Tornano i volti

RITAGLI    Per aiutare il Paese a svecchiarsi    DOCUMENTI

Dino Boffo
("Avvenire", 15/10/’06)

Tutti a Verona, e Verona per tutti. L'appuntamento nella città scaligera - da domani a venerdì - l'abbiamo atteso e preparato per lungo tempo. E anche se i grandi giornali fino a ieri non si erano ancora degnati di lanciarvi uno sguardo, questo appuntamento è nostro, ed è ad un tempo di tutti.
È dei cattolici italiani che si domanderanno - senza finzioni, senza retorica - come riuscire ad essere testimoni credibili di Cristo e della sua speranza nella società di oggi. Non in mezzo a un'umanità astratta, dai contorni vaghi e indistinti. Ma "questo" mondo falsamente globalizzato, "questa" società invecchiata e fragile, "questi" cittadini per lo più scontenti e smarriti. Se i 2.700 delegati di tutta Italia sono volti identificabili e distinti, non una truppa ossequiosa priva di personalità, anche l'umanità a cui pensiamo è fatta di tanti volti a loro volta unici e distinti. Come dire, niente analisi distanti e generiche, ma prossimità fatta di simpatia e coinvolgimento. Per questo l'appuntamento è di tutti.
Tutti gli italiani saranno - a Verona - pensati, evocati, amati. E se una cosa di loro preoccupa fin d'ora, è proprio il cinismo che ha spezzato la speranza, l'apatia che l'ha spenta, l'immobilismo che l'ha resa vana. Per questo lavoreremo, appostati sulle intelaiature dalle quali un giorno non lontano spunterà un Paese nuovo: la speranza è l'«ambiente» giusto per dare prospettiva operosa al futuro. Per interrompere la spirale dell'ignavia e riprendere il coraggio di cambiare, di svecchiarsi. Il Paese ne ha bisogno come dell'aria che respira.
Verona dimostrerà che la base ecclesiale, attraverso i delegati espressi dalle diocesi e dalle aggregazioni, è capace di pensiero creativo, di giudizio critico, di idee originali. Altro che laicato spento, incapace di parlare. Certo, è un laicato diverso rispetto a vent'anni fa, forgiato in un crogiuolo culturale inedito. Ma gli anni passano, e i figli crescono: anche nella Chiesa. Guai a fissarli con gli occhi di ieri, a costringerli dentro schemi superati. Il problema sarà allora farsene accorgere. I mass media, così attenti ad annotare e amplificare i minimi sospiri dei vip, a fare gossip anche in ambienti per natura alieni, a saccheggiare i vissuti per regolare i loro conti e nascondere la loro pigrizia, sapranno registrare stavolta il potente respiro di un popolo nuovo?
Il popolo di Verona pregherà, ascolterà e parlerà con il coraggio delle proprie idee, anche se non sono collimanti con il pensiero comune. Ha ragione il Papa a raccomandare di sottrarci alla dittatura del conformismo, delle evocazioni populiste, del pettegolezzo sublimato in costruzioni mistiche. Di questa libertà il convegno sarà felice palestra. Il cardinale Ruini ha già chiesto un'espressività libera e fraterna. Il popolo di Verona è invitato a pensare come Chiesa. Se è vero che ognuno appartiene a una parrocchia, una diocesi, un'associazione, un movimento… tuttavia, per cinque giorni, dovrà pensare anzitutto non al proprio "particulare", ma come Chiesa per l'Italia intera.
Verona sarà - usiamo l'immagine di un protagonista indimenticato del primo convegno ecclesiale, il cardinale Poma - un'occasione d'oro in cui il Signore passa ("transitus Domini") nella vita della sua Chiesa, e la invita - come con Lazzaro - ad alzarsi, ad uscire ed estroflettersi, a riprendere forza per corrispondere alla sua missione. Per questo sarà un appuntamento, nonostante tutto, di gioia soffusa, di pensosa allegrezza, di impegnata speranza.
A taluno sembrerà una provocazione, ma osiamo dirlo lo stesso: la Chiesa è una risorsa, forse la più importante risorsa ideale di cui il Paese dispone. Per questo siamo tutti a Verona. Una Verona che è per tutti.