CHIESA IN CINA

Quella cinese è una Chiesa martire.
Ieri i campi di detenzione. Oggi il deserto del consumismo sfrenato.

RITAGLI   «Offro la vita per le pecore»   CINA

Don Davide Caldirola
("Mondo e Missione", Agosto-Settembre 2006)

Conoscere qualcosa della Chiesa di Cina significa inseguire le tracce di una Chiesa martire. Tra gli incontri più significativi del nostro viaggio c’è stato sicuramente quello con padre Tan Tiande. Una storia di trent’anni di campo di lavoro sotto il comunismo maoista. Trent’anni in cui non ha mai potuto celebrare la Messa, non aveva a disposizione neppure un Vangelo tascabile, non aveva una comunità cristiana con cui condividere la fede.
L’esempio di padre Tan è uno soltanto. A centinaia, a migliaia hanno vissuto nella Cina il martirio per la fede in tutte le sue forme: perdita dei diritti, della casa, della famiglia, della stessa vita. Patimenti e torture, sofferenze e separazioni… Non mancano certo vicende esemplari e commoventi di pastori che offrono la vita per le pecore, di semplici fedeli che vivono fino all’eroismo la loro fedeltà al Vangelo. Ci siamo commossi davanti a una testimonianza di fede così, che ci dice che non è ancora finita per la Chiesa l’epoca del martirio, e non solo in Cina.
Nello stesso tempo, sono stati proprio i cristiani locali a regalarci una provocazione seria. Davanti a questi esempi eroici - ci dicevano - c’è un rischio grave: che tutto questo appartenga in qualche modo al passato. I nostri giovani, preoccupati di inseguire il mito della ricchezza, della riuscita, del successo, dell’affermazione a tutti costi, rischiano di accostarsi a queste testimonianze di fede come voi in Occidente rileggete il martirologio dei primi cristiani: vicende edificanti e nello stesso tempo lontane, toccanti ma di un’epoca che non c’è più.
In altre parole, la Cina di oggi vive il nascosto martirio del "consumismo": un nemico aggressivo, invasivo, che moltiplica le armi di attacco, che fa leva sul legittimo desiderio di riscatto sociale, ma lo perverte e lo snatura. I nuovi testimoni diventano coloro che accettano il martirio di una parola detta a un mondo che apparentemente non la cerca più, abbagliato dal paradiso artificiale dei consumi e delle vetrine dei negozi «europei», intontiti dalle luminarie dei vialoni dello "struscio" cittadino o in fila per un biglietto della partita di calcio del Real Madrid contro la formazione locale.
Offrire la vita per le pecore, in Cina come altrove, consiste ancora purtroppo nel sacrificio eroico di una vita aggredita e mortificata con la forza delle armi o della violenza. La Chiesa è ancora perseguitata, limitata nella sua libertà di espressione e di culto, e fatica a trovare spazi in cui esprimere «alla luce del sole» la parola del Vangelo. Ma insieme a tutto questo deve fare i conti - pesantemente - con un mondo in mutazione talmente accelerata da non lasciare spazio alcuno, in apparenza, a ciò che riguarda le domande più profonde dell’essere umano, del senso della vita, della ricerca di Dio.
Ecco allora aprirsi lo spazio di un’«offerta della vita» che diventa ricerca culturale, accompagnamento delle situazioni di marginalità e miseria, battaglie nascoste (e per lo più perdenti) per la difesa dei diritti civili, annuncio della Parola nei villaggi poverissimi dei pescatori o dei contadini. Tutte realtà nelle quali la Chiesa cinese si sta impegnando a fondo, affrontando con serenità e coraggio la cronica carenza di mezzi, la povertà delle risorse, l’apparente inutilità degli sforzi.
C’è un martirologio nascosto, che probabilmente non sarà mai scritto da nessuno, che dovrebbe raccontare di una passione delle pazienze, di un’attesa che sembra non preludere a nessun compimento. Una passione che la Chiesa di Cina sta semplicemente vivendo nel quotidiano, con la stessa dignità e lo stesso coraggio con cui ha saputo affrontare la persecuzione.