CHIESA NEL MONDO

RITAGLI     LA VISITA IN CAMBOGIA, UN DONO SPECIALE!     COMUNITÀ MISSIONARIE LAICHE PIME

Sr. Alessandra, in visita alla "Comunità delle Missionarie Laiche" del "PIME",
scopre in Cambogia una fede viva.

Bimbo in Cambogia, un cuore in attesa... Sguardo profondo di un'anziana cambogiana!

Sr. Alessandra Bonfanti
("Missionarie dell’Immacolata", Febbraio 2009)

La Cambogia, piccolo Stato nel "Sud-Est Asiatico", si trova geograficamente inserita fra Vietnam, Laos e Thailandia. La convivenza fra questi Paesi non ha mai trovato un vero e proprio "assetto pacifico": guerre di nazione e conquista hanno da sempre colorito le relazioni fra questi "Paesi fratelli". Anche il "Ventesimo Secolo" ha visto guerre e rivolte sanguinose, in modo particolare contro il Vietnam. Non possiamo dimenticare il periodo del "regime" di Pol Pot, i "Khmer Rossi", una "dittatura" che porta ad un vero e proprio "genocidio": in 4 anni, dal 1975 al 1979, si contano almeno 2.500.000 morti. Anni di terrore e di estrema divisione sociale interna. Questo ha segnato ulteriormente una società già molto provata. Nel 1979 i vietnamiti hanno sconfitto i "Khmer Rossi" e occupato la Cambogia, dando inizio ad un "regime" di ben dieci anni. Fra movimenti politici interni e internazionali, si è poi arrivati alla Cambogia attuale. A livello sociale, il popolo cambogiano ha risentito di tutto questo, ma la gente che crede nella semplicità e bellezza della vita, ha il desiderio di non fermarsi e il coraggio di chiedersi il "perché" della sua storia.

Anche la Chiesa in Cambogia ha vissuto una storia piuttosto tormentata: i primissimi Missionari portoghesi arrivarono nel "Sedicesimo Secolo", ma i più incisivi come presenza furono i Missionari giapponesi, a loro volta "convertiti". Dopo la metà del "Diciassettesimo Secolo" arrivarono anche i "Gesuiti" e i Missionari del "MEP" ("Missioni Estere di Parigi"). Negli ultimi quattro secoli la Chiesa fu duramente perseguitata per tre volte, l'ultima nel 1975, quando i "Khmer Rossi" proibirono di professare liberamente la fede in Dio e permisero solo la devozione all'"Ongka" (la "grande madre").

Nonostante questo, si può dire che in Cambogia ci sono sempre stati dei cristiani: fino alla metà del "Ventesimo Secolo" la totalità dei vietnamiti presenti in Cambogia erano cattolici. I cristiani cambogiani sono da ammirare per la loro fortezza d'animo: infatti, essi vollero restare a tutti i costi anche sotto la "dittatura" dei "Khmer Rossi", magari ripetendo le preghiere a memoria per non dimenticarsele. Anche dopo il periodo di Pol Pot non è stato facile: fino al 1989 i cristiani sono stati perseguitati e, solo dopo la notte di Natale del 1990, è stato possibile celebrare la S. Messa "apertamente". Quel giorno la Chiesa dei cristiani rimasti si è organizzata intorno al "Mistero di Dio" ed ha iniziato una nuova vita. Giorno dopo giorno, tra le macerie della Cambogia del "post-guerra", anche la Chiesa ha cercato di ricostruirsi. E lo Spirito soffia mandando presenze missionarie di differenti nazionalità e "carismi", facendo rifiorire il desiderio della fede in molti che hanno cominciato il cammino del "catecumenato" da "zero", a volte con scelte coraggiose e molto sofferte.

Credo di aver ricevuto un dono speciale da Dio, che mi ha offerto la possibilità di visitare la missione della Cambogia dove lavorano Cristina, Stefania e Paola, della "Comunità Missionarie Laiche" del "PIME", presente in Cambogia dal 1996, e anche di conoscere il lavoro dei Missionari del "PIME".

La mia visita è stata di soli 15 giorni, non posso dire molto, ma vorrei raccontare qualche esperienza "forte" di vita. In quei giorni ho cercato di abitare quella terra, quelle persone negli incontri quotidiani che le "Missionarie Laiche" mi hanno organizzato. Non posso dimenticare tanti visi, nomi, Chan, Vichea, Chiva, Huon, Samboun, Sym, Dam, Sr. Marie Regine e Sr. Lina...

Situazioni difficili, come i villaggi dei vietnamiti sulle barche, tante famiglie povere e molta sofferenza, ma anche tanta gioia nell'accogliermi con canti, fiori, eccetera.

Nonostante la difficoltà della lingua, mi ero così immersa nella realtà che a volte mi sembrava di capire quel linguaggio, dove anche gli occhi parlavano...

"E COME POTREI, SE NESSUNO MI ISTRUISCE?"

Vi faccio conoscere la storia di "Min" (che in cambogiano significa "zia"), pensando all'icona dell'incontro tra l'Etiope e Filippo ("Atti degli Apostoli, 8"). È una donna cambogiana di 53 anni, madre di quattro figli, che vive a Kompong Chhnang, dove vivono e lavorano Cristina e Stefania nel progetto di "New Humanity".

L'ho conosciuta in casa delle "Missionarie Laiche" a Kompong Chhnang, durante la visita a quella "comunità". I primi sorrisi, due parole in inglese, "My name is Min...", ma col passare dei giorni sembrava di conoscerci sempre più.

Un giorno ha voluto che Stefania mi traducesse qualcosa di importante, che voleva trasmettermi della sua vita. "Lei ha conosciuto P. Mariano?". Era la prima domanda che mi rivolgevano quando sapevano che arrivavo dall'Italia, sempre seguita poi da un profondo sospiro...

Min è madre di quattro figli. Si era sposata con un cambogiano, ma durante il "regime" di Pol Pot è stato ucciso, quindi si è risposata con un vietnamita. Il marito era cristiano e lei ha sempre avuto il desiderio di diventare come lui, soprattutto dopo che, in condizioni di grande povertà, era stata aiutata da una donna cristiana, ma non trovava nessuno che la preparasse, che le spiegasse la vita di Gesù. Lo diceva con una gran sofferenza, e ripeteva: "Andavo di qua e di là, ma non trovavo nessuno!". Dentro di lei non ha mai spento quel desiderio di diventare cristiana. È qui che lei dice: "Sento che Dio è intervenuto!". Emozionata racconta di quando P. Mariano ("PIME") ha iniziato a vivere in Kompong Chhnang: è convinta che il Signore l'ha mandato lì proprio per lei. In lui ha trovato quella persona che da tempo cercava perché la preparasse ad essere cristiana.

Così, con coraggio, ha espresso al Padre ciò che portava da tempo nel cuore e dopo la preparazione ha ricevuto il "Battesimo" con il nome di "Elizabeth". Orgogliosa dice: "Sono la prima battezzata da P. Mariano nella Chiesa di Kompong Chhnang!", e mi mostra la fotografia del giorno del suo "Battesimo".

Ora c'è una piccola "comunità", possiamo chiamarlo un piccolo "gregge", quasi tutti vietnamiti, che ogni Domenica vengono alla Chiesa di Kompong Chhnang per la celebrazione dell'"Eucaristia". E anche Min con i suoi figli oggi può partecipare in pienezza all'"Eucaristia".

Dopo averla ascoltata, con la dovuta "traduzione" di Stefania, avrei voluto abbracciarla e ringraziarla per avermi testimoniato una fede viva, semplice, "sofferta" e gioiosa. Ma non potevo, perché in Cambogia si fa l'inchino e allora con un bel sorriso ho fatto il mio inchino.

Min ha finalmente conosciuto quello che cercava, grazie a uno "strumento" che Dio ha voluto mandare, anche se è stato solo per poco tempo.

Potrei raccontare dei vari incontri avuti nei "Centri per Disabili", nelle scuole di villaggio, nella "scuola barca", sulle barche delle "nonne", così le chiamavano, del "Centro S. Elisabetta" in città a Phnom Penh, ma sarebbe troppo lungo, allora lascio qualcosa per la prossima volta!

E "OKUN" ("Grazie!") Cambogia, e "OKUN" alla "Comunità delle Missionarie Laiche"!