Discorso di svelamento quello del Papa
RITAGLI  
L'uomo finalmente intero senza restrizioni mentali   DOCUMENTI

Giorgio M. Carbone
("Avvenire", 28/2/’06)

Uno sguardo contemplativo è quello proposto ieri mattina da Benedetto XVI ai partecipanti all’assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita e al congresso internazionale «L’embrione umano nella fase del preimpianto». Riconoscendo l’estrema complessità e l’ampiezza del tema, il Papa sottolinea alcune distinzioni dei molteplici livelli di indagine. Infatti, il fenomeno della generazione dell’essere umano può essere studiato dal punto di vista fisico e fisiologico, antropologico e metafisico, e infine dal punto di vista della rivelazione divina. Questi piani di indagine hanno la loro autonomia propria e ognuno di essi è contrassegnato dai propri limiti. Spetta allo studioso, allo scienziato che ama la verità e tutta la verità sull’uomo coniugare nella sua intelligenza indagatrice e nel suo amore appassionato questi diversi piani di indagine. Uno dei limiti maggiormente avvertiti in molti settori, ma soprattutto nelle scienze biomediche, è il riduzionismo quantitativo. Per alcuni aspetti, ridurre tutto alla quantità è qualcosa di congenito e di perfettamente funzionale alle scienze sperimentali, in quanto il metodo sperimentale riproduce il fenomeno naturale e si fonda su dati di ordine esclusivamente quantitativo, perdendo quindi i dati qualitativi. Tuttavia, proprio quest’ultimo aspetto, la perdita dei dati qualitativi, mette in chiara luce il limite intrinseco del metodo sperimentale. È necessario essere ben consapevoli di questo limite per comprendere che il fenomeno, la realtà o l’essere vivente che stiamo studiando è molto più ricco di quanto non appaia alla nostra osservazione empirica, e che, per quanto sofisticato e preciso sia il microscopio o un altro strumento di indagine, esso ci consentirà di conoscere solo un aspetto molto limitato della realtà. Gli altri punti di vista, offerti dalle altre discipline scientifiche sperimentali e non sperimentali, ci aiutano a formare una conoscenza meno parziale e più completa del reale. L’antropologia filosofica, l’etica e la metafisica, mediante l’indagine della ragione, scoprono la struttura più intima e il significato ultimo di ogni realtà e dell’essere umano in particolare: come il rapporto eterno che il Creatore instaura incessantemente con la sua creatura pensandola, amandola e dandole l’essere, cui il Papa accenna ripetutamente nel discorso. Ma è soprattutto la rivelazione ebraico-cristiana che svela la dignità altissima che ogni essere umano ha in ogni fase del suo ciclo vitale. Sia esso embrione, feto, neonato, adolescente, adulto o vecchio, è sempre immagine vivente di Dio, è sempre termine dell’amore salvifico di lui, è sempre orientato a divenire figlio adottivo ad immagine del Figlio Unigenito, ed è sempre fortunato destinatario dello Spirito che è Amore. Mentre da un lato sono aumentate in modo esponenziale le conoscenze delle scienze sperimentali, e di questo non possiamo che rallegrarci, dall’altro lato assistiamo a un oscuramento altrettanto progressivo sull’identità dell’essere umano, sulla sua differenza assiologica dagli altri esseri viventi, sulla sua identità sessuale di maschio e di femmina, sul senso del suo vivere e del suo morire. Solo la rigorosa e spregiudicata teoresi filosofica e il sincero e filiale aprirsi alla rivelazione di Dio hanno la capacità di farci apprezzare appieno l’arcana bellezza di ogni essere umano. Benedetto XVI richiama l’urgenza di coltivare uno sguardo contemplativo, perché esso solo ci consente di guardare alla vita propria e altrui, non come a un prodotto da consumare al più presto senza rendere conto a nessuno, ma come una preziosissima ricchezza dataci da amministrare e trasmettere sapientemente, come un prodigio dell’amore divino da venerare con ammirato stupore.