Intervista al segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede,
Dominique Mamberti

RITAGLI   «Siamo certi dell'accoglienza dei turchi»   DOCUMENTI

Gianni Cardinale
("Avvenire", 26/11/’06)

Nella Terza Loggia del palazzo apostolico, dove svolgono la loro missione i "diplomatici" della Santa Sede, si continua a seguire con attenzione gli ultimi dettagli riguardanti l’ormai imminente viaggio di Benedetto XVI in Turchia. Con attenzione, ma anche con un certo ottimismo, nonostante le notizie non sempre incoraggianti che i mezzi di comunicazione diffondono da Ankara e dintorni. Alla vigilia di questo importante viaggio pontificio "Avvenire" ha posto alcune domande all’arcivescovo Dominique Mamberti, il Segretario per i Rapporti con gli Stati, il "ministro degli esteri" della Santa Sede. Quella che segue è la prima intervista concessa da monsignor Mamberti da quando ha preso possesso del suo nuovo incarico.

Eccellenza, le ultime notizie provenienti dalla Turchia hanno destato allarme nella Santa Sede riguardo il prossimo viaggio del Papa?

Posso assicurare che la preparazione dell’importante e ormai imminente viaggio del Santo Padre in Turchia procede come previsto. Di fronte agli episodi a cui lei fa riferimento e che potrebbero suscitare qualche comprensibile timore, la Santa Sede ha già reagito nel senso di non amplificarli oltre la loro reale consistenza. Sono certo che la società turca, nell’insieme, non mancherà di dimostrare ancora una volta la sua tradizionale accoglienza verso l’illustre Pellegrino di pace e di dialogo, che si reca in quel Paese sulle orme dei suoi Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II e nella memoria del Beato Giovanni XXIII.  Non dubito, d’altra parte, che le Autorità civili hanno predisposto tutto quanto è necessario per garantire la sicurezza e un tranquillo svolgimento della visita.

I mass-media enfatizzano il fatto che alcune autorità, a partire dal premier, non incontreranno il Papa per parlare di fuga dal Pontefice. Davvero è così?

Il Papa incontrerà il presidente della Repubblica, che l’ha invitato in Turchia, e il direttore per gli Affari Religiosi. Per quanto concerne gli incontri con altre personalità politiche, credo che dobbiamo semplicemente attenerci alle spiegazioni da loro fornite, anche se, stando alle ultime notizie, non sembra che sia stata presa una decisione definitiva in proposito.  Desidero però sottolineare come l’incontro del Santo Padre con i più alti responsabili politici di una nazione, sia che avvenga in Vaticano sia che si realizzi nel corso dei viaggi apostolici, costituisce sempre una opportunità preziosa, e perciò da valorizzare, di scambio e di collaborazione a beneficio del Paese interessato e a favore della pacifica e fruttuosa convivenza degli uomini.

Esiste una posizione della Santa Sede sulla questione dell’ingresso della Turchia in Ue? Qual è?

Non risulta che la Santa Sede abbia espresso una posizione "ufficiale" in merito. Essa, ovviamente, segue con grande interesse la questione e rileva che il dibattito da tempo in corso e le posizioni in favore o contro l’ammissione della Turchia nell’Unione Europea manifestano che la posta in gioco è di estrema rilevanza.
Certo, la Santa Sede ritiene che, in caso di adesione, il Paese debba rispondere a tutti i criteri politici convenuti al Vertice di Copenhagen del dicembre 2002 e, per quanto riguarda più specificamente la libertà religiosa, alle raccomandazioni contenute nella decisione relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato per l’adesione della Turchia del 23 gennaio 2006 ("Council Decision of 23 January 2006 on the principles, priorities and conditions contained in the Accession Partnership with Turkey").

È stata mai presa in considerazione l’ipotesi di annullare il viaggio?

A mia conoscenza, mai il Santo Padre Benedetto XVI ha mostrato ripensamenti sulla decisione di recarsi in Turchia ed è lieto di poterlo fare tra qualche giorno.  Alla luce di quanto da Lui stesso affermato circa i suoi viaggi apostolici, suppongo che, su ogni altra considerazione, abbia prevalso il significato da Lui attribuito a questa visita e le finalità che con essa egli si prefigge di raggiungere.

Il Patriarca Bartolomeo ha invitato il Papa a parlare in favore delle minoranze religiose. Verrà accontentato?

Ritengo superfluo osservare quanto al Santo Padre stia a cuore il diritto alla libertà religiosa, garantito innanzitutto a livello di legislazione degli Stati, in linea con quanto disposto dai relativi strumenti internazionali, e poi tradotto nella amministrazione e nella concretezza del tessuto sociale. È un tema che egli non tralascia mai di sollevare con tutti gli interlocutori, quando se ne presenta l’occasione, convinto com’è che solo il suo autentico rispetto potrà assicurare la realizzazione di una convivenza giusta e pacifica all’interno di una nazione e fra le nazioni. Immagino che lo farà anche nel corso della prossima visita, a partire dal fatto che la Costituzione turca garantisce a tutti i suoi cittadini la libertà di religione e ne assicura l’esercizio, esprimendo l’auspicio che ciò possa realizzarsi secondo le esigenze proprie di ciascuna comunità religiosa, anche minoritaria.

L’ormai celebre discorso di Regensburg potrà influenzare negativamente il viaggio del Papa?

Certo, quanto è avvenuto nello scorso settembre non potrà non avere un influsso sul viaggio del Santo Padre, ma io direi piuttosto in positivo, nel senso cioè che rende ancora più opportuno e significativo questo viaggio, nel corso del quale il Santo Padre potrà ribadire quello che ha già detto, chiarendo il suo pensiero, circa la stima nei confronti dei musulmani, la volontà del dialogo – che non è stagionale – la possibilità di collaborazione a servizio dell’uomo e della sua causa, superando incomprensioni e malintesi.

Insomma, qual è il vero significato di questo viaggio? Ecumenico? Interreligioso? Diplomatico?

È tutto insieme. Bisogna, pertanto, evitare di introdurre indebite separazioni.  Se si può fare qualche sottolineatura, oltre a quanto detto più sopra circa le relazioni interreligiose, ricorderei che con questo viaggio il Santo Padre Benedetto XVI intende innanzitutto rispondere all’invito del Patriarca Bartolomeo I, rivoltogli all’indomani della sua elezione, e rendere una visita fraterna a una Chiesa sorella per promuovere sempre più i rapporti ecumenici verso il ristabilimento di quella piena unità che è l’ardente desiderio di Gesù alla vigilia della sua passione e che Benedetto XVI ha indicato come una delle priorità del suo Pontificato. Né tralascerei la dimensione dell’atteso e affettuoso incontro con la locale comunità cattolica, la cui presenza rimonta ai tempi della predicazione apostolica e che si sente parte viva del Paese, partecipe delle sue vicende e desiderosa di contribuire al bene comune.  Il Papa va in Turchia per confermarla nella fede, esprimerle la solidarietà della Chiesa universale e incoraggiarla nelle sue difficoltà.