QUEL TUTT'UNO TRA PERSONE E SOCIETÀ

RITAGLI    Non si tutelano alcuni diritti violandone altri    DOCUMENTI

Carlo Cardia
("Avvenire", 22/9/’07)

Se c'era bisogno di una conferma della dimensione "antropologica" e universale del magistero di Benedetto XVI, la si è avuta nel discorso di ieri ai partecipanti all'"Internazionale democratica di centro e democratico cristiana". L'uomo, il suo bene e il suo destino, sono al centro di una analisi che supera ogni confine e si rivolge a tutti gli uomini, di qualsiasi fede od orientamento. Al cuore del discorso del Papa è la connessione stretta che unisce i valori primari cui deve ispirarsi la società, se vuole fondarsi sul rispetto dell'uomo e della sua dignità. Oggi più di ieri non si può pensare che la tutela della persona, e il bene dell'umanità, possano essere separati e spezzettati e si possano tutelare alcuni diritti umani, violandone altri. Un "filo" comune unisce il destino delle persone e delle società, in un mondo che non conosce più barriere insuperabili.
È impossibile promuovere la pace se la giustizia è violata, perché la mancanza di giustizia provoca ribellione, violenza, guerra. Ma è impossibile tutelare la giustizia se alla base della società manca una visione etica e morale riconoscibile. Benedetto XVI ricorda che quando l'uomo insegue desideri o interessi effimeri, questi erodono l'"ethos" dall'interno e provocano squilibri nella personalità umana e nella sua struttura. Il profitto che diviene unica regola dell'economia degrada l'uomo, lo rende egoista, disattento ai diritti degli altri, e al bene collettivo. Quando l'uomo ricerca soltanto la soddisfazione materiale, o mette da parte la ricerca della verità, diviene più povero interiormente, perde la capacità di costruire se stesso, di realizzare un progetto di vita che soddisfi le sue aspirazioni più alte.
Muovendo da questa concezione ricca e complessa dell'uomo, si comprende il ruolo della famiglia fondata sul rapporto tra un uomo e una donna. Possiamo vedere tutti i giorni che quando la famiglia è posta in pericolo le conseguenze si riversano sulle persone, sulla collettività, sui più deboli. Quando vi è crisi della famiglia essa provoca la sconfitta della persona, mette a rischio i suoi diritti e bisogni legittimi. Se l'egoismo si sostituisce alla solidarietà, si può finire col disconoscere il valore della vita, all'inizio o nella fase terminale.
Il discorso del Papa si è rivolto poi alla società di oggi, che sta divenendo "multiculturale", per ricordare che il diritto di libertà religiosa sta assumendo una nuova centralità, si pone in termini nuovi perché grandi realtà religiose vengono a contatto come mai era avvenuto in passato. La libertà religiosa ha radice nell'apertura alla "trascendenza" e risponde ai bisogni più intimi della persona che in Dio trovano risposta e appagamento, e deve quindi essere salvaguardata in ogni suo aspetto. Benedetto XVI ha affermato esplicitamente che l'esercizio di tale libertà comprende anche il diritto di cambiare religione. La religione è "indissociabile" dalla libertà, e l'Europa deve evitare che si formino comunità nelle quali si entra ma dalle quali non si può uscire, che la "multiculturalità" provochi contrapposizioni tra religioni, che alcune religioni esigano di potersi diffondere senza riconoscere eguale diritto alle altre.
Se la religione è indissociabile dalla libertà della coscienza, ancor più essa è incompatibile con il terrorismo che usa la violenza in modo sistematico e "antiumano". Il terrorismo non può mai invocare Dio a sua giustificazione, perché nel suo fondo è iscritto il disprezzo ingiustificabile della vita umana, mentre in Dio è la fonte dell'uomo e della vita. Ma Benedetto XVI ricorda anche che nel difendersi contro il terrorismo la società deve rispettare le regole morali e giuridiche che caratterizzano lo Stato di diritto.
Ci sono tanti motivi di riflessione nelle parole di Benedetto XVI. Ma se dovessi indicarne il senso complessivo direi che esso sta nella concezione della persona che è chiamata a costruire se stessa all'interno di un progetto etico ricco e solidale, senza abbandonarsi alle mode del momento, ai richiami del contingente, alle lusinghe della soddisfazione immediata, perché l'egoismo provoca sempre "inaridimento" nella propria coscienza, ma anche ferite e impoverimento negli altri.