Il luogo della speranza

RITAGLI    Se la bilancia pende al positivo    DOCUMENTI

Carlo Cardia
("Avvenire", 23/12/’07)

Il Natale è il luogo e l’evento tipico della speranza, anzitutto perché parla un linguaggio universale. I modi e le forme con le quali viene interpretato o vissuto sono diverse, alcune molto profane, ma nella coscienza di moltitudini di uomini è impresso un messaggio: è sempre possibile un nuovo inizio, come si è avuto per la storia umana con la nascita di Gesù di Nazareth. Sapere che si può iniziare una nuova vita, è importante anche per l’individuo. La storia è piena di persone che hanno accettato di modificare la propria esistenza, cambiando anche quella degli altri. Da Paolo che ha parlato ai gentili e all’Occidente ad Agostino che ha scavato nell’intimo della coscienza dell’uomo, a Francesco che con il presepio ha portato il Natale nel cuore dei bambini e delle famiglie di tutto mondo.
Le nostre città e la vita dell’Occidente si sono secolarizzate, ma non al punto da dimenticare del tutto l’eco del Natale e dei suoi valori. Il desiderio di fermarsi e di stare insieme, in famiglia e tra gli affetti più vicini, di riflettere su noi stessi per progettare qualcosa di nuovo, di andare oltre la sfera personale e guardare ai grandi cambiamenti dell’umanità, tutto ciò è il frutto di un modo d’essere che non dimentica la trascendenza, anche se non ne vive l’intensità d’esperienza. Lo spirito del Natale può essere colpito in tanti modi. Nascondendolo, o trasformandolo in qualcosa d’altro, o addirittura dicendo che esso ferisce gli uomini di altre fedi. Facendolo annegare in una dimensione di agnosticismo, che magari non disdegna il consumismo, come se la Natività non fosse mai avvenuta. Ed anche offendendolo, con irrisioni o blasfemie che spesso tornano a tentare l’uomo. Però il Natale vince e supera sempre questi ostacoli. Si fa sentire anche nel nascondimento, e parla un linguaggio rivolto a tutte le fedi. Ripropone l’evento originario nella sua semplice grandiosità, si ritrae di fronte alle irrisioni che non riescono a colpirlo, perché l’offesa e l’empietà gli sono sconosciute.
Nella stampa di questi giorni scopriamo che attorno a noi si sono realizzate speranze un tempo impensabili. Sono cadute le frontiere in Europa, e l’eco del totalitarismo ci sembra lontano, anche se qualche decennio addietro sembrava invincibile. Tra mille contraddizioni, si sono aperte possibilità nuove nelle vaste terre della
Cina, mentre altri popoli sono dentro un’attesa che sembra senza fine. Tanti messaggi sono scambiati tra musulmani, cristiani, uomini di tutte le religioni, e potrebbero aprire sentieri inesplorati per quella "multiculturalità" che oggi si presenta difficile e aspra. Infine, la maggioranza degli Stati ha detto all’"Onu" che bisogna fermare la pena di morte, e molti pensano che questo messaggio possa essere rivolto anche per quelle vite più deboli che vengono spente senza processo e senza cura per le vittime.
Sono speranze profane, che non hanno nulla a che vedere con il Natale? Tutto il contrario. Quando l’uomo si prefigge di raggiungere un traguardo di libertà, di solidarietà, di apertura al nuovo, non compie nulla di profano. Egli costruisce qualcosa di grande che fa crescere la speranza nel mondo e riesce a parlare alla coscienza di ogni persona. Lo scrittore Miguel de Unamuno diceva spesso che nella storia dell’umanità c’è tanto male da far dubitare di Dio, ma così tanto bene da far pendere la bilancia a favore di una fede che può illuminare tutti. Fermarsi per gioire degli affetti più cari, per sospendere la fatica del lavoro, far riposare la mente, è comunque positivo.
Ma fermarsi per interrogarsi sul cammino proprio e su quello dell’umanità, e vedere con gli occhi dell’anima le cose realizzate e quelle da compiere, può avvicinare alla trascendenza: la quale parla a chiunque voglia ascoltarla, è capace di far intravedere la luce dove l’oscurità è totale, suggerisce che il male compiuto non sarà dimenticato, ma anche che tutto il bene realizzato saprà crearne sempre di più. Ma la vera forza del Natale è un’altra, ed è quella di lasciare tracce di speranza in tante situazioni che possono apparire disperate.