Troppi segnali lasciano intendere che c'è una volontà di colpire

RITAGLI     Uno spirito antireligioso?     DOCUMENTI

Carlo Cardia
("Avvenire", 25/9/’07)

Si può dire che in alcuni Paesi occidentali si va diffondendo uno spirito antireligioso, con alcune accentuazioni anticristiane? Da tempo, e da più parti, ci si pone questa domanda, e non è facile dare una risposta. Diversi fatti farebbero propendere per il sì. Solo a scorrere alcuni recenti testi, scritti da autori che svolgono diverse professioni, si direbbe che la “dissacrazione” della religione, e del cristianesimo in particolare, stia diventando quasi una moda in certi ambienti dell’intellettualità. C’è chi riprende al più basso livello l’analisi “volterriana” delle Scritture, irridendole e negando qualsiasi ruolo positivo della religione nella storia dell’uomo. E conclude che Dio non è grande (perché non esiste), o che non possiamo essere cristiani, e meno che mai cattolici. E c’è chi propone di “espungere” la religione dall’orizzonte antropologico perché falsa, pericolosa per l’uomo e per la società. E scrive che Dio è un’illusione, o che bisogna rifondare “ateisticamente” la società. Ciò che colpisce in questo tipo di letteratura è l’insussistenza di una base culturale credibile, l’“affastellarsi” di proposizioni, giudizi sbrigativi e sprezzanti verso tutto ciò che deriva dalla ricerca di Dio e dalla sua evoluzione. Le religioni sono messe sullo stesso piano, le primordiali e le moderne, il politeismo e il monoteismo, mentre tutti i mali della storia, dai sacrifici umani dell’antichità alle tragedie della modernità (comprese quelle dell’epoca illuministica e materialistica) sono addebitati alle religioni, preferibilmente al cristianesimo. Le Scritture sono lette senza alcuna sensibilità storico-esegetica, essendo gli autori desiderosi soltanto di colpire, colpire i testi e l’immaginazione del lettore, come si fosse in un “reality”. Scompare ogni capacità di analizzare e distinguere, crolla l’impianto teorico che pure esisteva nella grande critica storico-filosofica dell’Ottocento. La caduta “verticale” della razionalità induce all’offesa gratuita, e traspare il vero e unico desiderio di abbattere Dio e la sua immagine. Nulla che riguardi il rapporto tra l’evoluzione dell’uomo e la conoscenza di Dio, l’ansia di spiritualità che anima i popoli sulla terra, nulla che testimoni la volontà di capire il ruolo del cristianesimo nella formazione dell’Occidente e il suo respiro universale. Lo spirito antireligioso poi si fa sentire in Italia, e in alcune parti d’Europa, ad un livello diverso, nell’azione politica, con l’insofferenza per la presenza del cattolicesimo. Alla Chiesa qualcuno chiede, centrando il ridicolo, di tacere su cose che non le competono, come l’etica e l’antropologia. La laicità è utilizzata come “barriera” contro i contenuti e le parole del magistero, salvo non sia politicamente corretto. La stampa riferisce di un testo di propaganda ateistica fatto diffondere tra i bambini di alcune scuole. Sono note le “blasfemie” più dolorose che si ripetono verso i simboli sacri della fede cristiana, dalla croce alla passione di Cristo, all’immagine di Maria colpita da “allucinate” volgarità. Tutto ciò pone delle domande ai credenti, e a chiunque voglia capire cosa sta accadendo. Non esistono risposte semplici. Personalmente non credo alla tesi del “complotto”, o al disegno preordinato di “lobby” più o meno potenti. Penso invece che siamo di fronte a un impoverimento, a un vero e proprio crollo di razionalità in qualche settore intellettuale, coerente con un più generale degrado che si avverte attorno a noi. Ma ritengo anche si vada diffondendo nelle pieghe della società un certo “animus” anticristiano che va oltre la superficialità e la confusione culturale. Si avverte una volontà di colpire al cuore la fede e i sentimenti di chi crede, di procedere con qualsiasi mezzo, anche i più cinici, per fermare un processo che sta maturando da qualche tempo. Si vuole frenare una crescita di riflessione, e di ripensamento, che esiste in tante persone e in tanti giovani, sulle nostre origini, sul significato e sul destino dell’uomo, sui suoi bisogni più profondi. Penso si tratti di una nuova “iconoclastia” che ogni tanto si ripresenta nella storia, e che costituisce una prova spirituale per i credenti, ma anche una sfida per chiunque voglia interrogarsi sulle profondità dell’animo umano.