Realismo e speranza nella lettera ai cattolici cinesi

RITAGLI    Proposta coraggiosa per fare un salto in avanti    SPAZIO CINA

Carlo Cardia
("Avvenire", 18/7/’07)

LETTERA ALLA CHIESA CATTOLICA DELLA CINA

In Cina si vive, si soffre, si cresce, come dovunque sulla terra. Ma con un’opportunità in più, perché il popolo più numeroso del pianeta sta vivendo una crescita tumultuosa nella quale il passato coesiste con il futuro, e spesso l’uno non si distingue dall’altro. Per questa ragione Benedetto XVI è intervenuto, con la recente "Lettera ai cattolici cinesi", prospettando una svolta storica che sia vantaggiosa per tutti. La Santa Sede attende che i governanti della Cina valutino il documento e in qualche modo rispondano ai suoi interrogativi e alle sue proposte. La fede e la Chiesa chiedono solo il rispetto della libertà e della dignità umana alla più grande nazione del mondo che si sta sviluppando dal punto di vista socio-economico, con alcune aperture all’Occidente e agli altri popoli. In questa prospettiva il Papa ha parlato a tutti i protagonisti in campo, ai vescovi e ai presbiteri, al popolo di Dio e al governo. E si è rivolto alla Cina per riannodare un rapporto avviato da secoli, irrobustito dalle prime intuizioni "multiculturali" di Matteo Ricci e dei missionari gesuiti, senza mai esaurirsi nonostante le difficoltà, e le persecuzioni che i cattolici hanno subito. Il Pontefice si sofferma sulle difficili relazioni tra il cattolicesimo e ciò che resta dell’ultimo importante regime di quel comunismo che ha sconvolto quasi tutto il Novecento. In Cina il comunismo c’è ancora a livello pubblico, ma la società sta maturando in tanti settori e la libertà religiosa è ormai una delle esigenze più sentite dai credenti, e dalle nuove generazioni. Le persecuzioni non sono finite, anche se una certa tolleranza ha preso il posto delle campagne antireligiose di un tempo. Ma la Chiesa subisce ancora il peso del regime perché questo, come già avvenuto in alcuni Paesi dell’Europa comunista, ha provocato la divisione della comunità cattolica, sostenendo una sorta di Chiesa patriottica e intervenendo nell’ordinazione dei vescovi. Molti vescovi legittimi sono ancora oggi nella clandestinità, anche se alcuni di quelli ordinati illegittimamente hanno chiesto e ottenuto di ripristinare la comunione con Roma. Le ferite storiche non sono ancora sanate. Il documento pontificio contiene passi coraggiosi ed una proposta organica per fare un salto in avanti. Esso invita alla comprensione e alla riconciliazione, nella comunità cattolica e con il governo, si rivolge alle istituzioni pubbliche ricordando che la Chiesa vuole svolgere liberamente la sua missione religiosa e spirituale e contribuire così al bene della società. Per ottenere questo risultato Roma è pronta a discutere con il governo tutto ciò che è necessario per stabilire regolari rapporti, assicurando la sua estraneità alla gestione politica, ferma restando l’esigenza del rispetto dei diritti umani. Nella lettera, però, c’è un punto chiarissimo. La richiesta del rispetto della libertà religiosa è per tutti, perché la libertà religiosa è il fondamento delle libertà di ogni persona. È la base e il presupposto di una società più aperta che riconosca e rispetti la dignità umana. La Chiesa offre il suo disinteressato servizio per il bene dei cattolici e per quello di tutti gli abitanti del Paese. E la speranza che in Cina sviluppo economico ed evoluzione civile e morale crescano insieme, è una speranza per il mondo intero. I richiami della lettera alle persecuzioni sono diversi, ed hanno nel sottofondo una convinzione che è scritta nel "Dna" del cristianesimo. I martiri e i perseguitati, in Cina e in altri paesi e continenti, hanno sempre preparato e anticipato un’epoca nuova, di affermazione della libertà e di crescita della spiritualità. Se la storia, come afferma Benedetto XVI, passa per vie spesso indecifrabili, agli uomini spetta lavorare perché raggiunga traguardi positivi per tutti. Potrebbe essere questa la base per una azione che veda impegnati Stati e governi, popoli e individui, nell’affrontare i problemi dell’epoca attuale, che soffre ancora oggi per l’eredita del comunismo ma anche per l’insorgere di nuovi fondamentalismi. Realismo, speranza e utopia, si amalgamano in un linguaggio universale che offre alla Cina e al mondo un messaggio di fiducia che resta alla base dell’azione della Chiesa nella storia.