L’ITALIA VISTA DA CHI VIVE IN TERRA DI MISSIONE

RITAGLI    La gioia di saper ringraziare,    MISSIONE AMICIZIA
la sfida di sapersi sacrificare

P. VINCENZO BORDO*
("Avvenire", 21/10/’07)

L’Italia è bella. Si vive bene e si mangia da favola. È piacevole abitare in questo stupendo Paese ricco di storia, cultura e meraviglie naturali. Eppure ritornando in patria, dopo tanti anni, mi pare di notare come i miei connazionali non siano persone serene, felici di vivere, ma al contrario appaiono insoddisfatti, arrabbiati, cupi.
Questo sicuramente ha tante cause, ma tra le altre mi sembra che essi abbiano dimenticato un paio di parole che hanno fatto grande questo popolo: "grazie" e "sacrificio". Durante le mie ultime vacanze in Italia è successo che mia mamma si ammalasse gravemente. Ho avuto la fortuna di esserle accanto nelle lunghe ore in cui era ricoverata nel reparto intensivo dell’ospedale. Dal personale medico sono venuto a sapere che il costo del ricovero giornaliero in quella sezione era poco meno di 800 euro al giorno!
Moltiplicato per tutto il periodo della degenza, faceva una "tombola"... ma quando è stata dimessa, con mia grande meraviglia, non ha pagato niente! È "incredibile" tutto ciò, se penso che qui in Corea spesso le famiglie si ipotecano anche la casa per rifondere le costose spese sanitarie. Ritornato a casa, sono andato in farmacia a prenderle le tante medicine di cui aveva bisogno e con sorpresa mi sono reso conto che dovevo sborsare solo pochi euro! Medicine quasi gratuite. Questo è straordinario! Passati alcuni giorni la mamma ha avuto bisogno di una visita di controllo. Una telefonata ed il dottore curante è venuto a casa a visitarla! Ciò è impensabile in quasi tutte le nazioni del mondo dove è il paziente che deve andare dal medico e non viceversa. Anche le analisi sono state pressoché esenti da spese. Il fatto è semplicemente favoloso se si pensa che tutti questi servizi, eccetto che per pochissimi paesi, sono pressoché inimmaginabili ovunque. Mi è stato detto anche che, se uno di famiglia si ammala gravemente, lo Stato passa un’indennità di accompagnamento a chi lo accudisce, e che ogni cittadino ha diritto, una volta raggiunta l’età di anzianità, ad una pensione sociale minima che gli garantisca la sussistenza. Questo è talmente bello che rasenta l’inverosimile. I miei vecchietti, qui, vanno a raccogliere cartoni e bottiglie per avere qualche spicciolo in tasca. Che differenza con l’Italia! E che dire dei tanti uomini che, prima di andare a pranzo, si fermano al bar a prendere l’aperitivo con gli amici...
Mentre in altre regioni geografiche centinaia di milioni di papà lavorano per due euro al giorno. E che pensare delle centinaia di migliaia di italiani che fanno interminabili file sulle autostrade, negli aeroporti o negli scali marittimi per andare in ferie? Che bello vivere in Italia.
Mi è capitato anche di portare la mia nipotina a giocare ai giardinetti. Che spettacolo osservare quei bambini sereni, ben nutriti, splendidamente vestiti, giocare spensierati… nessun paragone è possibile con le migliaia di fanciulli denutriti che ho visto in Senegal, i bimbi-lustrascarpe che ho incontrato nelle Filippine, i piccoli-operai con i quali ho parlato in Sri Lanka, i ragazzi-mendicanti dell’India cui ho stretto la mano. C’è solo da gridare a squarciagola la lode al Signore per tanta grazia, bellezza e abbondanza.
Per queste cose e tante altre ancora come l’educazione gratuita, le ferie pagate, i diritti civili, l’assistenza sociale, ogni cittadino italiano dovrebbe, appena aperti gli occhi la mattina, dire: "grazie", "grazie Signore". È vero, ci sono tante cose che non vanno: troppi disservizi, sprechi ingiustificati, evasori fiscali, furbetti arricchitisi imbrogliando, impiegati lavativi ed ignoranti... ma le cose belle sono così tante che il "grazie", accompagnato da un bel sorriso, dovrebbe sempre fiorire sulla bocca di tutti. I miei connazionali prima di fissare lo sguardo su ciò che non possiedono, puntare il dito su ciò che non funziona, dovrebbero imparare a dire grazie per tutto ciò che gli è garantito ed è donato loro. Una seconda parola che gli abitanti del "Bel Paese" mi sembra abbiano dimenticato è: "sacrificio". Vivendo per tanti anni in questo angolo dell’Estremo Oriente ho fatto amicizia con un grande uomo, che ammiro ed apprezzo molto: Buddha. Questi ammoniva, già tanto tempo fa, che «la vita è dolore e solo chi è capace di sacrificarsi può comprenderla fino in fondo». Quanto mi sembra distante questo insegnamento da certi programmi televisivi banali, sciocchi, stupidi che ho visto in Italia, in cui si mostra una vita facile, bella, divertente, dove si può ottenere tutto e subito, senza alcuno sforzo o impegno. Mutui agevolati per le irrinunciabili vacanze in posti esotici.
"Leasing" per macchine di grossa cilindrata.
Prestiti facili per usufruire della chirurgia estetica. Rate da rifondere nel tempo per comprarsi vestiti "griffati". Guardando la pubblicità è evidente come la parola più usata sia "gratis": come se tutti ti dessero tutto senza impegno o contraccambio. La parola sacrificio sembra essere bandita dal vocabolario... e quelle poche volte che viene usata è riferita sempre agli altri, che devono fare sacrifici, ma mai a se stessi.
Mi piace sognare una società dove la "cultura del gratis" – per cui tutto mi è dovuto subito e senza sacrificio – scompare per fare spazio alla "cultura del grazie" dove tutto è un dono gioioso, inaspettato, bello, ricolmo di stupore ed anche di impegno serio. Quanto sarebbe bello se la sera ogni papà si avvicinasse al letto della propria figlia e le insegnasse a pregare così: «Richiamiamo alla mente le cose belle e stupende di questa giornata ed insieme ringraziamo il Signore per esse». Oppure la mamma, la mattina, svegliando il figlio, gli suggerisse al cuore ancora addormentato: «Un nuovo giorno sta per iniziare, figlio mio, anche oggi ci saranno sfide da affrontare e sacrifici da vivere. Affrontale con coraggio e forza perché il Gesù ti è vicino e ti aiuta. Non temere le avversità, queste ti faranno più grande e responsabile». Questa lettera, a voi cari amici, non vorrebbe sembrare una predica moraleggiante di un vecchio e nostalgico missionario che di tanto in tanto ritorna al paese. Desidero, solo, proporvi lo stile con il quale cerco di vivere ogni giorno: "il sacrificio", accettato ed accolto come sfida quotidiana a crescere come persona sana e matura. "Il sorriso" come gioia di scoprire ogni giorno le tante cose belle che la vita mi dona. Lo "sguardo positivo" che come raggio di luce fa risplendere ogni frammento di coccio sul quale si posa. Provateci anche voi e sicuramente la vita sarà meno arrabbiata, più serena e la pace vera risplenderà nelle vostre famiglie. Con affetto sincero.

*MISSIONARIO IN COREA