RITAGLI

SCHEGGE DI BENGALA - 2

DIARIO

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( P. Franco Cagnasso )

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Successo strepitoso.

Il mio scritto "Schegge di Bengala" ha riportato un successo di pubblico e di critica a dir poco strepitoso. Un lettore mi ha fatto sapere che "le Schegge mi hanno fatto bene" (forse le ha usate come pillole?). Eccomi dunque di nuovo qui: "tanto nessuno è obbligato a leggere", come annota benevolmente un altro abbonato. E tanto, aggiungo io, l’editore, Bruno, pubblicherebbe anche gli orari ferroviari del Bangladesh, se riuscisse a metterci le mani sopra, quindi certamente pubblicherà quanto gli mando.

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Che razza di missionari.

1978: sono da poco in Bangladesh. Un anziano missionario canadese mi spiega che ci sono due razze di missionari, sta a me scegliere.

Ci sono i missionari ingenui, ottimisti, che vedono sempre il lato bello, pensano che tutti siano buoni, si fidano, provano e riprovano… Costoro vivono contenti, ma prendono un sacco di fregature.

Ci sono i missionari realisti, che sanno vedere le cose come stanno, fiutano l’imbroglio da lontano, non si fidano, chiudono a chiave, prima di imbarcarsi in un’impresa vogliono le prove che funzionerà… E’ vero, costoro vivono tesi e arrabbiati, ma prendono le stesse fregature degli altri.

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Fondamentalismo.

Una giovane mamma musulmana più volte porta allo "Sick Shelter" di Mirpur (Dhaka) il suo bambino che ha bisogno di cure. Un giorno se ne arriva coperta da capo a piedi da una "burka" nera, il famoso/famigerato velo di cui tanto si discute. P. Gian Paolo le chiede: "Hai deciso di vestirti così?". "No, ma il mio bimbo ogni tanto si mette a strillare in modo incontrollato, non riesco a calmarlo, tutti mi guardano e mi vergogno da morire. Metto la burka, così anche se il bimbo strilla nessuno mi vede…".

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Linciaggi qualificati.

E’ notizia quotidiana dei giornali che qualcuno, spesso anche varie persone, sia linciato dalla folla. Uno o più ladri, o taglieggiatori, banditi che da tempo terrorizzano una zona… La polizia si tira da parte, a volte incoraggia. La gente approva, ritenendo che solo così si possa frenare la violenza e il sopruso che dilagano.

Il linciaggio qualificato – più raro ma non infrequente - consiste nel non ammazzare il delinquente a botte, ma nel cavargli gli occhi. Passerà il resto della vita chiedendo l’elemosina. Pare che la lezione sia più efficace.

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Paradiso in terra.

Sono una coppia giovane, simpatica. Il loro primo bimbo è morto poche ore dopo il parto, ora aspettano con ansia e gioia il secondo, per metà novembre. Entrambi lavorano e insieme guadagnano 9000 taka al mese, niente male. Abitano alla periferia di Dhaka, in due stanze.

In una ci stanno il letto, il computer, qualche libro, tre fili su cui appendere i vestiti. Nell’altra vivono, mangiano, lavorano, dormono 9 donne e tre bambini. Cucina e servizi sono in veranda.

Non si tratta di poligamia.

Hanno incominciato a interessarsi di qualche giovane donna abbandonata, hanno cercato di insegnare a cucire, ricamare, fare qualcosa per sopravvivere. Pian piano, ora sono arrivati a seguirne più di cento, musulmane, indù e cristiane sparse per tutto il Bangladesh. "Ho fatto la fame da ragazzo – dice Dino – e quando penso alla disperazione di certi giorni mi riprende l’angoscia. Vedo qualcuna di loro, mi chiede aiuto, rivivo quei tempi…".

Rotna organizza la vita in casa e il lavoro, Dino passa tutto il tempo libero girando da un club a un convento, da un negozio a una parrocchia, per cercare affannosamente di vendere ricami e artigianato vario che le donne producono. Pagare tutte, e tirare a fine mese è un’impresa!

Nove, con tre marmocchi annessi, erano proprio senza casa, e le hanno prese con sé. Quando qualcuna arriva da lontano per portare la sua merce, la invitano a fermarsi due o tre giorni. Schiacciate come sardine, sperimentano un po’ di compagnia, un tetto, la televisione, tempo per pregare (ognuna a modo suo), lavoro tranquillo, la vicinanza di un uomo e di una donna istruiti che le rispettano, qualche pettegolezzo, il cibo garantito, l’amicizia e il raccontarsi i propri guai… insomma, un pezzo di paradiso in terra!

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Bhai, koto likbo?

Con i seminaristi dell’ultimo anno svolgiamo un programma di meditazione/condivisione settimanale. Uno dei temi è stato: "Il male intorno a noi". All’insaputa l’uno dell’altro, tre su otto hanno portato una piccola esperienza frequentissima: vai a comprare qualcosa, al momento di pagare chiedi la ricevuta. Il negoziante ti domanda: "Bhai, koto likbo?". "Fratello, quanto scrivo?". E’ ovvio. Se si chiede la ricevuta è per portarla al datore di lavoro, si farà scrivere di più e il vantaggio andrà parte al cliente e parte al negoziante. "Quando rispondiamo: ‘scrivi la cifra giusta’, ci guardano increduli, come fossimo marziani…".

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P. Franco Cagnasso