CAPACI DI VEDERE COL CUORE

RITAGLI   CHIAMATA AI SEMPLICI E AI COLTI   DOCUMENTI

Francesco Botturi
("Avvenire", 13/9/’06)

Con l'autentica "lectio magistralis" che papa Benedetto XVI ha tenuto ieri all'Università di Ratisbona il profilo dottrinale e pastorale del suo pontificato assume nuova precisione. Non può sfuggire, infatti, che il Docente d'eccezione, che ha tenuto questa lezione di elevata concentrazione speculativa e dottrinale all'Università, è il medesimo Autore dell'enciclica "Deus caritas est" e dei molti interventi, in cui è riaffermata la natura anche affettiva della fede cristiana, la sua vocazione all'amicizia divina ed umana, la sua accessibilità ai semplici.
Nello stesso giorno di ieri il Papa ha ricordato ai fedeli a Monaco e poi a quelli raccolti nell'Islinger Feld di Ratisbona che la fede non è nulla di «complicato», ma che, al contrario, «nel suo nucleo è molto semplice» ed è quindi offerta ai semplici: «Il Signore, infatti, ne parla col Padre dicendo: "Hai voluto rivelarlo ai semplici, a coloro che sono capaci di vedere col cuore"».
Viene così ribadito che il cristianesimo non è una pratica «mitologica» popolare, dietro a cui sta un sapere difficile e oscuro patrimonio dei dotti; detto in altri termini, che la fede cristiana non è la composizione (ambigua, se non perversa) di religione per il popolo e gnosi per i dotti. Piuttosto la fede è partecipazione per grazia del Logos divino («In principio era il Logos», ha ricordato il Papa): essa ha perciò, insieme, la semplicità dell'adesione al dono e la profondità della partecipazione alla mente e al cuore di Dio.
Già questo è un richiamo di immensa portata, perché corregge, ad un tempo, il diffuso antintellettualismo di molto cristianesimo contemporaneo e la saccenteria, appartata e un po' sdegnosa, di chi "sa" come stanno le cose delle fede e crea una marginalità critica nella vita della Chiesa. Invece, il discorso che complessivamente il nuovo pontificato sta svolgendo punta chiaramente a riunificare dall'interno l'esperienza della fede, come vita all'unisono di affettività e di intelligenza, di prassi e di dottrina. È come se il Papa - ci sembra - esortasse a prendere consapevolezza della forza affettiva ed insieme, indisgiungibilmente, della potenza intellettuale della fede, per la gioia dell'Amore e della Verità in essa comunicati.
Nel discorso all'università di Ratisbona l'accento è sull'«incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione», come grande evento storico "europeo" e come struttura della fede cristiana in quanto tale. La logica che guida il discorso conferma la preoccupazione che ha il Papa di riproporre la figura intera della fede. Nelle sue diagnosi storico-teologiche (sulla «richiesta della dis-ellenizzazione del cristianesimo»), il Papa evidenzia come nelle diverse forme storiche di riduzione del credere (fideismo, moralismo, primitivismo delle origini) è sempre in gioco un'insufficiente o scorretta visione dell'unità interiore di fede e ragione. Ma la proposta del Papa è tutta sul versante positivo. Non si tratta affatto di «ritornare indietro» rispetto ai momenti di crisi dell'età moderna; si tratta al contrario di riconoscere «le grandiose possibilità» che «lo sviluppo moderno dello spirito (…) ha aperto all'uomo», a condizione, però, di un «allargamento del nostro concetto di ragione e dell'uso di essa», di un concetto di ragione liberato dalle restrizioni odierne dello scientismo e del tecnicismo e delle loro conseguenti «patologie». La fede cristiana per essere esperienza integra, dialogo reale, proposta autentica, ha bisogno di correlarsi ad una ragione, capace di domande grandi, sull'origine e sul senso, dotata del «coraggio» di tutta la vastità del suo ascoltare e del suo interrogare; ha bisogno di sapersi correlata al Logos.