Sintonia con la vita reale

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riguardano anche noi europei

Papa Benedetto, felice tra la folla americana...

Carlo Cardia
("Avvenire", 22/4/’08)

Nella sua visita negli Stati Uniti Benedetto XVI ha saputo parlare a tutti. All’America delle tante religioni, agli eroi e alle vittime della sua storia, alla massima "assise" dei popoli e agli uomini di fede incontrati, agli scienziati, al mondo intero. È stato compreso da tutti, al punto che neanche è riuscito il tentativo, frequente in questi casi, di interpretare i suoi interventi in chiave politica o di "schieramento".
Da dove viene questa capacità di sapersi mettere in sintonia con la vita reale della gente e insieme con i problemi più ardui che l’intelligenza umana deve affrontare? È una domanda che merita qualche riflessione perché il respiro universale del "magistero" pontificio cresce proprio quando i problemi dell’umanità si fanno più difficili. Una fonte primaria sta nell’insegnamento sui "diritti umani" che, da sempre nel "dna" della Chiesa, si è sviluppato nell’epoca moderna prescindendo dalle collocazioni ideologiche, politiche, geografiche dei popoli. Dopo la notte del "totalitarismo" molti capirono, con le parole di Hannah Arendt, che l’umanità aveva bisogno di un "decalogo" che "riscattasse" la dignità della persona, di un nuovo "Sinai" valido per tutti. Benedetto XVI ha saputo parlare all’
"Onu" dei "comandamenti" scritti nel cuore dell’uomo, senza offendere nessuno, ma senza dimenticare nessuno.
Un’altra motivazione sta nel fatto che la Chiesa, insieme alle potenzialità della modernità, ha saputo scorgere prima di altri quel male sottile del "relativismo" che ha "eroso" la coscienza lungo il Novecento e che vorrebbe oggi trionfare. Concepito inizialmente per allargare la "sfera" degli interessi individuali, si è trasformato con il tempo in un’arma "micidiale": che relativizza i diritti della persona, "subordinandoli" al contesto "geopolitico" o alle tradizioni locali. Così facendo, però, ha finito per mortificare il "nucleo" più intimo della persona umana che può avere molto se nasce privilegiata, ma deve accontentarsi di poco se la sorte non è fortunata, di niente se nasce in luoghi dimenticati da tutti. Diverremmo "fuscelli" in balia delle circostanze. Per Benedetto XVI l’essere umano ha gli stessi diritti in qualunque parte del mondo si trovi, e se li vede violati, ha diritto all’aiuto e al sostegno degli altri. In questa universalità, in questo abbraccio con l’umanità intera sta la condanna vera di un "relativismo" che corre il rischio di "macchiare" e "soffocare" la modernità.
A guardare più a fondo, però, la capacità del Papa nel saper parlare a tutti ha origine in quella "misura" evangelica che guarda alla persona umana come a qualcosa di prezioso e unico, cui è dedicata la "missione" stessa della Chiesa, a qualcosa nella quale la sofferenza si unisce alla profondità spirituale che può fare le cose più grandi. Solo nella parola evangelica trova ragione l’annuncio di una nuova "Pentecoste" per un mondo che ne ha bisogno. Se mancasse questa prospettiva, se non ci fosse questo fondamento, si userebbe un altro linguaggio, magari saggio ma privo della forza dello spirito che sa farsi capire da chiunque.
Tante cose hanno stupito l’America. La scelta del Papa di incontrare le vittime di tremendi "abusi", con umiltà e parole di speranza, senza nascondere le colpe o cercare giustificazioni. Le parole rivolte ai rappresentanti dei popoli, ai quali ha ricordato che la libertà religiosa non ha confini, che la religione non divide gli uomini ma può unirli, perché Dio è forza interiore, non "coercizione" esteriore. L’elogio della "laicità" americana, da noi spesso "stravolta" o ignorata, che rispetta nel privato e nel pubblico la fede di ciascuno, la incoraggia perché sia "fermento" di cultura e di azione per il "bene comune". La preghiera perché i terroristi si convertano.
Non si può fare oggi il "bilancio" di un viaggio così ricco. Però si può dire che ciò che ha detto Benedetto XVI riguarda anche noi, la nostra realtà italiana ed europea. Viviamo una fase storica nella quale abbiamo minori certezze quanto a benessere e produzione di ricchezza. Ma non comprendiamo ancora che l’incertezza può divenire angoscia se non riusciamo a recuperare l’amore per l’uomo e per quei valori che possono salvarlo, il rispetto della vita, la cura della famiglia e dei giovani, l’aiuto ai più deboli ovunque si trovino. Di tutto questo ha parlato il Papa, anche per noi che non stiamo in America.