Ricadute di ordine generale

RITAGLI     Se la "globalizzazione" dà forza alle persecuzioni     MISSIONE AMICIZIA

Assalto con incendio di un furgone, nello Stato indiano dell'Orissa...

Carlo Cardia
("Avvenire", 30/8/’08)

La possibilità della sofferenza per la fede, fino al "martirio", è parte integrante dell’esperienza cristiana, sin dalle origini, ma oggi si ripresenta con forme e caratteri nuovi. Si è sempre manifestata una ostilità "sorda" perché il cristianesimo richiama a valori più alti, ad una vita "eticamente" fondata, ad una spiritualità che affini la coscienza. Quasi a voler respingere questo richiamo, si indicano i cristiani come dei "sovvertitori", che vogliono cambiare la mentalità e il cuore dell’uomo, e portarlo ad un livello di umanità più elevato. Questa ostilità si esprime con il "dileggio" e l’"irrisione", ma anche con "stravaganti" accuse che anticipano emarginazione o vere persecuzioni. C’è un altro livello della persecuzione, quando ci si rivolta contro i simboli più sacri del cristianesimo, come a volerli colpire, umiliare o cancellare, utilizzando ogni mezzo, dai più volgari delle "caricature" oscene ad altri più raffinati della "satira", delle presunte raffigurazioni artistiche. In Occidente, questo strumento di offesa si è venuto dilatando quasi a voler esprimere un rancore inespresso, un sentimento "anti-cristiano" e "anti-religioso" che non riesce a trovare forme dignitose di espressione razionale.
Esiste, infine, una ostilità che si manifesta sul piano sociale quando i cristiani operano per dare forma e sostanza agli "ideali evangelici", a cominciare da quello dell’amore per il prossimo, e dedicano la loro vita per i più deboli, per gli emarginati, per chi non ha nessuno che si occupi di loro. Nelle terre d’
India Madre Teresa di Calcutta è stata il simbolo di questo modo di intendere il "Vangelo" ed ha rappresentato tanti cristiani che nel mondo nulla chiedono se non di soccorrere gli altri, senza "contropartita", senza alcun ritorno utile. In questa azione cristiana che non lede nessuno, ma certamente offre una alternativa a ingiustizie, "discriminazioni", sofferenze che si perpetuano nel tempo, si avverte una critica all’esistente, all’egoismo individuale e ad equilibri sociali drammaticamente ingiusti. È questo "scandalo della carità" che oggi viene colpito in diverse parti del mondo, anche con la violenza estrema su intere comunità cristiane. Si può giungere, così, a dei veri e propri "progrom" che colpiscono i più impegnati nella attuazione del "Vangelo", mentre il silenzio di molti che assistono diventa un alleato prezioso per i persecutori.
Paradossalmente la "globalizzazione" potenzia gli strumenti di emarginazione o di persecuzione, e per questo pone il problema di come farvi fronte. La reazione cristiana alle "vessazioni" è sempre "non violenta" e di accettazione del male per testimoniare la propria fede, e così si è confermata oggi dovunque la violenza riesplode periodicamente senza distinzione di regimi politici. Ma occorre sapere che queste persecuzioni colpiscono tante altre cose preziose per l’umanità di oggi. Si mette a rischio il cammino dei "diritti umani" non solo perché vengono negati alle comunità cristiane, ma perché i "pubblici poteri" si rivelano impotenti, o restano inerti, anche quando le aggressioni sono annunciate o si svolgono sotto gli occhi di tutti.
Insieme ai "diritti umani" si mortifica quel "dialogo interreligioso" che resta una grande speranza per il genere umano, ma viene combattuto da un "estremismo" che utilizza simboli religiosi per colpirne altri, o si cela dietro un "nazionalismo" senza confini. Si cerca di ferire quel rapporto tra uomini di ogni fede che si è venuto costruendo a fatica, ma con successo, ad opera di
Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Si alimenta, infine, nella società un orientamento che mira ad usare il potere (locale o nazionale) per colpire i più indifesi, per mantenere i condizionamenti e le "catene" della povertà totale. Certamente, oggi c’è il pericolo che le affermazioni sul diritto di "libertà religiosa" in tanti Paesi restino "parole vuote", prive di significato perché nessuno sembra in grado di intervenire e di pretenderne il rispetto. Ma si corre il rischio che insieme alla voce dei cristiani sia soffocata la voce di chi attende un po’ di giustizia e di umanità. A questa situazione si dovrebbe dare una risposta credibile anche con gli strumenti del "diritto internazionale".