Altro che "irridere" la religione

RITAGLI     Un’etica superiore "antidoto" contro le crisi     DOCUMENTI

Carlo Cardia
("Avvenire", 15/10/’08)

La grande crisi dell’economia mondiale di questi giorni, con le sue cadute "vertiginose" e improvvisi recuperi, ha suscitato timori e paure che vanno al di là delle preoccupazioni immediate delle persone. Ai nostri occhi appaiono, istintivamente e confusamente, scenari che neanche vorremmo immaginare, e che possono incrinare le basi stesse della vita individuale e collettiva. Le cifre stanno lì, crudeli e spaventose, a dirci che un "castello di carte" sta crollando, e anche se non cade del tutto forse nulla sarà come prima.
Le parole dei politici per una volta non hanno nascosto la realtà, e appaiono sincere. La "débâcle" della finanza si ripercuote in tutto il mondo e ci vengono in mente, come dei "flash", scene che abbiamo visto nei "film" o letto nei libri. Paesi interi che devono ricominciare daccapo, altri che vedono svanire le speranze nel futuro. Riscopriamo le "distorsioni" del denaro, spesso considerato un bene da afferrare e consumare velocemente, ci rendiamo conto del suo valore in quanto frutto del lavoro, e del carattere effimero che "giochi finanziari" magari raffinatissimi tradiscono all’improvviso.
Affiora dentro di noi il desiderio che anche economia e finanza si pieghino a principi etici elementari, che un giorno risolveranno veramente la crisi che stiamo vivendo. Si affacciano poi le preoccupazioni, umanissime, che riguardano noi personalmente, i legami familiari, l’ambiente che frequentiamo, il timore di veder compromesso quanto è stato costruito in anni di impegno e fatica. Ci accorgiamo che la cosa più difficile per l’essere umano non è faticare per costruire, ma tornare indietro, rinunciare a beni ai quali ci eravamo abituati, vedere naufragare progetti nei quali credevamo. Di tutto questo parliamo con i familiari, con gli amici, quasi a cercare conforto e comunque condividere timori inespressi, fino a paventare quel "crac" finale che alcuni giornali hanno evocato con leggerezza, a volte con venature di "sadismo" più o meno volontarie. Ci rendiamo conto che le paure "ancestrali" che lievitano in noi si mischiano al desiderio di ritrovare delle certezze che diano nuova solidità interiore, permettano una ristrutturazione del vivere quotidiano, rinnovino la fiducia nel futuro.
Quante volte in questi giorni ci siamo ritrovati a dire a noi stessi, ai figli, ai ragazzi a scuola, che anche in ambito economico bisogna distinguere ciò che è importante da ciò che è effimero, che occorre fare, costruire, anche con legittima ambizione, ma senza indulgere alle illusioni "di carta", o cercare guadagni improvvisi e abnormi, che tutti dovrebbero rispettare regole elementari e conosciute. La sfiducia che ormai circonda i grandi "manovratori" della finanza internazionale ha fatto capire d’un tratto che la verità nei "bilanci" è necessaria per evitare tragedie, non si può tentare il tutto per tutto con il denaro degli altri, i controlli pubblici sono sempre necessari per non finire nel baratro. Cose semplici, ma non rispettate perché ritenute banali, o contrarie allo spirito rapace di certo "capitalismo". Eppure in quelle cose semplici sta il segreto dell’equilibrio tra "homo faber" e "homo ethicus".
Infine, la riflessione si piega su noi stessi. Quanti avranno pensato, anche senza dirlo agli altri, che in definitiva occorre puntare su ciò che nella vita si rivela stabile, su valori che non vanno in crisi, che anzi aiutano a superare anche questi momenti duri ai quali non eravamo abituati. Io credo siano molti, come altri avranno riflettuto sul fatto che i principi "etici" (nella famiglia, nel lavoro, anche nella gestione del denaro) costituiscono dei solidissimi "mattoni" che servono per edificare sulla roccia e non sulla sabbia. Qualcuno ha irriso ai richiami che sono stati fatti al ruolo che può svolgere la fede nella crisi attuale, senza accorgersi che finiva col dire ovvietà e rischiava di buttare a mare ciò che di più forte può coltivare l’uomo dentro di sé.
La fede, e la religione, non rialzano certo le "quotazioni" dei mercati, e ci mancherebbe altro. Ma la visione religiosa della società, intesa nella sua autenticità di impegno e di rispetto di una etica superiore, oltre a sostenere chi si trova in difficoltà eccezionali, sarebbe una delle più sicure garanzie contro il futuro ripetersi di crisi "micidiali" come quella attuale, contro il ripetersi di una sorta di "montagne russe" che alternano cadute rovinose a "rimbalzi" imprevisti. Se si crede veramente, l’etica e la religione non servono a consolare, ma spingono a fare e a fare bene. In questi giorni conviviamo con paure, angosce, improvvise speranze, e facciamo bene a non credere né a scenari "apocalittici", né che tutto si risolva d’incanto in poche ore. Ma queste paure possono farci fare un "esame di coscienza", e compiere un "salto di qualità" nella concezione della vita e delle sue priorità.