Volgarità smentita dai fatti
La strategia del Papa e
quella dei credenti
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Dino
Boffo
("Avvenire", 21/7/’06)
"Un popolo solo, un
Papa solo": era il titolo di un articolo letto ieri, buttato là, come se
dicesse cose serie, mentre suonava solamente sgradevole nella sua involontaria
ironia. Avrebbe voluto suggerire l’idea di un Papa sprovveduto, che se ne sta
in montagna, senza idee e senza strumenti, davanti all’infuriare di una
rischiosa guerra in Medio Oriente. Ma non si era ancora asciugato l’inchiostro
della penna acre, che le agenzie battevano l’invito accorato di Benedetto
XVI alla sua
Chiesa, al mondo intero, per un atto generoso, corale, volto appunto a fermare
le ostilità. "Il Santo Padre segue con grande preoccupazione le sorti di
tutte le popolazioni interessate...": così iniziava il testo della
comunicazione vaticana. E non poteva essere diversamente: il Papa vigile sulla
tolda della nave, vigile naturalmente a modo suo, con le sue risorse, le sue
iniziative, note e non note, con l’aiuto dei suoi collaboratori vecchi e
nuovi. Chi manca alzi la mano.
Il Papa prega, e con dolore e dolcezza invita a pregare: tutti insieme, domenica
23 luglio, in un gesto sommamente impegnativo, proprio come aveva già fatto in
precedenti drammatiche congiunture Giovanni Paolo II. Il Papa per chiamata è
solo davanti a Dio, ma anche - realistico paradosso - sempre è in compagnia del
suo popolo, senza lasciar solo nessuno. Soprattutto chi patisce e muore. Ecco l’arma
totale dei cristiani e del Papa, e - ad un tempo - la loro più illuminata
strategia: la moltitudine delle voci in preghiera. Ognuna fusa alle altre,
ognuna unita alla sua: con l’impazienza dei figli che ricorrono al Padre.
Troppo poco? È il massimo.