Le parole americane
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riguardano anche noi europei
Nella sua visita negli Stati
Uniti Benedetto
XVI ha saputo
parlare a tutti. All’America delle tante religioni, agli eroi e alle vittime
della sua storia, alla massima "assise" dei popoli e agli uomini di
fede incontrati, agli scienziati, al mondo intero. È stato compreso da tutti,
al punto che neanche è riuscito il tentativo, frequente in questi casi, di
interpretare i suoi interventi in chiave politica o di "schieramento".
Da dove viene questa capacità di sapersi mettere in sintonia con la vita reale
della gente e insieme con i problemi più ardui che l’intelligenza umana deve
affrontare? È una domanda che merita qualche riflessione perché il respiro
universale del "magistero" pontificio cresce proprio quando i problemi
dell’umanità si fanno più difficili. Una fonte primaria sta nell’insegnamento
sui "diritti umani" che, da sempre nel "dna" della Chiesa,
si è sviluppato nell’epoca moderna prescindendo dalle collocazioni
ideologiche, politiche, geografiche dei popoli. Dopo la notte del
"totalitarismo" molti capirono, con le parole di Hannah Arendt, che l’umanità
aveva bisogno di un "decalogo" che "riscattasse" la dignità
della persona, di un nuovo "Sinai" valido per tutti. Benedetto XVI ha
saputo parlare all’"Onu" dei "comandamenti" scritti nel
cuore dell’uomo, senza offendere nessuno, ma senza dimenticare nessuno.
Un’altra motivazione sta nel fatto che la Chiesa, insieme alle potenzialità
della modernità, ha saputo scorgere prima di altri quel male sottile del
"relativismo" che ha "eroso" la coscienza lungo il Novecento
e che vorrebbe oggi trionfare. Concepito inizialmente per allargare la
"sfera" degli interessi individuali, si è trasformato con il tempo in
un’arma "micidiale": che relativizza i diritti della persona,
"subordinandoli" al contesto "geopolitico" o alle tradizioni
locali. Così facendo, però, ha finito per mortificare il "nucleo"
più intimo della persona umana che può avere molto se nasce privilegiata, ma
deve accontentarsi di poco se la sorte non è fortunata, di niente se nasce in
luoghi dimenticati da tutti. Diverremmo "fuscelli" in balia delle
circostanze. Per Benedetto XVI l’essere umano ha gli stessi diritti in
qualunque parte del mondo si trovi, e se li vede violati, ha diritto all’aiuto
e al sostegno degli altri. In questa universalità, in questo abbraccio con l’umanità
intera sta la condanna vera di un "relativismo" che corre il rischio
di "macchiare" e "soffocare" la modernità.
A guardare più a fondo, però, la capacità del Papa nel saper parlare a tutti
ha origine in quella "misura" evangelica che guarda alla persona umana
come a qualcosa di prezioso e unico, cui è dedicata la "missione"
stessa della Chiesa, a qualcosa nella quale la sofferenza si unisce alla
profondità spirituale che può fare le cose più grandi. Solo nella parola
evangelica trova ragione l’annuncio di una nuova "Pentecoste" per un
mondo che ne ha bisogno. Se mancasse questa prospettiva, se non ci fosse questo
fondamento, si userebbe un altro linguaggio, magari saggio ma privo della forza
dello spirito che sa farsi capire da chiunque.
Tante cose hanno stupito l’America. La scelta del Papa di incontrare le
vittime di tremendi "abusi", con umiltà e parole di speranza, senza
nascondere le colpe o cercare giustificazioni. Le parole rivolte ai
rappresentanti dei popoli, ai quali ha ricordato che la libertà religiosa non
ha confini, che la religione non divide gli uomini ma può unirli, perché Dio
è forza interiore, non "coercizione" esteriore. L’elogio della
"laicità" americana, da noi spesso "stravolta" o ignorata,
che rispetta nel privato e nel pubblico la fede di ciascuno, la incoraggia
perché sia "fermento" di cultura e di azione per il "bene
comune". La preghiera perché i terroristi si convertano.
Non si può fare oggi il "bilancio" di un viaggio così ricco. Però
si può dire che ciò che ha detto Benedetto XVI riguarda anche noi, la nostra
realtà italiana ed europea. Viviamo una fase storica nella quale abbiamo minori
certezze quanto a benessere e produzione di ricchezza. Ma non comprendiamo
ancora che l’incertezza può divenire angoscia se non riusciamo a recuperare l’amore
per l’uomo e per quei valori che possono salvarlo, il rispetto della vita, la
cura della famiglia e dei giovani, l’aiuto ai più deboli ovunque si trovino.
Di tutto questo ha parlato il Papa, anche per noi che non stiamo in America.