I giovani di Loreto e noi adulti

RITAGLI    Non chiedevano nulla    DOCUMENTI
ma hanno parlato forte

Carlo Cardia
("Avvenire", 5/9/’07)

Il dialogo tra il Papa e i giovani, che non ha nascosto nulla delle gioie e delle sofferenze della vita, della speranza cristiana, dei dubbi della fede, dovrebbe essere ascoltato e riletto da chi non era a Loreto, soprattutto dagli adulti. Perché dice tante cose sull'esperienza umana e sulla nostra società, che crediamo di conoscere ma di cui ignoriamo alcune profondità. I giovani che stavano a Loreto non sono diversi dagli altri, conoscono e vivono i problemi di tutti i giorni, le fatiche e i successi della famiglia, i fallimenti della droga, le sofferenze della solitudine e delle discriminazioni. Ne hanno parlato al Papa per ascoltare le sue parole, le sue riflessioni. Però, quei giovani sono anzitutto una comunità di fede, che si riconosce in un orizzonte più ampio di valori e di ricerca di senso della vita. Questi giovani vivono in mezzo a noi, partecipano alle vicende sociali, culturali, politiche, ma con una identità che dona un "supplemento" di serenità e forza a loro e a chi li incontra. Il Papa non ha eluso nessuna domanda. A cominciare dai dubbi della fede, che appartengono all'esperienza più intima di chi crede. Il riferimento esplicito è stato a Madre Teresa di Calcutta, ma le parole di Benedetto XVI erano dirette a chi vive il cristianesimo oggi. Perché i dubbi della fede possono venire da più parti, non sono qualcosa di cui vergognarsi o da cui farsi abbattere. Nasce un dubbio quando la giustizia viene sconfitta, vicino a noi o in altre parti del mondo, e sembra allora che prevalga l'iniquità. Quando la quotidianità ci presenta la banalità e la mostruosità del male, la sua temporanea vittoria, possiamo scoraggiarci e dubitare che esista una volontà superiore che conduce al trionfo del bene. Si avverte l'aridità quando si "appannano" le certezze interiori e si fa sentire la complessità dell'anima. Le parole del Papa non sono state consolatorie. Benedetto XVI ha ricordato che la fede rende forte la persona, ma chiede di essere vissuta con fiducia e impegno. Il Papa ha ricordato che la fede non è "tecnica" di rasserenamento, è fonte di gioia ma anche esigente e coinvolgente. È fonte di gioia, perché allarga l'orizzonte del cuore umano, permette alla mente dell'uomo di concepire l'inconcepibile, di sognare ciò che più intimamente si desidera, sapendo che a Dio tutto è possibile. È esigente, perché propone valori duraturi, non effimeri, che chiedono a tutti di cambiare se stessi, ai giovani di cambiare il mondo. La fede non allontana dal mondo, ma chiede di viverci in modo diverso. Su un punto le parole di Benedetto XVI hanno toccato di più chi le ascoltava. Quando ha detto che non esistono "periferie" nel mondo, e nella Chiesa. Dove si pone al centro l'uomo la periferia scompare, come scompare dovunque la solidarietà e l'amore per il prossimo cambiano la vita di un individuo, diventano forza che modifica i rapporti tra gli uomini. Il successore di Pietro ha detto che nella Chiesa non esistono luoghi privilegiati o marginali, perché ovunque è presente lo Spirito, lì è il centro della Chiesa e della comunità cristiana. I luoghi abbandonati vanno riconosciuti e riempiti ovunque si trovino, perché spetta ai giovani abbattere le ingiustizie, considerare l'uomo come fine invece che strumento, cambiare ciò che va cambiato, anche andando controcorrente. Spetta ai giovani cancellare le "periferie" del mondo. Questo impegno non è lontano dalla dimensione di fede, ma ne costituisce come un "corollario", una conseguenza naturale. Credere vuol dire rispondere ad un invito che chiama ad un impegno, e l'esempio dell'annunciazione è stato offerto perché giovani e adulti vivano il fascino di Maria che alimenta la spiritualità cristiana in ogni angolo della terra. Questi giovani riuniti a Loreto non hanno chiesto nulla alla società, alla politica, ai potenti. Eppure la loro voce è stata più forte di qualunque rumorosa richiesta. Nelle loro parole, nei loro canti, nei loro comportamenti, c'era una sete di valori, religiosi e umani, che non può non interrogare gli adulti, la società e anche la politica.