Il bisogno di "resurrezione" è innato nell’uomo

RITAGLI   Immettere nella "storia" la forza di "ricominciare"   DOCUMENTI

Carlo Cardia
("Avvenire", 12/4/’09)

Quante volte una persona spera che tutto nella sua vita cambi, quasi sogna una "nuova nascita" per fare scelte buone, non ripetere gli errori compiuti. Quante volte un popolo spera in una "svolta storica", sogna un’epoca fondata sul rispetto dei "diritti" e sulla prosperità collettiva. L’Occidente intero, nella notte dei "totalitarismi", ha alzato gli occhi al cielo e ha pregato perché si affermasse sulla terra un nuovo "decalogo" sui "diritti umani", un nuovo "Sinai", che pacificasse gli uomini pentiti di aver violato le leggi del primo "Sinai". Nel cuore stesso del nostro Paese viviamo in questi giorni la "tragedia" di quanti hanno perso i famigliari, e tutto il resto, e vogliono credere nel futuro, in un nuovo inizio che dia speranza ai bambini, agli anziani, a chi non ha più nulla. Il bisogno di cambiamento e di "resurrezione" è innato nell’uomo, si manifesta in tanti modi: con l’anelito verso la giustizia, perché l’ingiustizia sia sconfitta, con l’attesa di una vita che nasce ed è piena di futuro, con la ricerca di qualcosa di profondo che non muoia mai. La "memoria" cristiana della "resurrezione" di Gesù ci ricorda ogni anno che il cambiamento è sempre possibile, è stato annunciato a tutti, è fondato su qualcosa che non può perire: sulla legge di un "amore" che si dona agli altri, non offende e non usa violenza, offre giustizia e "solidarietà", non si chiude nell’egoismo e si apre a "mete" più alte. Filosofi sommi come Kant ed Hegel hanno riconosciuto che queste parole fino ad allora non erano state mai pronunciate, e nessuno era morto in "Croce" per dar loro testimonianza. I più grandi interpreti della storia come Bloch e Croce hanno sostenuto che senza quelle parole l’umanità si sarebbe fermata, non sarebbe cresciuta, non avrebbe potuto aspirare ad unificarsi in una sola "famiglia". La storia è certamente piena di errori e "tragedie", "atrocità" senza fine, ma ogni volta queste sono state superate ricorrendo alle parole di Gesù che non hanno perso una "stilla" del loro valore, della capacità di convincere e attrarre le coscienze. Nell’uomo e nella società ci sono istinti negativi, a volte istinti di morte, perché non abbiamo fiducia e, anziché vivere in armonia con il "creato" e con gli altri, vogliamo imporre il nostro "io" sugli altri, su ciò che ci circonda. La "tentazione" apre il conflitto tra l’amore e l’indifferenza, la "rinuncia" e il "dominio", e si insinua tutti i giorni nella vita delle persone e della "collettività". Anche nel parlare quotidiano ci riferiamo a chi ha preso una strada "terribile", dicendo «ha perso sé stesso», «conduce una vita senza valori», utilizziamo senza accorgercene i semi della "sapienza cristiana" che è sedimentata in noi. I genitori sanno che la risposta per un figlio che si droga non è «lasciamolo fare», «diamogli la droga», ma al contrario, andiamogli incontro, aiutiamolo perché cambi, riprenda il cammino. Chiunque sa che l’aborto non è solo una "sconfitta" per la donna, è tristezza per tutti, anche per chi vi assiste da lontano.
Sappiamo che la risposta non è dire «l’aborto è un diritto», «ognuno faccia ciò che vuole», ma l’altra, aiutiamo chi è in difficoltà perché la nuova vita nasca, perché sia accolta con gioia, perché la gioia si sostituisca alla tristezza. Anche le
"calamità distruttive", con gli squarci di "angosce umane" che aprono davanti ai nostri occhi, spingono ad accorrere, soccorrere chi deve "ricominciare", a cambiare il nostro rapporto con l’ambiente e le "asprezze" della natura: un impegno grande per riportare la vita in condizioni più sicure dove oggi è solo silenzio e morte. Il mondo intero, nei giorni più cupi dell’attuale "crisi economica", ha quasi fatto un "esame di coscienza", scoprendo l’"effimero" dal quale si era fatto allettare, e la "sostanza" che aveva voluto distruggere. Ha formulato promesse e "buoni propositi" per risalire la china, parlando di nuovi "equilibri" perché l’economia non sia più governata da pochi paesi, né la ricchezza distribuita tra alcuni popoli escludendone altri. Sono cose belle e positive, ma se verranno abbandonate e prevarranno di nuovo egoismo e "avidità", non ci sarà ripresa, tutto tornerà come prima, incerto e "illusorio". Il cambiamento e la "trasfigurazione" sono fenomeni continui in natura, esercitano grande fascino nella mente e nella coscienza di ciascuno di noi, testimoniano la capacità della persona di superare sé stessa, di fare gesti grandi ed "eroici", ma hanno un "presupposto": che l’uomo ami la vita in tutti i suoi aspetti e voglia coltivarla, non vi si contrapponga pensando di essere lui il "padrone" della vita, dell’economia, degli altri. Se l’uomo vuole essere il "padrone" di ciò che gli è stato donato, vivrà un momento di "potenza" ma perderà se stesso.