inoltre, ricordare che la pace è in pericolo anche ogni volta che un bambino muore di fame, che un popolo perde la speranza nel futuro, che l’economia mondiale favorisce l’ingiustizia… La pace sarà difficile da conquistare se il genere umano non si "riallinea" sui valori dell’amore e della solidarietà.
Per questo la "Giornata Mondiale della Pace" è anche un’occasione per ricordare a tutti noi che quello della pace è un "cantiere" appena aperto.

* Gesuita, "Centro Studi per l’Azione Sociale", Kinshasa (Congo)