ISLAM E CRISTIANI

I temi teologici, il "nodo" della reciprocità, la possibilità di cambiare fede religiosa.
Dopo l’incontro in Vaticano con la rappresentanza dei 138 «saggi» musulmani,
il bilancio del cardinale che presiede il "Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso".
Tra soddisfazione e realismo.

RITAGLI     «Dialogo senza tabù»     DOCUMENTI

Card. Tauran: «Anche la libertà religiosa nel confronto con l’islam».
 «Il dialogo "islamo-cristiano" non è cominciato, né si esaurisce con la "Lettera" dei 138.
È una strada che prosegue dal "dopo-Concilio".
E si articola anche in colloqui regolari con altre realtà del mondo musulmano».
«Non tutti i musulmani hanno recepito il "Discorso di Ratisbona" in maniera negativa.
Il rapporto tra fede e ragione sarà prossimamente oggetto di approfondimento,
con alcuni "partner" islamici del nostro "dicastero"».

La Chiesa e l'Islam: un dialogo fecondo...

Gianni Cardinale
("Avvenire", 13/3/’08)

«Indubbiamente è stato un dialogo che si è svolto in un clima di franchezza, di grande cordialità, di ascolto benevolo, che fa ben sperare per il futuro». Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del "Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso", è particolarmente soddisfatto per il primo incontro incontro avuto la settimana scorsa con una delegazione dei "firmatari" dell’ormai celebre "Lettera aperta" «A common word», sottoscritta originariamente da 138 "saggi" islamici. Il porporato francese ha accettato di rispondere ad alcune domande di "Avvenire" sullo svolgimento e le prospettive di questo primo appuntamento.

Eminenza, lei ha detto che si è trattato di un dialogo "franco". Nel linguaggio "diplomatico", che lei ben conosce, "franco" vuol dire si è trattato di un confronto vero, "dialettico"…

D’altronde il dialogo si fa tra chi la pensa in modo diverso. O no? Comunque i toni sono stati sempre civili e cordiali.

In questo primo appuntamento è stato preso l’impegno di creare un "Catholic-muslim forum". Quali saranno i criteri per nominare i partecipanti?

Da parte nostra sceglieremo personalità ecclesiastiche e accademiche che hanno una conoscenza diretta, e anche maturata sul campo, dell’islam e dei musulmani.

Qual è il livello di rappresentatività nel mondo musulmano degli "interlocutori" incontrati nei giorni scorsi?

Sono personalità qualificate e ben rappresentative dei "firmatari" della "Lettera" «A common word», i quali, a loro volta, rappresentano una "fetta" importante, anche se non "esaustiva", dell’‘intellighenzia" islamica.

La creazione di questo "Catholic-muslim forum" sostituisce le altre forme di dialogo con altre realtà organizzate del mondo musulmano già in campo da tempo?

Non vorrei che si possa dare l’impressione che il dialogo "islamo-cristiano" è iniziato con la "Lettera dei 138". Né che si esaurisce con esso. Non è così. È dal "dopo Concilio" che c’è questo dialogo "istituzionalizzato", che si articola anche con dei colloqui regolari con altre realtà islamiche. Due settimane fa, ad esempio, sono stato in Egitto ad "Al-Azhar", la più autorevole istituzione islamica. A fine marzo poi qui a Roma avremo un incontro con la "World Islamic Call Society" della Libia, in aprile avrà luogo sempre qui a Roma un colloquio con gli iraniani, e a maggio saremo ad Amman, per un incontro con il "Royal Institute for Inter-Faith Studies".

Lei è stato criticato per ritenere che un dialogo "teologico" sia impossibile tra cristiani e musulmani. Queste critiche le hanno fatto cambiare idea?

Faccio notare che il primo dei due "sotto-temi" che verranno discussi nel primo Seminario su "Amore di Dio, amore del prossimo" del "Catholic-muslim forum", che si terrà a novembre qui a Roma, sarà dedicato proprio ai "Fondamenti teologici e spirituali" di questo amore. Nessuna "preclusione" quindi.

Ha notato tra gli interlocutori islamici una intenzione seria di discutere anche temi riguardanti la "libertà religiosa", compresa la libertà di cambiare religione?

Anche in questo caso faccio notare che il secondo "sotto-tema" del prossimo incontro di novembre sarà "La dignità umana e il rispetto reciproco". E mi sembra ovvio che la "libertà religiosa", compresa la libertà di cambiare religione, faccia parte della dignità umana. Ma, anche se le sensibilità su questo punto sono ancora diverse, mi sembra importante che nessun tema debba rimanere "tabù" in un dialogo aperto e rispettoso dell’altro. Speriamo con frutto e con "ricadute" pratiche.

Come valuta l’imminente inaugurazione di una Chiesa, la prima, in Qatar?

È un gran bel segnale. Un gesto di rispetto da parte dell’"emiro", che ha già manifestato la sua buona "predisposizione" verso i cristiani e i cattolici, in particolare anche allacciando i rapporti "diplomatici" con la Santa Sede. È anche un esempio da seguire da quei Paesi che ancora non permettono ai cristiani, e ad altri credenti, di poter avere un proprio luogo di culto. Anche se sono in centinaia di migliaia.

Si riferisce all’Arabia Saudita?

"Intelligenti pauca". I diritti umani, nella loro totalità, sono per tutti, dappertutto.

Recentemente in Olanda è esploso il caso di un "film" che paragona il "Corano" al "Mein Kampf" di Hitler. Cosa pensa a riguardo?

Non ho visto il "film" ovviamente. Ma se c’è questo paragone, lo giudico un paragone di grande "volgarità". Un conto è poter valutare in maniera razionale, obiettiva e "critica" alcuni aspetti di una religione o alcune dichiarazioni di esponenti di questa religione, il che è ovviamente ammissibile. Un conto però è offendere e "irridere" la sensibilità religiosa di un popolo, con accuse generali o che toccano gli aspetti più "sacri" di una religione. Questo è inammissibile. Lo abbiamo ribadito anche nel "comunicato finale" rilasciato dopo l’incontro avuto ad "Al-Azhar", dove è stato citato quanto detto dal Papa al nuovo ambasciatore del Marocco nel 2006, e cioè: «Al fine di favorire la pace e la comprensione tra i popoli e gli esseri umani, è necessario che le loro religioni e simboli siano rispettati, e che i credenti non siano oggetto di provocazioni che causano danno al loro impegno e ai loro sentimenti religiosi».

Nella "conferenza stampa" successiva all’incontro della settimana scorsa, uno dei partecipanti di parte islamica ha criticato di nuovo il "Discorso" del Papa a Ratisbona

Guardi, innanzitutto questa nuova fase del colloquio con i musulmani è dovuto proprio al "Discorso di Ratisbona". Non tutti i musulmani hanno recepito il "Discorso di Ratisbona" in maniera negativa. Il rapporto tra fede e ragione sarà prossimamente oggetto di approfondimento con alcuni "partner" musulmani del nostro "dicastero". Poi il Santo Padre ha spiegato molto bene quale fosse una corretta interpretazione di quel "Discorso".
Durante l’incontro di "Al-Azhar", per dare un esempio, nessuno ne ha fatto il minimo cenno.

Quale può essere la "ricaduta" di questa nuova fase del dialogo "islamo-cristiano" per le comunità cristiane del Medio Oriente?

Il problema è quello di sapere se questo nuovo clima di dialogo passerà dal livello "teorico-intellettuale" a quello pratico, se cioè avrà delle "ricadute" sul piano sociale e politico. Spero che ciò sarà un impegno comune.

Cosa pensa dell’ipotesi che uno scrittore islamico possa scrivere sull’"Osservatore romano"?

Mi sembra di aver capito che l’ipotesi potrebbe essere realtà tra pochi mesi. Ciò farebbe onore all’"Osservatore Romano" e allo scrittore che accetterebbe di far comparire la sua "firma" sul quotidiano della "Santa Sede". E sarebbe anche uno stimolo, un invito alla "reciprocità", in modo tale che anche autori cristiani possano scrivere per pubblicazioni islamiche…

A proposito del principio della "reciprocità". Ne avete discusso con i rappresentanti dei 138?

Certamente. Ne abbiamo parlato anche nel corso dell’incontro avuto in Egitto ad "Al-Azhar". Abbiamo fatto presente che finora questo principio, nonostante alcune frasi del "Corano" che ne giustificherebbero l’applicazione, non viene sempre rispettato nei fatti. Speriamo bene per il futuro.