Obama, il "Forum" in Vaticano e "Al-Qaeda"

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Speranza tra le nubi

C’è una differenza che unisce nel "rispetto" reciproco
e nella collaborazione per il "bene comune".

BARACK OBAMA, il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America!

Francesco Botturi
("Avvenire", 8/11/’08)

Nel volgere di poche ore eventi "disgiunti" e di diversa portata, ma tutti importanti nel loro ordine, hanno mostrato l’eccezionale rilievo che l’esperienza religiosa ha di nuovo nel nostro mondo: mentre a Roma si svolgeva il primo "Forum Cattolico-Musulmano", istituito dal "Pontificio Consiglio per il Dialogo", negli Stati Uniti veniva eletto il 44° Presidente, dopo un dibattito lungo e aspro in cui la questione religiosa ha avuto un ruolo non secondario. A distanza di un giorno dall’elezione, un’altra voce dal mondo islamico, quella di "Al-Qaeda", si è levata per ricordare a «i nuovi capi della "Casa Bianca" e i loro alleati dei Paesi cristiani» la necessità della loro "conversione all’Islam" per salvare la civiltà occidentale dal disastro. Non può non colpire che il "Nome Santissimo" torni oggi al centro della "disputa" sulla storia mondiale: nel "Nome di Dio" si cerca il "dialogo religioso", si chiede la protezione della propria nazione («God bless America»), si ingiunge la "conversione" e l’"assimilazione" religiosa. Tre casi "paradigmatici" dell’invocazione del "Nome di Dio" come cardine di interpretazione della storia che stiamo vivendo e della trasformazione che ad essa si vuole imprimere. Non sono certo tre "invocazioni" equivalenti, nonostante siano tutte tremendamente "sincere". La loro diversità può essere meglio colta dall’interno del più piccolo dei tre avvenimenti, il "Forum Cattolico-Musulmano", che ha documentato – ancora una volta – quanto sia potente l’invocazione dell’"Altissimo" per gli immensi spazi dello spirito che essa apre e per le straordinarie possibilità che essa mobilita; ma anche quanto sarebbe pericoloso evocare quel "Nome" senza adorarne tutto il significato, tutto quello che Esso ha rivelato di avere. La diversità del "Forum Cattolico-Musulmano" è consistita, infatti, nel partire non dai tipici problemi di un rapporto "interreligioso" difficile, ma dall’invocazione del "Nome" come ciascuna tradizione è in grado di comprenderlo.
Non dunque il "Nome" invocato a servizio di un progetto, ma la disponibilità a ciò che il "Nome" dice di sé e a ciò che Esso vuole da noi: l’Amore che è Dio e l’amore di Dio in Cristo per il mondo, da parte cattolica; l’amore «forza trascendente e imperitura» che viene dall’"Unico" che è «amorevole», da parte musulmana, come dice la
"dichiarazione finale comune". Ne è venuta un’indicazione di metodo fondamentale perché i rapporti "interreligiosi" siano sinceri e fecondi: andare alle fonti e alle idee "fondative" delle tradizioni con spirito veramente "religioso", volendole ascoltare per ciò che esse sono, per ciò che esse dicono, per ciò che esse chiedono anzitutto ai loro stessi fedeli. Questo ha permesso di cogliere le grandi somiglianze lasciando sussistere le differenze, come ha osservato il Papa nell’"Udienza" concessa. «Essere adoratori dell’unico Dio» rende possibile, anzi doveroso, «lavorare insieme nel promuovere il rispetto autentico per la dignità della persona umana e per i diritti umani fondamentali, sebbene le nostre visioni "antropologiche" e le nostre "teologie" giustifichino ciò in modi differenti». C’è dunque una differenza che unisce nel rispetto reciproco e nella collaborazione per un "bene comune" possibile. È un criterio straordinariamente importante per un compito storico di eccezionale importanza come la "cooperazione" delle religioni per un nuovo "umanesimo", secondo il desiderio ampiamente condiviso nei lavori del "Forum". Ma il fondamento è e resta appunto l’adorazione del "Nome", non la sua invocazione "interessata" o, addirittura, la sua affermazione "imposta".