L'incontro estivo più importante

RITAGLI    I pazzi di Dio con tappa in quel di Loreto    DOCUMENTI

Dino Boffo
("Avvenire", 7/7/’07)

Nell'ultimo viaggio fatto in una diocesi d'Italia, Trani, mi sono imbattuto nel patrono di quella Chiesa e della sua splendida cattedrale: san Nicola Pellegrino, un giovane vissuto nell'XI secolo e morto all'età di soli 18 anni. Proveniente dalla greca Stiro, arrivò nelle terre di Puglia facendosi conoscere come banditore della misericordia divina. Tale era la sua passione che veniva additato come il "pazzo di Dio". Le notizie che di lui si hanno lo rendono una figura straordinariamente vicina alla nostra sensibilità. Tanto da apparire come un campione di quel popolo cresciuto con le "Giornate mondiali della gioventù". Pazzo di Dio, Nicola lo era per la decisione presto assunta di mettersi alla sequela di Gesù con la libertà che i giovani pretendono rispetto all'ambiente circostante. "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso… Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà" (Lc 9, 23-24). Non a caso è questo il versetto evangelico che sagoma la sua testimonianza. La quale, per una singolare associazione di idee, vediamo riproporsi per questi prossimi mesi come una compagnia preziosa per i giovani che si mettono in strada alla volta di Loreto, nelle Marche, per il grande incontro in programma con papa Benedetto.
Oggi come ad "EurHope 1995", quando attorno a
Giovanni Paolo II si riunirono i giovani di tutta Europa, collegati in eurovisione con i coetanei del continente, dalla Francia alla Lituania, dall'Irlanda alla Serbia. Erano gli anni in cui si affermava prepotentemente il "movimento wojtyliano" dei giovani, circa il quale le cose che oggi si dicono sono tante, ma alcune acquisizioni sono indubitabili. È grazie all'esperienza delle Gmg infatti che si superò ad esempio quella certa qual "allergia" che la generazione precedente (il ’68 ricorda nulla?) nutriva verso la figura tipica della Chiesa cattolica. La dimensione locale era - pur a fatica - accettata, ma il Papa che c'entra? In che senso ha a che fare con la nostra fede? E questa non è forse più libera ed efficace senza sovrastrutture "paludate" e superflue?
Nessuno può negare oggi questi e altri antichi dilemmi, che senza tante "teorizzazioni" le Gmg hanno aiutato a "bypassare" sul piano dell'esperienza, per i giovani decisiva. Il Papa è il primo dei credenti e la sua presenza è necessaria, anzi «interna» alla fede di ciascuno. Non solo. I giovani hanno capito che tra loro e il successore di Pietro c'è un asse congeniale a servizio del "ben-essere" del mondo, e dunque per il futuro dell'umanità. Iscrivendo con ciò nella psicologia giovanile che la fede o è anche pubblica o non è. Gli intimismi potevano affascinare in altre stagioni, in questa sono prevalsi invece il valore del pellegrinaggio, la forza dell'incontro, la gioia della "compromissione" reciproca. Che certo ha bisogno di essere alimentata e sostenuta nell'esperienza quotidiana della vita e della fede. Ma questo è un altro ordine di problemi.
Sarà bene allora non perdere di vista queste conquiste, in vista dell'appuntamento dei primi due giorni di settembre. Sarà bene ricordare che non si tratta di un evento episodico, ma come le Gmg anche Loreto si inserisce in un cammino più ampio, chiamato l'
"Agorà dei giovani italiani". Tragitto che potrà perfezionarsi alla luce dell'esperienza, ma che intanto va dalle diocesi assunto e promosso in vista della tappa lauretana e in funzione di un progetto sempre più coinvolgente perché effettivamente realistico. E allora bisognerà pur dire che una delle intuizioni del Papa, che i giovani hanno dimostrato di apprezzare, è appunto l'idea di un "progetto". Nessuno oggi propone ai giovani qualcosa di articolato, che miri in alto, riguardi non solo il presente ma anche il futuro, parlando al cuore, all'anima e alla mente nello stesso tempo. Oggi invece chi di solito si rivolge ai giovani cerca di vender loro qualcosa, di "omogeneizzarli" nei riti di qualche moda inevitabilmente passeggera.
Le Gmg, e l'appuntamento di Loreto, parlano un linguaggio del tutto diverso: non l'alfabeto del consumo, ma della libertà e della responsabilità. Prendono i giovani sul serio. Parlano di una fede che è sfida quanto meno triplice: la sfida lanciata da Dio ai giovani, la sfida che i giovani lanciano a se stessi, la sfida che i giovani lanciano ai coetanei e al mondo intero.
Quando tornano nelle loro diocesi e parrocchie da esperienze come queste, i giovani solitamente sprizzano energia da tutti i pori. Sono una risorsa enorme che sarebbe colpevole lasciar esaurire; hanno dentro un "fuoco" che nessun educatore può permettersi di lasciar spegnere.
Tutti quanti "pazzi di Dio"? Un poco sì. Di quella sana follia che fa scegliere di stare al mondo con un senso e una direzione.