Il governo
cinese esalta la bellezza degli impianti e il funzionamento dell’organizzazione.
Ma dietro l’ufficialità i conti non tornano. E si scoprono i costi umani
della manifestazione.
Alberto
Caprotti
("Avvenire",
29/4/’08)
«Non è una città, è una
"giungla". Code interminabili nel traffico, aria
"irrespirabile", nessuno comprende una sola parola che non sia
pronunciata in cinese, i controlli di sicurezza sono "asfissianti".
Chi è coinvolto nell’organizzazione si prodiga in maniera quasi imbarazzante
per fare in modo che i "Giochi" restino scolpiti positivamente nella
mente di tutti, ma ovviamente è vietato fare domande...». Benvenuti a Pechino:
lo "schermidore" azzurro Salvatore Sanzo c’è appena stato, ed è
tornato a casa con una medaglia d’oro nel fioretto a squadre al collo. E la
testa piena di dubbi.
A cento giorni esatti dalla "cerimonia inaugurale", la più lunga
vigilia della storia olimpica, combattuta a colpi di torcia e di polemiche,
sembra ancora lontana dal traguardo, mentre come in un gioco di specchi si
contrappongono due realtà assolutamente diverse. Dovevano essere le
"Olimpiadi verdi", quelle del riscatto cinese attraverso le quali una
nazione immensa e dalla crescita economica "esponenziale avrebbe mostrato
al mondo il suo nuovo volto, aperto e moderno. Invece: rabbia, paura, incidenti
sul percorso della fiaccola, l’impressione che il regime non si smuova nemmeno
di un centimetro, e la prospettiva sempre più concreta del
"boicottaggio" politico delle delegazioni che dovrebbero accompagnare
gli atleti.
Il simbolo dei "Giochi", dopo la tappa di Seul, da ieri è in Corea
del Nord, per la prima volta nella storia, accolta a Pyongyang da un migliaio di
studenti che sventolavano bandiere olimpiche, nordcoreane a cinesi. Ma questo è
il "contorno". Lo sport, che ai "Giochi" dovrebbe essere l’unico
protagonista, ha già espresso il suo parere. Secondo la "Commissione
atleti" del "Cio": «Queste "Olimpiadi"
saranno un grande successo. I motivi per assegnare i "Giochi" a
Pechino erano ragionevoli nel 2001 e lo sono anche oggi. La candidatura era la
migliore, eccellente tecnicamente, e i "Giochi" dovevano andare in un
paese che ospita un quinto della popolazione mondiale. Non ha senso e non ha
fondamento parlare di "boicottaggio": fa male solo agli atleti».
Nel cuore caotico ed esotico di Pechino gli impianti sono pronti e collaudati da
settimane. Sanzo parla di «stadi magnifici, che lasciano a bocca aperta», a
partire dal monumentale "Olimpico", noto come il «Nido d’uccello»
per la sua avveniristica struttura di travi di metallo intrecciate protette da
una membrana trasparente. Ospiterà la cerimonia d’apertura, che già si
annuncia come la più spettacolare della storia, le gare di atletica e le finali
del calcio. Per realizzarlo hanno impiegato 4 anni e mezzo. Il costo: oltre 314
milioni di euro. E due operai morti per incidente sul lavoro, secondo le
autorità cinesi. I morti sarebbero almeno dieci, denunciano invece alcune
organizzazioni non "allineate" con il governo sulla base di molte
testimonianze, aggiungendo che le tragedie «si sono verificate per l’assoluta
inosservanza delle norme di sicurezza nei cantieri». «È la prima volta che
sento questa notizia», ha replicato il "Ministro della Sicurezza", Li
Yizhong, commentando il contenuto di un articolo a questo proposito pubblicato
dal "Sunday Times".
Resta poi drammaticamente d’attualità il problema ambientale, che preoccupa
da mesi soprattutto gli atleti che dovranno affrontare discipline di resistenza
e al di fuori dei "palazzetti" chiusi (ciclismo, maratona, marcia,
"triathlon", nuoto in mare). Il "Comitato organizzatore" ha
sottolineato in questi giorni che a Pechino sono stati spesi l’equivalente di
10 miliardi di euro negli ultimi dieci anni per migliorare la qualità dell’aria
della città. Dal 21 luglio saranno chiuse tutte le fabbriche ritenute a
potenziale rischio inquinante e durante i "Giochi" la circolazione
delle autovetture sarà ammessa solo a targhe alterne. Inoltre, quasi a voler
sottolineare che si sia tentato tutto il possibile, dal 1 maggio nei locali
pubblici di Pechino sarà vietato fumare. Una decisione "irrisoria"
per gli effetti sull’ambiente ma clamorosa per la Cina,
il Paese che produce più sigarette al mondo e che ha il maggior numero di
fumatori (350 milioni) del pianeta.
Nonostante questo, a tutt’oggi Pechino soffoca nello "smog",
soprattutto a causa del largo uso che ancora si fa del carbone come fonte di
energia. Il "Cio" ha assicurato che «vigilerà giornalmente sui dati
relativi alla qualità dell’aria, pronto a decidere di posticipare, se
necessario, alcune gare». Proposito in realtà di non facile realizzazione,
visto l’intasamento del calendario delle varie discipline. «Ma nel 2007 -
dichiara il direttore dell’"Ufficio per la Protezione Ambientale" di
Pechino, Du Shaozhong - secondo i nostri dati, nella capitale abbiamo avuto 246
giorni di cielo blu, cioè a basso tasso di inquinamento». Inutile dire che l’obiettivo
da raggiungere per decretare il successo delle rilevazione in chiave olimpica
era di 245 giorni, uno in meno.
La Cina insomma non si scompone affatto. E alle polemiche preferisce i conti.
Per organizzare i suoi "Giochi" ha speso circa 2 miliardi di dollari
(1,4 miliardi di euro), una cifra «pur sempre inferiore a quella stanziata per
"Atene 2004"», ha dichiarato il vicesindaco di Pechino, Liu Jingmin.
«Le "Olimpiadi" - ha sottolineato - hanno creato 600mila nuovi posti di
lavoro ogni anno a partire dal 2001. Negli ultimi cinque anni la crescita
annuale del "Pil" a Pechino ha raggiunto il 12,1% e abbiamo avuto solo
nel 2007 quasi 5 milioni di turisti stranieri...».
Ma anche qui a realtà si contrappone realtà. O meglio una doppia verità. Per
far posto alle opere per le "Olimpiadi", secondo il "Centre on
Housing Rights and Evictions", organizzazione umanitaria con base a
Ginevra, un milione e mezzo di cinesi sono stati costretti ad abbandonare le
loro abitazioni per trasferirsi altrove, senza alcuna possibilità di rifiutarsi
e con l’unico "indennizzo" di vedersi assegnare cifre
"irrisorie" per acquistare nuove case in periferia. Perentoria la
risposta del "Comitato per l’Edilizia" della municipalità di
Pechino: «In tutto - si legge in una "nota" - sono state trasferite
14mila e 91 persone, appartenenti a 6.307 famiglie», e tutte - si precisa -
«su base volontaria». Le medaglie, anche ai "Giochi", hanno sempre
due "facce".