Il Papa ai rappresentanti dei musulmani
«Islamici basta doppiezze»
In forza del suo carisma,
il Papa ha potuto permettersi
di richiamare i musulmani d’Europa semplicemente ad essere dei veri
credenti...
Paolo Branca
Joseph Ratzinger è giustamente noto come uomo di
pensiero, conoscitore e interlocutore di filosofi. Ma le giornate di Colonia
erano giocate sull’esperienza dei giovani, sensibili certo a richiami più
profondi, eppure desiderosi e quasi impazienti di mettersi in cammino, come
appare con particolare evidenza, dall’esplicito riferimento al viaggio dei
Magi verso Betlemme. Ciò che mobilita l’uomo - si sa- è la decisione del
cuore, parola che più volte è stata pronunciata ieri dal Papa durante il suo
incontro coi musulmani. Non si tratta di sentimentalismo: nelle culture
semitiche, di cui quella islamica fa parte, "cuore" significa infatti
memoria, intelligenza e coscienza. Del resto, uno dei più conosciuti detti
attribuiti a Maometto ricorda che "nel corpo c’è un pezzo di carne che
se è sano, rende tutto il corpo sano, ma se è deteriorato, tutto il corpo è
deteriorato: si tratta del cuore". Quando dunque, a proposito del
terrorismo, il Pontefice si è augurato che un impegno comune riesca ad
estirpare il rancore che ne sta all’origine, non ha semplicemente esortato a
un generico buonismo - deleterio quanto l’opposta, ma egualmente superficiale
altrui demonizzazione - bensì ha posto in evidenza il clima di frustrazione e
di recriminazione nel quale attecchisce la mala pianta della violenza. Il suo è
stato un richiamo mirato: occorre lavorare insieme - «compito arduo ma non
impossibile» - per mettere un freno al fanatismo crudele. Li ha più volte
chiamati «cari amici», i musulmani, ma ha loro ricordato che i valori della
pace non concedono cedimenti «alle pressioni negative dell’ambiente».
«Se insieme riusciremo...»: questa è la strada che Ratzinger ha indicato ai
«cari amici» per sconfiggere una scelta «perversa e crudele».
Pur strenuo difensore dell’identità culturale e spirituale dell’Europa, non
ne ha ripreso la semplicistica e purtroppo diffusa immagine che la raffigura
come una cittadella insidiata da subdoli invasori, ma ha additato chiaramente
come "nuova barbarie" l’affievolirsi della voce della coscienza,
prospettiva catastrofica principalmente perché disumanizzante e non in quanto
dannosa soltanto per una delle parti interessate. Parzialità e settarismo,
stigmatizzati senza mezzi termini, sfigurano anzitutto colui che li pratica e lo
rendono indegno dei tesori di sapienza e spiritualità custoditi nel profondo di
ogni autentica esperienza religiosa. In forza del suo carisma, Benedetto XVI ha
potuto permettersi di richiamare i musulmani d’Europa semplicemente ad essere
dei veri credenti. Non lo ha fatto occultando le tensioni che nel corso della
storia hanno a lungo segnato i rapporti tra i seguaci delle due fedi. Ha anzi
ribadito con forza che "il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe
riempirci di vergogna", confermando la coraggiosa prospettiva della
purificazione della memoria che aveva storicamente contrassegnato l’era di
Giovanni Paolo II. Gli incontri che rigano l’esistenza sono quelli che
inducono a tracciare bilanci. Una volta si diceva fare l’esame di coscienza:
altra espressione che, come "cuore", potrebbe sembrare ormai fuori
moda. Provvidenzialmente però, ogni generazione riparte con la freschezza che
gli adulti vedono spesso appassire col passare degli anni. È un patrimonio
universale che gli educatori hanno l’arduo, affascinante e sempre nuovo
compito di mantenere e valorizzare. Significativamente è con un appello rivolto
a loro che si è chiuso il saluto del Papa ai musulmani che ha incontrato a
Colonia. Un compito che affida a un’Europa già multietnica, ma fiacca e
disorientata. Una sfida, dunque, e non certo priva d’incognite e per nulla
facile da affrontare. Per certi aspetti addirittura eroica, ma chi non sa
chiedere ai giovani l’eroismo non parla il loro linguaggio e non è adatto a
rivolgersi a loro.