DA LONDRA

RITAGLI    «I "laicisti"? Sono "orologiai" ciechi    DOCUMENTI
di un "relativismo" disumano»

«Dio non è un vecchio "saggio" lontano nel Cielo,
ma la vera "fonte" della vita.
In tale luce il "credo" non è "arido" rituale, bensì la "guida"».

TONY BLAIR
("Avvenire", 4/4/’08)

Leggendo il libro di Dawkins "La delusione di Dio", vengo colpito da quanto il laico "militante" e l’estremista religioso hanno bisogno l’uno dell’altro. "La delusione di Dio" è una polemica brillante ma completamente costruita, così come il più ragionevole "Orologiaio" cieco, sulla convinzione che chi crede in Dio lo ritiene un mezzo di esclusione, un pezzo irrazionale e spaventoso di "superstizione" che giustifica l’ingiustificabile. A dire la verità, persone con questo punto di vista rispettano qualcosa di quello che viene fatto nel nome della fede, ma pensano che potrebbe essere fatto meglio in nome dell’umanità senza l’ingombro della fede. Sono d’accordo che non devi essere religioso per essere buono – è vero – , ma non si può separare la religione dall’idea di fare del bene, una verità del tutto diversa dalla prima. E allora perché nonostante tutto la fede persiste, perché non è scomparsa con l’arrivo della scienza moderna e della tecnologia; perché, nonostante tutti gli aspetti della religione organizzata e disorganizzata che allontanano la gente, la religione continua ad essere il centro della vita di milioni di persone? Perché continua a ispirare opere di "supremo" sacrificio personale? Perché nel suo nucleo essenziale la fede rappresenta un profondo desiderio dello spirito umano. La fede risponde al desiderio umano più fondamentale, irresistibile, "irreprimibile" di fare del bene, di migliorarsi, di pensare e agire oltre i limiti degli egoismi umani. Ancor più di questo, essa è radicata nella convinzione che l’impulso a fare del bene consiste nel mettersi da parte, nella consapevolezza di qualcosa di più importante di noi stessi. Così l’altro non viene rifiutato o ancor peggio escluso, ma "abbracciato" come più importante di me o di te. E chi crede è convinto che questo è il nostro scopo nella vita. Per chi pensa così, Dio non è un vecchio "saggio" lontano nel Cielo, ma la vera "fonte" della vita. Dio è amore "disinteressato", caritatevole e un "dispensatore" infinito di Grazia. La religione organizzata, vista in questa luce, non è un "arido" rituale ma una collettiva dimostrazione di fede, un riunirsi di persone che credono nel potere dell’amore e della compassione di Dio, che sono convinte che essi siano diretti verso tutti e nel riunirsi simboleggiano questa "comunione" con Dio e con gli altri esseri umani. In questo modo la fede "guida" la nostra vita, consapevole delle nostre debolezze e concedendoci forza. La fede "corregge", in modo necessario e vitale, la tendenza dell’umanità al "relativismo".
Dice che ci sono "assoluti" – come l’inalienabile valore e dignità di ogni essere umano – che non possono mai essere "sacrificati". Dà vera "fibra morale". Sbagliamo, pecchiamo ma almeno lo sappiamo e sentiamo la "spinta" a fare meglio e il bisogno di cercare il perdono di Dio. La fede è un credere "vivo", non fermo in un’epoca nella storia, ma che si muove col tempo, con la ragione, migliorata dalle scoperte scientifiche e tecnologiche, non in "antitesi" ad esse, e dirige tali scoperte verso fini umani.