DAL BANGLADESH

RITAGLI    La missione del sostegno    MISSIONE BANGLADESH

Padre Franco, dal Bangladesh, racconta la "sua" missione del sostegno
a favore di quanti, cristiani e non, si impegnano per i poveri.

P. Franco, coi suoi piccoli amici bengalesi!

P. Franco Cagnasso
("Missionari del Pime", Dicembre 2007)

«Ho fatto un sogno. Ascolta e dimmi se è buono o no». Lo guardo perplesso. «Mong Yeo, hai viaggiato un giorno intero per raccontarmi un sogno?». È un giovane buono, schietto, che ha fatto nascere e manda avanti un ostello con più di 60 bambini e bambine poveri, parecchi orfani, presso una pagoda buddista in un paesino nel sud. Di solito mi parla dell’ostello ma oggi… «L’altra sera avevo la febbre, ed ero molto depresso. Pensavo che è impossibile provvedere a tutti quei bambini, ho sbagliato, sono uno stupido... Mi sdraio, mi addormento e sogno una lunga strada dritta su cui qualcuno cammina verso di me. Sento che è Gesù. "Come faccio a saperlo, io che sono buddhista?", mi domando sognando. Ma subito vedo al mio fianco alcuni come te, europei, che guardano verso quell’uomo, e quando arriva vicino si prostrano. Non ho più dubbi, mi prostro anch’io e gli afferro i piedi, come si usa da noi. Mi tocca una spalla e dice: "Mong Yeo, sono contento di te. Non aver paura, vai avanti". Mi alzo a guardarlo, mi sorride e mi sveglio. La febbre era passata, stavo bene. Padre Franco, possibile che Gesù sia venuto a dirmi che è contento? Ho interrogato un "guru". Ha chiesto se assomigliava a qualche statua o dipinto che ho visto, ho risposto di no, mi ha detto che il sogno è autentico. Ma anche lui è buddhista, e allora sono venuto a sentire te che conosci Gesù». Ci penso, prego in silenzio, poi rispondo: «Non mi intendo di sogni, e i miei non riesco mai a ricordarli. Ma ti dico che questo sogno è buono, ti ha detto la verità: Gesù è contento di te». Mi guarda soddisfatto, e poco dopo se ne va. Sono trascorsi più di due anni, il suo impegno per l’educazione dei ragazzi continua e cresce: cerca aiuti, fa spese al mercato della città lontana due ore di barca, ripara il pozzo, cura i malati, fa studiare e giocare, tiene i contatti con le famiglie. Ha lasciato un buon impiego per questo servizio che lo tiene occupato giorno e notte rendendogli nulla. Perché? «La mia gente, la tribù dei Marma, è povera, sfruttata, impreparata ad affrontare la società moderna che la schiaccia. Se non studiamo scompariremo. Nessuno pensa a noi, e io devo tentare». Ora ha trovato un alleato, un contadino analfabeta, vedovo e padre di tre figli che gli ha offerto due ettari di terra vicino alla città. Con lui ha mendicato bambù e legname per costruire una baracca dove tenere i ragazzi più grandi perché possano frequentare le scuole superiori. Mong Yeo è sostenuto da esempi che lo affascinano, fra cui un missionario americano conosciuto nelle scuole superiori, e Madre Teresa, di cui parla sempre ai ragazzi. «Padre Franco, Gesù mi piace molto, credi che debba diventare cristiano?», mi ha chiesto. «Non lo so, però già ora puoi volergli bene e seguirlo, poi con il tempo capirai che cosa ti chiede e lo farai». L’idea di seguire Gesù da subito lo ha entusiasmato. L’anno scorso su "Missionari del Pime" ho scritto che come direttore spirituale del seminario maggiore di Dhaka ho la "missione dell’ascolto". Dietro le quinte ne ho anche un’altra. Amici e gruppi dall’Italia spontaneamente mi mandano aiuti. Io non organizzo e non gestisco opere. Posso però tenere i rapporti con Mong Yeo e altri come lui, cristiani e non, che si impegnano per i poveri mettendoci tempo, energie, preoccupazioni. Do loro quello che ricevo. Spesso sembra che non ce la faremo, che si sia fatto il passo più lungo della gamba; ma poi l’aiuto arriva, e il bene iniziato continua. A fianco della "missione dell’ascolto", la "missione del sostegno".