Confronto tra "testimoni" nella "Giornata del Rifiuto della Miseria"

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forza trasformante il mondo

Claudio Calvaruso
("Avvenire", 17/10/’08)

Intorno alla "lapide" in memoria delle vittime della miseria, sul "sagrato" di San Giovanni in Laterano a Roma, questa sera alle 18.30 verrà celebrata la "Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria". Sono ormai passati ventun anni da quando per la prima volta Padre Joseph Wresinski, fondatore del Movimento "Atd-Quarto Mondo", rese omaggio sul "sagrato dei diritti umani" al "Trocadero" di Parigi alle vittime della miseria, dando un senso compiuto ad una vita passata a fianco dei più poveri condividendone le sofferenze, le ingiustizie e le speranze. E così nel pomeriggio al Seminario romano dell’"Università Lateranense" si svolgerà una "tavola rotonda", che metterà insieme alcuni "Pensieri per i più poveri". Verranno confrontati il pensiero di Padre Joseph Wresinski con quelli di Don Carlo Gnocchi, Don Lorenzo Milani e Don Luigi Di Liegro.
Sono molti i punti in comune tra questi quattro protagonisti della lotta alla povertà. Vogliamo ricordarne soprattutto due: il valore "carismatico" e "profetico" che essi davano ai più poveri ed il senso dell’unione del "corpo sociale", l’incompressibilità assoluta della dimensione comunitaria dell’umanità.
"La sofferenza dei poveri è la forza di trasformazione del mondo", afferma Padre Wresinski, ed aggiunge: "Perché i poveri hanno una forza che i ricchi non hanno. Una forza straordinaria che è la loro sofferenza e incontrando questa sofferenza i poveri diventano non degli esseri passivi, degli invertebrati, dei disfattisti, ma la stessa forza del mondo". E Padre Joseph ha fatto di questa fede nei poveri, e della condivisione della loro sofferenza, il "fulcro" centrale della propria azione. Anche per Don Carlo Gnocchi la sofferenza assume un valore "profetico" e "salvifico": "Prepareremo una cassettina: quando uno di voi deve, per il suo bene, subire un’operazione chirurgica o un intervento doloroso, soffre. E questa sofferenza fisica non deve andare perduta, buttata via come una cosa che non conta niente: bisogna offrirla al Signore e quando uno di voi riuscirà a sopportare senza lamenti la sua operazione egli avrà diritto di mettere nella cassettina una perla preziosa".
Con Don Milani ritroviamo la determinazione di Padre Joseph nel dare ai poveri un ruolo insostituibile nella storia dell’umanità: "Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri, e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia, come la può avere solo un povero che è stato a scuola". "Che la terra, grazie a voi, divenga diversa perché voi poveri siete coloro che dovete convertire il mondo", dice ancora Padre Joseph. Ma come ricomporre allora l’unione tra ricchi e poveri; come ricostituire una "comunità"? Ecco il grande dilemma di questi nostri "testimoni" della lotta alla povertà.
"Se c’è esclusione, non c’è comunità e le situazioni di povertà, quindi, ci interpellano profondamente per costruire una città dove i poveri non restino emarginati ed esclusi", afferma Don Luigi Di Liegro, esprimendo il suo dolore persistente nel vedere una "comunità incompiuta".
E Don Gnocchi, alla ricerca di questa stessa unione, sembra anticipare il nostro tempo insidiato dalla "globalizzazione": "Il mondo non è mai stato così uno come oggi; ma per ora soltanto di una unità corticale ed esteriore causata dal progresso tecnico. È compito del progresso spirituale dare al mondo anche l’unità interiore: l’idea universale nella quale tutti possono trovarsi fratelli".
Una via da percorrere, in questa ricerca dell’unione della "comunità", è certamente quella dello scambio e della messa in comune dei "talenti" tra ricchi e poveri: "Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola: quello che loro credevano di stare imparando da me sono io che l’ho imparato da loro. Io ho insegnato loro soltanto ad esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere", afferma Don Milani.
È un pensiero comune che cresce e che si alimenta vicendevolmente quello che troviamo tra questi artefici di una insopprimibile fede nel valore "taumaturgico" dei più poveri e tra di loro si consolida l’affidamento a Cristo ed alla Chiesa.
E così se, da una parte, Don Di Liegro sottolinea che "l’esigenza incontestabile del ‘Vangelo’ per la Chiesa è di stare con i poveri per agire insieme come sostegno nelle difficoltà e per promuovere la pari dignità e la giustizia", dall’altra Padre Wresinski ammonisce: "Ciò che è straordinario è che con i poveri Cristo non ha mai parlato di conversione. Ha detto: voi siete già convertiti, dei salvati; mentre ai ricchi dice: cambiate vita, cambiate il vostro sguardo sugli uomini, sulla ricchezza. Dovete interpretare, in modo diverso da quello che fate, i doni che avete ricevuto in intelligenza, in potere, in ricchezza, in situazione".