L’ITALIA E IL FUTURO

RITAGLI    Per un grande "progetto formativo"    DOCUMENTI

Francesco Botturi
("Avvenire", 27/3/’08)

«Dare significato alla formazione» è il titolo del primo punto del manifesto "Un patto per la scuola" e credo sia anche l’espressione del giudizio culturale di fondo che sostiene questa iniziativa. "Dare significato alla formazione" significa molte cose. Essenziale è certo il suo valore in ordine al rispetto, alla crescita, alla "cura" della persona umana, che è – appunto – il soggetto titolare di un "diritto-dovere" di formazione. Ma oggi la «formazione» riceve un significato più ampio, in riferimento alla nuova e sempre più "perentoria" situazione internazionale e mondiale.
Si parla di "globalizzazione" e di nuovi soggetti, soprattutto orientali, che si presentano sulla scena mondiale, determinando "spostamenti" dell’asse dell’economia, degli interessi finanziari, dei "centri" della decisione politica, eccetera. In questo nuovo contesto, mondiale ed epocale, in cui le "placche continentali" si sono rimesse in movimento, che cosa ha il dovere di fare un Paese del "Vecchio Mondo" – che evidentemente non ha "illimitate" risorse demografiche ed economiche – per avere un futuro dignitoso e utile a sé e agli altri? Può pensare di non avere su alcune grandi questioni un "progetto nazionale" complessivo e di non avere al centro di questo la preoccupazione per la formazione delle sue "risorse umane", a cominciare dagli ambiti familiare, scolastico e universitario? Con quali altre energie "antropologiche" crede di poter essere protagonista della storia che lo attende?
"Un patto per la scuola" è, a mio avviso, un contributo serio in tale direzione. Per questo inizia col dire che «le decisioni sul sistema educativo di istruzione e formazione debbano essere escluse […] dalla logica dello scontro politico che ha segnato questo decennio, con interventi di natura legislativa continui e contrapposti»; perché «la formazione è un bene comune» e – insisterei nel dire – oggi più di prima fondamentale e ormai "strategico". Si sottolinea perciò il bisogno di "interventi organici", ma sulla base di un accordo che si mantenga sino al raggiungimento degli obiettivi, per superare l’ostacolo grave e ricorrente del breve impegno di legislatura, "sproporzionato" a portare a compimento un "disegno" efficace.
Non è possibile però formare per "decreto", ma è possibile e necessario sollecitare e sostenere le energie e le "strutture" che hanno la capacità e il compito della "formazione". Perciò, «dare significato alla formazione», significa anche avere fiducia nella capacità delle «diverse agenzie educative» operanti nella società e insieme avere fiducia nelle istituzioni preposte al compito formativo. Per questo appaiono particolarmente importanti, da una parte, la proposta di promuovere le necessarie innovazioni con una «logica leggera» in «una cornice normativa organica ma flessibile»; dall’altra, quella di incentivare «la piena autonomia delle istituzioni scolastiche», attribuendo loro tutta la necessaria responsabilità. Un "patto" per la "formazione" e per la scuola è solo apparentemente – o per "pigra" abitudine – una questione "settoriale": è piuttosto un gesto "etico" di cura per la risorsa fondamentale del Paese e, perciò, un atto di "responsabilità" politica.