Tra le due "sponde" del Tevere

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di un rapporto speciale

Visita di Papa Benedetto XVI all'Ambascita d'Italia presso la Santa Sede...

Carlo Cardia
("Avvenire", 14/12/’08)

La "Santa Sede" tende ad avere rapporti con tutti i popoli del mondo, e con le diverse realtà politiche, per diffondere il proprio "messaggio religioso" e il solenne "magistero" sui "diritti umani". Ma le relazioni con l’Italia restano relazioni speciali per i vincoli storici, culturali, spirituali che uniscono il cattolicesimo al popolo italiano. Benedetto XVI ha voluto rinnovare questo legame particolare nella sua visita di ieri all’"Ambasciata d’Italia" presso la "Santa Sede", sottolineando nella sostanza che il rapporto tra le due "sponde" del Tevere può essere d’esempio per altri Paesi e nelle relazioni internazionali.
I segni della storia e della tradizione cristiana sono in Italia un po’ dappertutto, e Benedetto XVI nella visita alla "Cappella" dedicata a San Carlo Borromeo ha ricordato le tappe fondamentali della vita di questo Santo, che ha attraversato uno dei periodi più difficili ma anche più ricchi della "storia ecclesiastica". Da allora, la società contemporanea è profondamente mutata ma le sue esigenze primarie restano legate al bisogno di "spiritualità" dell’uomo, al sostegno e alla solidarietà che devono essere dati a tutti, a cominciare dai più deboli. Il Papa ha detto poi qualcosa di più importante, perché ha voluto in qualche modo rapportare l’Italia alla "missione universale" della "Chiesa Cattolica". Benedetto XVI ha inteso dare solennità al proprio intervento affermando che la distinzione tra Stato e Chiesa appartiene alla «struttura fondamentale del cristianesimo», e nell’ambito del cristianesimo la "laicità" dello Stato si è sviluppata ed ha potuto evolversi nelle sue forme storiche migliori. Si tratta di un riconoscimento impegnativo e ricco di conseguenze, perché l’autonomia delle sfere "spirituale" e "temporale" non soltanto è necessaria nell’epoca attuale che conosce tanti conflitti politici e religiosi, ma è decisiva per trovare quella "cooperazione" tra Stato e Chiesa dalla quale derivano frutti e benefici di diversa natura.
Nell’epoca della "multiculturalità", tutti avvertiamo che "libertà religiosa" e "laicità" dello Stato sono le basi indispensabili per un nuova legalità internazionale ed un giusto rapporto tra le religioni. Gli interventi del Papa a livello internazionale sono stati negli ultimi tempi particolarmente pressanti, per chiedere tutela e libertà per i cristiani in India, per condannare ogni forma di "terrorismo" che mina alla radice le relazioni tra i popoli, per affermare quei "diritti umani" contenuti in "carte" e "convenzioni internazionali" ma spesso ignorati o violati in tante parti del mondo, per affermare e tutelare il valore della vita contro gli egoismi e le concezioni "utilitaristiche" che emergono nelle società ricche.
L’insegnamento sui "diritti umani" non conosce soste nell’attività di Papa Ratzinger, il quale anche ieri ha evocato i «fondamentali principi etici» che hanno valore nella vita privata e pubblica e sono alla base dell’attività della "Santa Sede" per «promuovere la dignità della persona e il "bene comune" della società». Si tratta di un insegnamento che supera gli stessi confini della Chiesa ed assume un carattere universale valido in ogni angolo della terra. Probabilmente è questo il richiamo che può elevare il ruolo dell’Italia a livello internazionale, e che può essere svolto in collaborazione con l’impegno della "Chiesa Cattolica" a favore di tutti gli uomini. Da quando l’accordo tra Italia e "Santa Sede" ha messo fine alle "controversie" del passato, Roma è diventata il "crocevia" di una doppia "diplomazia", pontificia e italiana, che ha contribuito a volte a realizzare risultati storici, ad attenuare conflitti e favorire la pacificazione dei popoli, a favorire l’assolvimento delle funzioni umanitarie degli "organismi internazionali", a risolvere crisi particolari tra Stati. Oggi, le relazioni speciali che uniscono Italia e "Santa Sede" possono portare ad altri risultati. Possono difendere il valore della vita in tutte le sedi nelle quali è messo in discussione in forme più o meno esplicite, tutelare coloro che non hanno voce o capacità autonoma nei confronti di chi cerca di "svilire" i diritti delle persone, possono fare in modo che la dignità umana sia il punto di riferimento di "normative" e "attività internazionali" che restino all’altezza delle solenni "Dichiarazioni Universali" degli ultimi decenni.