MISSIONE SPERANZA

GUINEA BISSAU

RITAGLI   VOCAZIONE MISSIONARIA:   MDI - GUINEA BISSAU
VOCAZIONE ALLA GIOIA

Riflettere sulla missione nell'ottica della gioia,
la gioia sperimentata nel vivere quotidianamente la mia vocazione
e vista affiorare nelle persone cui la Provvidenza mi ha inviato
per l'annuncio del Vangelo.
Portare alla luce i momenti significativi degli anni trascorsi in Guinea Bissau.

Sr. Marilena e Sr. Cinzia, pronte a partire in moto!

Sguardi di bimbi dalla Guinea...

Bimbo con donne al lavoro, nella missione di Bissorà.

Sr. Marilena Boracchi
("Missionarie dell’Immacolata", Maggio 2006)

Ripenso agli anni passati in Guinea, quando la gioia ha reso bella la missione e ho riconosciuto nel popolo guineano una predisposizione grande ad accogliere la gioia del Vangelo.

Nel 1997 ho iniziato la mia vita missionaria a Bissau. Ricordo l'impressione di una domenica a Messa: una Chiesa stracolma di giovani... lo specchio della Chiesa della Guinea; una Chiesa giovane, il cui impegno principale è il primo annuncio del Vangelo e lo sforzo per sostenere la fede di chi ha iniziato la vita cristiana.

Mi trovavo a Bissau da poco più di un anno e siamo stati sorpresi dalla guerra civile. In pochi giorni la gente è stata costretta a lasciare le proprie case per l'arrivo delle truppe senegalesi. Anche noi abbiamo dovuto rifugiarci all'interno del Paese. È stato un inizio drammatico, che però nella mia vicenda personale è stato anche un momento luminoso. Proprio quando c'erano in me paura e impotenza, ho capito che così stavo vivendo la missione: condividendo la vita della gente e la loro sorte senza ragionamenti. Quel modo di stare era amore per persone che ancora mi erano estranee, eppure tanto vicine; era il mio sì al Signore e alla mia vocazione. Allora la gioia era affiorata, con tanti nomi: serenità profonda, affidamento a Dio, disponibilità ad attendere.

In seguito sono stata a Bissorà, una missione dell'interno molto ampia, con circa 200 villaggi, dove a noi è stata affidata la cura pastorale della parrocchia.

Noi siamo impegnate nella catechesi: il primo contatto con chi chiede di accostarsi al cammino cristiano, l'annuncio del Vangelo e poi la catechesi in preparazione al Battesimo e la cura pastorale. Ogni missionaria, inoltre, svolge un'attività sociale. Io mi sono occupata della formazione dei maestri delle scuole in autogestione nei villaggi. Sono stati anni intensi, belli e difficili, per il continuo adattamento alle situazioni e per la ricomprensione di me stessa in questa nuova realtà.

Frequentavo un gruppo di mamme in un villaggio dove c'è una scuola. Le donne con orgoglio vedevano le loro bambine fare progressi e desideravano fare qualcosa anche loro. Abbiamo iniziato un corso di cucito, bellissima occasione per fare amicizia; tra donne si parla di tante cose, si crea familiarità ed ho conosciuto molto della loro vita.

Una volta mi hanno accompagnato nel villaggio di una di loro che il giorno prima aveva avuto una bambina. Foina era dentro la sua capanna. Ero a mani vuote, non avevo pensato a un piccolo regalo. Lei non si aspettava la mia visita: "Sei venuta qui ed io non ho nemmeno una gallina da darti". Non avevamo niente tutte e due e allora ci siamo sedute a raccontarci come era andata. Mi stupivo di quel sentirci vicine in modo profondo. C'era gioia, la gioia che nasce dall'accogliere e dal lasciarsi accogliere come si è, senza misurarsi, senza competere.

In questo villaggio non ci sono cristiani; non è ancora possibile annunciare esplicitamente il Vangelo, ma l'esperienza con Foina mi dice che Gesù è già presente, perché c'è la disponibilità a lasciarsi incontrare nella propria umanità, a darsi all'altro.

In Guinea è facile far visita alla gente; ci si siede in veranda, su seggiolini di legno, senza formalità; si chiacchiera, si tace; si dimentica l'orologio. L'annuncio del Vangelo passa di qua: creare legami con persone il cui destino ti interessa sempre di più.

La gioia nasce da una vita di relazioni normali, quando arrivi a dire è bello stare qui, quando, a un certo punto della vita missionaria, si sente con chiarezza: È questo quello che volevo.

In un villaggio, che ha ricevuto l'annuncio del Vangelo vent'anni fa, ci sono solo tre famiglie cristiane: poche, ma sono diventate la luce sul monte. Testimoniano che il Vangelo libera dalla paura, hanno organizzato la scuola del villaggio, assistono i bambini denutriti, le donne radunano le ragazze per la formazione, i mariti aiutano le loro mogli nei lavori di casa e nell'educazione dei figli... piccole scelte rivoluzionarie che dicono valori nuovi.

Assieme a loro, abbiamo messo a punto un sistema di irrigazione goccia a goccia per una qualità di vita migliore soprattutto per le donne, costrette ad attingere acqua con fatica per coltivare i loro orti.

È stato arduo arrivarci, perché è una cosa totalmente nuova. Ho capito che il Vangelo porta frutto se si cerca la strada assieme: fare piccoli passi, ascoltarsi e spiegarsi con calma e fiducia reciproca.

Il missionario collabora a far germogliare la gioia del Vangelo dove e quando il Signore chiede; questo fa sentire non indispensabili e dà pace e coraggio di ricominciare sempre. L'ha capito bene Bakar, uno dei catechisti di questo villaggio, che, salutandomi prima della mia partenza per l'Italia, mi ha detto: "Irma, bai discansa, bu na odja, ultru na bin!" - "Sorella, vai a riposarti un po', vedrai che un altro verrà!".

E grazie a chi dà gioia! I bambini sono sempre motivo di gioia, rasserenano le giornate tristi, arrivano al momento giusto e ti dicono: "Irma, i ami!" - "Suora, sono io!".

Bambini che a poco più di due anni sono già dei piccoli pastori e scorrazzano nella savana dietro le loro mucche... quando passiamo sulle piste con i nostri motorini noi non li vediamo, perché si perdono nell'erba, ma loro ci vedono e gridano "irma...".

Bambini sui sentieri, che camminano ore sotto il sole per non perdere le lezioni... la loro pelle è bianca per la polvere e sorridono.

Bambine che si allenano a portare sulla schiena il loro fratellino: imparano a custodire la vita, a riceverla come dono grande di Dio.

P. Domingos, vicario della diocesi e rettore del seminario maggiore, parlando ai missionari diceva: "Dovete preferire il lungo cammino della fecondità di un incontro a quello dell'efficacia immediata di un'azione personale". È una prospettiva affascinante che conduce alla gioia del Vangelo.