IN AUSTRALIA, COME IN ITALIA

RITAGLI     Mai sentirsi «padroni»     DOCUMENTI
di ciò che appare senza difesa

Carlo Cardia
("Avvenire", 18/7/’08)

La cura e la tutela della vita umana, dal concepimento e fino alla conclusione naturale, costituiscono il punto di equilibrio essenziale per il rispetto del creato, nelle sue varie componenti ed espressioni. È il messaggio che Benedetto XVI ha inviato a tutti gli uomini, in qualunque luogo e condizione si trovino, ed è un messaggio che parte dall’intimo della fede cristiana e parla un linguaggio universale, diretto in modo speciale alla ragione e all’intelletto.
Si possono comprendere le parole del Papa se si muove da una scelta di amore verso ogni creatura, di partecipazione alle sue gioie e di solidarietà con i suoi dolori, se si vede in questo amore una forza che irradia e coinvolge le scelte fondamentali della vita. Sostenere la vita sin dal concepimento vuol dire accogliere un nuovo essere nella sua unicità, porre le basi per una esistenza che rifiuta la violenza, ed è protesa al rispetto e alla valorizzazione di tutte le bellezze che ci circondano. Se si spezza questo punto di equilibrio si apre la strada a una logica diversa, a un egoismo che erode la coscienza, inquina la costruzione del futuro, guasta dall’interno il rapporto con gli altri.
Benedetto XVI ha parlato dall’
Australia, una terra nella quale le meraviglie della creazione sono sotto gli occhi di tutti, ma nella quale gli uomini hanno operato anche indicibili violenze, verso le popolazioni "autoctone", contro i tesori naturalistici, verso l’equilibrio naturale complessivo. Piegarsi a guardare la storia passata, vuol dire andare alla ricerca delle ragioni della violenza, cercare di eliminarle, costruire un futuro diverso nel quale gli uomini si leghino gli uni agli altri come amici anziché come avversari. Nelle terre d’Australia le parole del Papa sono state accolte come un bene prezioso da uomini e donne di ogni etnia e religione, come un punto di partenza per rifare una storia pacificata e costruttiva.
Ma le parole del Papa hanno lo stesso significato per noi che viviamo in Occidente e in Italia. Hanno lo stesso significato perché da noi la vita è minacciata da mali più sottili, ma con eguali esiti distruttivi. Esse ci chiedono una riflessione intima e insieme pubblica per dire cose che non osiamo confessarci. Crediamo di aver sconfitto i mali della guerra e della "devastazione", e pensiamo di essere immuni dalla violenza. Eppure, mentre stavamo progredendo si andava insinuando nella nostra cultura una pretesa che con il tempo ha occupato la nostra coscienza: quella di essere "padroni" della vita, di quella che nasce e di quella che non ci piace, di quella che soffre e di quella che non sappiamo quando finirà. Il "tarlo" ha scavato a lungo e sembra dirci oggi che possiamo decidere noi quando e come interrompere questa vita, ci offre anche motivi che giustificano la nostra pretesa: perché la persona che "deve" nascere turba un equilibrio, la vita che "va soppressa" è troppo piena di sofferenze, a volte non ci appare neanche una forma di vita. Mentre elaboriamo questi ragionamenti il "punto focale" è diventato un altro, perché siamo ormai noi a decidere quando un equilibrio non va turbato, quando una vita non è degna di essere vissuta, quando una vita non è più tale. Siamo diventati noi i "dispensatori" della vita e della morte, i supremi "giudici", e a quel punto ogni argomento può essere utilizzato per emettere una "sentenza" definitiva.
Da noi in Occidente giungiamo a questi risultati con leggi e regolamenti, in Italia sembra che possiamo farlo anche con la "pronuncia" di un giudice, e ciò potrebbe tranquillizzarci. Eppure il risultato a cui giungiamo è lo stesso delle passate "devastazioni", che "violentavano" il creato, la natura, il rapporto tra gli uomini. In un certo senso è una violenza più grave perché diretta contro chi non ha forza, non può difendersi, non può neanche proferire parola. Le parole di Benedetto XVI in Australia hanno per noi in Italia un significato speciale. Il significato di un messaggio d’amore perché non si "stronchi" mai un’esistenza, perché la si aiuti in tutti i momenti e si trovi il modo di sostenerla sempre e comunque. Se riusciremo a rovesciare la logica che si va imponendo in modo "subdolo", se riusciremo a resistere alla tentazione di "stroncare" la vita quando ci sembra utile e opportuno, saremo più forti e convinti nel respingere la violenza, la guerra, nel rispettare il mondo che ci circonda, nell’andare incontro agli altri uomini da qualunque parte provengano.