RITAGLI   L’anima dell’Asia   DIARIO

P. Franco Cagnasso, PIME
( "Missionarie dell’Immacolata" - Febbraio 2004 )

Nel 1998 ho avuto la grazia di partecipare al Sinodo per l'Asia, che si è tenuto in Vaticano. Molti vescovi sono intervenuti a proposito del modo di fare evangelizzazione in Asia, sviluppando sostanzialmente lo stesso tema. Insistevano che l'Asia ha bisogno di un'evangelizzazione meno intellettuale, dogmatica, e invece più esperienziale. L'Asiatico, dicevano, ha bisogno di maestri che accompagnino a partire dalla vita per giungere alla verità, più che di verità annunciate perché poi entrino nella vita; ha bisogno di percepire e di vivere la verità per crederla. Perché ciò avvenga, ha bisogno di persone che abbiano non solo nozioni esatte da comunicare, ma che sappiano soprattutto condividere e trasmettere una percezione vitale dell'opera di Dio in loro.
L'evangelizzazione deve toccare l'anima dell'Asia.

Quei pensieri mi sono rimasti dentro fino al mio ritorno in Bangladesh e, un giorno, in mezzo al traffico caotico di Dhaka, ho creduto di incontrare proprio l'anima dell’Asia...

Da qualche tempo, tre o quattro volte la settimana vado a piedi dal Seminario fino alla Nunziatura. Faccio il percorso in poco più di venti minuti, nell'ora in cui la gente va a lavorare. Devo districarmi in mezzo ad automobili, autobus, riksciò e devo andare contro corrente, perché tutti si dirigono verso la città mentre io mi dirigo verso l'esterno. Dico contro corrente, perché c'è come un fiume di persone che a piedi, a passo svelto, su entrambi i lati della strada, si dirigono verso le fabbriche di tessuti e di abiti confezionati. Sono quasi tutte giovani donne, a migliaia. Passo anche accanto a due punti in cui si radunano lavoratori a giornata. Sono uomini con la zappa in spalla e donne con la cesta in attesa di qualcuno che venga a chiamarli per lavorare; a volte discutono animatamente, e quasi ostruiscono una corsia della strada.

In tutto questo movimento ci sono i mendicanti. Alcuni ciechi, anziani, alcuni storpi, donne con bambini, sui marciapiedi. Ciascuno di loro cerca di attirare l'attenzione cantando, gridando, chiedendo, mostrando la sua deformità o malattia... Credo che qualcosa riescano ad avere, perché tornano regolarmente ogni giorno, e proprio a quell'ora; più tardi si spostano altrove, forse nei mercati dove la gente si affolla. Spesso c'è anche un moulubi, "prete musulmano", che invita a fare offerte per una moschea con un altoparlante a batteria, su un tavolino sempre ricoperto di monete e banconote di piccolo taglio. In un punto poco in vista, sul ciglio erboso che dal marciapiede scende verso un grande stagno, c'è anche una donna anziana, piccola piccola, parzialmente velata. Sta rannicchiato davanti ad un leggio appoggiato per terra e legge il Corano, lentamente. Segue le parole con il dito e le pronuncia una per una, ma senza suono, o almeno, a voce molto bassa perché non si sente nulla, nel frastuono del traffico: solo si dono le labbra che si muovono.

Sono passato in altre ore della giornata e l'ho vista lì, anche la sera quando è già buio: stessa posizione, stesso atteggiamento. Forse non conosce neppure l'arabo, e legge senza capire il senso, ma certamente legge credendo che quella è parola di Dio.

Non chiede, è quasi invisibile, non si fa sentire; ma da quanto ho potuto vedere, sono sicuro che a lei la gente dà più offerte che agli altri mendicanti e al moulubi.

Forse proprio quella donna ci indica dove sta l'anima dell'Asia. L'Asia non è quel paradiso di spiritualità e di meditazione che alcuni occidentali immaginano, non è la società della non violenza. L'Asia, specialmente nelle grandi città, è frenesia, competizione, chiasso, corsa alla sopravvivenza o all'arricchimento sfrenato, tecnologia, conflitti e tensioni fra religioni e gruppi diversi... ma quest'Asia così poco spirituale e meditativa, così tesa e aggressiva, ha un occhio per quella donna quasi invisibile che passa la vita a leggere faticosamente, sillaba per sillaba, un libro sacro. Forse sente una nostalgia dello spirito, forse vive un senso di colpa, forse ha la speranza magica che aiutando una santa gli affari andranno bene... forse è tutto questo insieme. L'Asia, come e più di ogni altro continente, è impossibile da racchiudere in una formula, ma certamente ha anche questa dimensione, che appare nei templi, nelle moschee, nelle pagode, nei movimenti di rinascita religiosa, ma ancora di più appare, secondo me, in questo sguardo verso una persona che ha fatto una scelta di vita assolutamente fuori del tempo moderno, e quasi fuori dello spazio, una persona che vive di fede.