MISSIONE: DALLA GUINEA...

RITAGLI     TESTIMONI QUI E LÀ     MDI - GUINEA BISSAU

Testimonianza: parola chiave nell'animazione missionaria delle comunità cristiane.
Diciamo che i missionari sono testimoni di speranza, di pace, di comunione...
Ma cosa significa essere testimoni?

Dalla Guinea: momento di formazione sulla salute dei bambini in un "bairro" (rione) di Mansoa.

Sr. Alessandra Bonfanti
("Missionarie dell’Immacolata", Gennaio 2008)

Tredici anni in Guinea Bissau e poi un tempo in Italia impegnata nell'animazione missionaria: parrocchie, gruppi, scuole, associazioni, ambienti di impegno sociale...

Metto insieme le due esperienze e cerco di rispondere alla domanda: cosa comporta l'essere testimoni?

LA TESTIMONIANZA È DARE PROVA di ciò in cui si crede e di ciò che si dice. Le ragioni della nostra fede devono essere accompagnate dalla credibilità. Gesù non ha scritto nulla... ma tutta la sua vita è stata un testimoniare l'amore di Dio Padre, con il perdono, con la guarigione, con la liberazione e la salvezza data all'uomo. La nostra testimonianza è memoria di Gesù: essere, sentire, fare come lui, nella Chiesa e nel mondo.

In Guinea Bissau, in mezzo a una società non cristiana, legata a usi e costumi molto forti della tradizione, i giovani che vogliono seguire Gesù Cristo trovano mille difficoltà. Se appartengono a una famiglia non cristiana, devono trovare il coraggio di dire no a certe tradizioni estremamente radicate, ma non evangeliche. Eppure ce ne sono che hanno questo coraggio e accettano varie privazioni e sofferenze pur di essere fedeli a ciò in cui credono.

L'esperienza di Paulo. Era un ragazzo di un villaggio dove nessuno era cristiano, ma conoscendo i missionari a poco a poco ha fatto la sua scelta e questa scelta gli è costata cara, fino all'allontanamento forzato dal villaggio. Pur nella sofferenza, ha sempre continuato a rispettare "i grandi", con la speranza che un giorno le cose potessero cambiare. È diventato cristiano, catechista, ha accettato la circoncisione della sua etnia, per mostrare che ad essere cristiani non si perde la propria identità culturale. Sono passati anni. Ora è il villaggio che corre da lui per ricevere consigli, lo chiamano per risolvere problemi e i "grandi" permettono che altri inizino il "catecumenato".

L'esperienza di Seidu. All'inizio, quanto ha sofferto Seidu nella sua famiglia, nel suo villaggio! Gli volevano dare la seconda moglie ed è stato capace di resistere alle pressioni. In risposta all'obiezione: "Ma chi ti aiuterà nel lavoro se non hai diverse mogli?", ha dimostrato un modo nuovo di vivere la vita di famiglia cristiana, con l'aiuto reciproco e la condivisione delle responsabilità, senza vergogna di aiutare la moglie a prendere l'acqua al pozzo, o portare i bambini in ospedale se ammalati. È stato capace, contro diverse usanze, di tenere i figli in famiglia, perché potessero crescere con i genitori, e quando le nonne hanno preso la ragazzina per essere sottoposta all'"infibulazione", ha avuto il coraggio di andare a riprendersela, spiegandone le ragioni, unito alla moglie che ancor più doveva soffrire a causa delle donne anziane, per il fatto di vivere da cristiana.

LA TESTIMONIANZA È LASCIARSI COINVOLGERE PERSONALMENTE...

La testimonianza avviene nell'incontro con le persone. Passa attraverso la relazione e il contatto umano, con un'attenzione preferenziale ai poveri. È opera dello Spirito, che suscita l'incontro e crea le condizioni dell'apertura al dono.

Questo significa farsi prendere dalle situazioni. La testimonianza ci mette in gioco, ci chiama ad esporci, a pagare di persona.

Penso ancora alla Guinea Bissau. Testimoniare è parlare alla persona, alla sua umanità spesso svilita, tradita, e annunciare proprio lì che il Cristo è salvezza. Ogni persona, uomo o donna, vale per quello che è davanti a Dio, per quello che potrebbe essere se la sua umanità fosse libera di crescere.

In missione la mia esperienza di lavoro con le donne è stata forte per la mia crescita umana e spirituale. Ho lavorato accanto a donne cristiane e non. In Africa la donna è spesso ancora lasciata sola col peso della famiglia, esclusa dalla possibilità di prendere decisioni, tenuta legata a usi tradizionali anche molto pesanti contro i diritti umani, dal diritto all'istruzione che è calpestato, al matrimonio precoce o forzato, alla pratica dell'"infibulazione"... Testimoniare la Verità e la liberazione parte dallo stare con loro. Diventa aiutarle a scoprire il valore della vita e della dignità in quanto persona, e non per il numero dei figli, il colore della pelle, la capacità di lavoro...

Il nostro modo di trattare il prossimo è un canale privilegiato per dire che noi crediamo che Dio si è incarnato e che ogni persona è immagine di Lui. Si tratta di "svelare" le ricchezze di una vita autenticamente umana, così come Dio l'ha pensata e resa visibile in Gesù

... MA LA TESTIMONIANZA NON È UN FATTO PERSONALE. Oggi il missionario non può più annunciare Cristo da solo, come agli inizi; c'è una comunità che, se pur piccola, è cresciuta e può esprimere la novità del Vangelo con linguaggi e simboli più comprensibili. I nostri cristiani, se ben accompagnati, proporranno modelli di vita e soluzioni alle difficoltà più efficaci di quelle che possiamo trovare noi che siamo fuori dalla loro cultura.

In Guinea Bissau, la Parola di Dio a volte viene annunciata non dal missionario, ma dalla testimonianza dei villaggi stessi.

Lo stile di vita generato dalla fede cristiana attira e suscita domande. Quando un villaggio inizia il cammino cristiano, allora la vita comincia a cambiare, e gli altri vedono come ci si aiuta, come la vita di famiglia è diversa, come si vive il perdono invece della vendetta, come ci si unisce per rispondere a esigenze comuni, per esempio costruire una scuola, o una farmacia.

Dalla testimonianza di un villaggio, ecco che altri villaggi chiedono di fare lo stesso cammino.

LA TESTIMONIANZA NON SI PUÒ PREVEDERE, MA NON SI IMPROVVISA.

La testimonianza cristiana è risposta. Come la "parabola del Samaritano" insegna, la testimonianza nasce come risposta di fronte a un evento imprevisto.

Nella mia esperienza, l'ho vissuto in particolare in missione durante il periodo della guerra in Guinea Bissau. Nessun missionario o missionaria si era preparato, pensando alla testimonianza da dare nel caso scoppiasse una guerra: siamo stati chiamati a testimoniare davanti a un evento improvviso.

Le situazioni di guerra, la gente che scappava senza meta, ammalati e feriti, bambini che morivano per una stupida febbre, l'ingiustizia, la menzogna, il non senso che è la guerra... Cosa testimoniare? Innanzitutto l'amore, la carità, l'unità con tutti senza distinzione, la fratellanza; e perché no, anche la paura, anche momenti di smarrimento e scoraggiamento, possono testimoniare la comune umanità bisognosa della croce che salva, della speranza nella vittoria della vita e della pace.

Testimoniare per me era mettere in pratica quello che avevo sempre desiderato: annunciare quel Gesù amato e cercato anche dentro eventi "disumani", testimoniare la carità che abbatte molte barriere, che è più grande delle differenze tra etnie e religioni. E quando ci chiedevano perché non siamo tornati alla nostra terra, questa era la risposta: "Perché il mio Dio ha scelto di stare con i più deboli, i più bisognosi, ha detto di condividere con i fratelli gioia e dolore".

Sono certa che in Guinea la Chiesa sta mettendo profonde radici, sta aiutando i guineani ad esprimere il volto africano di Cristo, è un segno di speranza e di vita tra tante sofferenze e privazioni.

LA TESTIMONIANZA È DAPPERTUTTO.

Ciascun battezzato ha il compito di proporre la propria fede senza paura. "Guai a me se non testimoniassi", dice Paolo. È un incarico che ci è stato dato, non qualcosa di facoltativo. E non si è testimoni solo in Guinea Bissau!

In questo momento trascorro la mia vita tra lavoro di ufficio e viaggi nelle varie missioni, per conoscere il lavoro missionario delle nostre sorelle, e attraverso di loro popoli e Chiese. Qual è ora, in Italia e in viaggio, la mia testimonianza?

Essere testimoni non significa che dobbiamo fare cose speciali, è la Parola che deve apparire e non noi... La vita può essere molto semplice, non occorrono grandi cose, ma deve essere consegnata alla Parola, perché sia libera di manifestarsi attraverso noi.

Non ricordiamo forse sempre che la "patrona" delle missioni, assieme a San Francesco Saverio, che ha attraversato gli Oceani ed è morto ai confini della misteriosa Cina, è Santa Teresa di Gesù Bambino, chiusa in un Monastero in Francia, e lì è morta a poco più di vent'anni?

È il mistero della Parola di Dio, che per essere testimoniata si può servire delle barche e si può servire delle mura.