DOM HELDER, «PROFETA» DI ABU GHRAIB

Ancora attualissime le riflessioni svolte nel 1973 dall’Arcivescovo brasiliano,
per i "25 anni" della "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani":
«Non mero "pezzo di carta", ma "carne della nostra carne"».

RITAGLI     Dom Helder Camara:     MISSIONE AMICIZIA
«Al terrore non risponda il terrore»

«Mobilitiamoci per togliere ogni "moralità", definitivamente,
a "dichiarazioni" strappate per mezzo di "torture".
Dobbiamo avere l’intelligenza di scoprire nel "terrorismo" reazioni
– "primitive" e "barbare" –
a ingiustizie "stratificate", a strutture di "oppressione"».

L’abbraccio tra Dom Helder Camara, Arcivescovo di Olinda e Recife, e Giovanni Paolo II, nella Cattedrale di San Sebastiano a Rio De Janeiro nel 1997...

Dom Helder Camara
("Avvenire", 1/2/’09)

Anticipiamo in queste colonne ampi stralci di un discorso tenuto da Dom Helder Camara, Arcivescovo di Olinda e Recife, per i "venticinque anni" della "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" a Houston (Stati Uniti) nel Dicembre del 1973, che sarà incluso, con il titolo "Diritti umani, santa utopia", nel volume "Dov’è tuo fratello? La responsabilità dei cristiani davanti a povertà e ingiustizie sociali". Il libro, curato dalla redazione della rivista mensile «Mondo e Missione», diretto da Gerolamo Fazzini, uscirà in libreria il 13 Febbraio prossimo per "i tipi" di "Pimedit". Di Dom Helder ricorre fra pochi giorni il centenario della nascita: egli era infatti nato il 7 Febbraio del 1909 a Fortaleza. Il prossimo 27 Agosto ricorreranno anche i dieci anni dalla morte del Vescovo brasiliano…

Quando si legge e rilegge la "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani", proclamata dall’"Organizzazione delle Nazioni Unite", il 10 Dicembre 1948; quando si meditano i suoi trenta "Articoli" che sono una sintesi delle aspirazioni più alte e più pure della persona umana, e si verifica che tutti sono ben lontani dal trasformarsi in realtà, si conclude che o la "Dichiarazione" viene disprezzata e considerata soltanto un "pezzo di carta" di troppo, oppure essa si trasforma in "carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, pezzo della nostra anima".
Molte volte non fa parte delle nostre possibilità quella di scuotere, dall’esterno, strutture di oppressione. Ma che almeno dentro di noi un cambiamento ci sia, una scelta si affermi, una conversione avvenga.
Lo spettacolo che il mondo offre oggi è quello di un crescente sviluppo globale dell’umanità? O sta aumentando la distanza tra una minoranza di Paesi ricchi e un vasto mondo povero, la cui miseria si aggrava ogni giorno di più? La partecipazione dei Paesi poveri nel commercio mondiale, tra il 1960 e il 1969 si è abbassata al 17,6%.
Nello stesso periodo, il reddito "pro capite" nei Paesi poveri è aumentato di soli quaranta dollari, mentre nei Paesi ricchi è aumentato di seicentocinquanta dollari. A Santiago del Cile, alla fine della terza assemblea "Unctad", era chiaro che ormai non basta più parlare di "Terzo Mondo": ormai è necessario parlare di un "Quarto Mondo", composto da più dei due terzi del "Terzo", senza nessuna prospettiva di strapparsi dalla miseria.
L’anniversario della "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" avviene poi in un tempo di grave abuso del concetto giusto e necessario della sicurezza nazionale. Si capisce facilmente il punto di partenza: se sorgono agitatori e sovversivi che rapiscono, assaltano, fanno atti di sabotaggio, i Governi nelle cui aree avvengono tutti questi fatti si considerano non solo in diritto, ma addirittura in dovere di liquidare il terrorismo per salvaguardare la sicurezza nazionale. Coloro che sono imprigionati in queste circostanza non sono considerati prigionieri comuni. I Governi in questione si sentono in diritto e in dovere di strappare loro informazioni che, forse, possono essere del maggiore interesse per l’ordine sociale e la sicurezza del Paese. E, con facilità, questi Governi utilizzano la tortura, senza temere di ricorrere, a loro volta, a rapimenti, spionaggio e "delazioni". Avvengono, allora, cose talmente selvagge che molti avranno difficoltà ad ammettere come vere e che tutti saremmo portati a ritenere impossibili nell’"anti-vigilia" del "Secolo XXI". Si noti che non sono fenomeni caratteristici di popoli arretrati e primitivi.
Per esempio: chi non ricorda che nella Germania, un Paese di filosofi e di riformatori religiosi, di poeti e di musicisti, Paese di alta cultura, il "nazismo" di Hitler ha offerto al mondo, ai nostri giorni, lo spettacolo tristissimo dei "campi di concentramento"?
Sarebbe necessario unire ciò che di più alto e di più puro esiste sulla Terra, all’interno di tutte le religioni e anche di gruppi di "umanisti atei", per ottenere dai Governi che, quando si preoccupano della sicurezza nazionale, non arrivino a cose assurde, non finiscano per adottare i peggiori metodi dei più tristi giorni di Hitler o di Stalin. Tentiamo di mobilitare ciò che di più puro e di più degno esiste all’interno di tutte le razze e di tutti i popoli, per ottenere che i Governi non rispondano al terrorismo o a ciò che sembra loro terrorismo, con le stesse armi, ma abbiano il buon senso di andare alla radice del problema. Senza volere, in alcun modo, giustificare il terrorismo, ricordiamo con quanta leggerezza molti "non-terroristi" sono arrestati per sbaglio o per semplice sospetto. Ma anche nel caso di atti di terrorismo autentico, dobbiamo cercare di avere l’intelligenza di scoprire in essi reazioni – magari primitive, condannabili e barbare – al "terrorismo dei terrorismi", alle ingiustizie stratificate, alle strutture di oppressione che, in modo assurdo e inconcepibile, mantengono ancora, nel nostro secolo, più di due terzi dell’umanità in una situazione "subumana". Quando capiremo che, se è necessario tenere alto il livello di guardia per evitare un’eventuale guerra nucleare o "bio-chimica", dall’altro lato non è rimandabile rendersi conto delle realissime conseguenze della guerra della miseria che uccide più delle guerre più sanguinose e lascia profonde tracce, non meno di quelle della guerra "bio-chimica" o di quella nucleare? Tentiamo di mobilitare le più alte forze morali che esistono nel nostro tempo per togliere ogni moralità, definitivamente, a dichiarazioni strappate per mezzo di torture fisiche o morali. Come è possibile, nel secolo dell’energia nucleare e dei viaggi spaziali, far credere che ci si fida di informazioni fornite da qualcuno a cui stanno strappando le unghie, o che sta subendo scosse elettriche negli organi genitali o nella lingua, da chi, per molte ore e senza mangiare è immerso nell’acqua o resta sospeso, da chi sta soffrendo le peggiori vessazioni morali, da chi assiste alla tortura di persone care? Sarebbe già una degna "commemorazione" del "10 Dicembre 1948" liquidare la tortura fisica o morale, come incompatibile con la dignità umana.