IL DRAMMA IRACHENO

«Comunque, siano terroristi o "banditi" comuni, il risultato è lo stesso:
i cattolici, sono colpiti e sono le vittime speciali dell’Iraq di oggi».
In un territorio che li ha visti sempre presenti.

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«I cristiani iracheni
rischiano di scomparire»

È un dato di fatto che le autorità, pare,
non riescano a garantire il minimo di sicurezza indispensabile
per una vita normale dei cristiani, ma anche dei musulmani.
Eppure c’erano stati dei piccoli segnali di normalità.

La croce della Chiesa di Mosul, tra i venti della guerra...

Gianni Cardinale
("Avvenire", 15/3/’08)

Il cardinale Leonardo Sandri, nato in Argentina da genitori "emigrati" dalla provincia di Trento, dal giugno dello scorso anno è il Prefetto della "Congregazione per le Chiese orientali". In precedenza, dal 2000, è stato "Sostituto per gli affari generali" della "Segretria di Stato". "Avvenire" gli ha posto alcune domande sulla drammatica fine dell’arcivescovo di Mosul dei caldei, Paulos Faraj Rahho.

Eminenza, si è capito come è avvenuta la morte dell’arcivescovo di Mosul dei caldei?

Non è ancora chiaro. Ma è evidente che monsignor Rahho è morto in conseguenza, diretta o indiretta ha poca importanza, del rapimento. E si tratta di una morte avvenuta dopo che lui aveva guidato il "pio esercizio" della "Via Crucis". Una morte che sembra avere le caratteristiche di un vero e proprio "martirio".

Sono stati "banditi" o terroristi a rapirlo?

Non si sa bene. Anche se dalle informazioni che provengono dal nunzio, dal patriarca e dai vescovi caldei, sembra che possa trattarsi più che altro di banditi che operano nella "caotica" situazione irachena a fini di estorsione, per ottenere un riscatto. Comunque, siano terroristi o banditi comuni il risultato è lo stesso: i cristiani, i cattolici, sono colpiti e sono le vittime "speciali" dell’Iraq di oggi. Con la conseguenza che essi rischiano di "sparire", in un territorio che li ha visti sempre presenti fin dai tempi "apostolici".

Ma è tutto frutto del "caos" iracheno o c’è un disegno preciso per "espellere" i cristiani dall’Iraq?

Non credo che ci sia un disegno esplicito, una precisa "strategia", ma sembra chiaro che in Iraq avanzi una "discriminazione" nei confronti dei cristiani, dei cattolici: i quali, pertanto, a motivo di un comprensibile istinto di "conservazione", si sentono costretti a emigrare dalla terra dei loro padri.

Qual è la causa della situazione attuale?

Certamente la causa immediata è la situazione creatasi in conseguenza della guerra, che ha determinato un contesto in cui il "pusillus grex" dei cristiani rischia di scomparire. Se questo, Dio non voglia, accadesse allora scomparirebbe quella realtà "multireligiosa" e "multiculturale" che è sempre stato l’Iraq.

È possibile fare un paragone tra la situazione precedente e quella attuale?

Qualcuno dice che i cristiani stavano meglio con Saddam Hussein. Certamente quello era un regime dittatoriale che non rispettava alcuni diritti umani di base, soprattutto degli oppositori. Ma in effetti non si può negare che durante quel regime la Chiesa poteva, ad esempio, condurre normalmente la propria vita "liturgica", e non doveva temere per la vita dei propri "pastori" come avviene purtroppo oggi.

C’è anche una responsabilità delle autorità politiche irachene e delle "forze di occupazione" nella mancanza di sicurezza dei cristiani iracheni?

È un dato di fatto che le autorità, pare, non riescano a garantire il minimo di sicurezza indispensabile per una vita normale, per i cristiani ma anche per i musulmani. C’erano stati dei piccoli segnali di un ritorno alla normalità, mi dicono che era stato organizzato addirittura un "campionato di calcio", ma le ultime notizie non promettono niente di buono.

Lei era tra i più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II, che fece il possibile per "scongiurare" la guerra in Iraq…

Ricordo benissimo il suo "appello" drammatico, coinvolgente, durante un "Angelus". Parlando "a braccio", improvvisando, disse che lui, anziano, aveva vissuto la guerra, sapeva cos’era e cosa comportava, e per questo si appellava ai più giovani governanti gridando il suo "no" alla guerra che stava per essere scatenata. Non fu ascoltato. Purtroppo. I governanti decisero altrimenti. In buona fede, voglio supporre. Ammesso che possa esistere una guerra fatta "in buona fede".

Giorni fa il patriarca maronita Sfeir ha lanciato un "grido d’allarme" per le sorti dei cristiani in Libano

Ho letto. Il Libano è, e spero che si possa continuare a usare il verbo "essere" al presente, un esempio di Paese relativamente "prospero" in cui i cristiani hanno un ruolo numericamente e politicamente ancora rilevante. Ma anche lì tutto rischia di "svanire". Anche da lì i cristiani fuggono.

Un’altra situazione delicata per i cristiani è la Terra Santa

L’ho visitata per una settimana poco tempo fa. Debbo dire che a Gerusalemme, a Nazareth e a Betlemme la situazione sembrava tranquilla. C’erano, grazie a Dio, molti pellegrini. E questo è un buon segno. Certo dover attraversare il "muro" per andare a Betlemme spacca il cuore… Senza contare poi che a centocinquanta chilometri, a Gaza, morivano bambini a causa dei "raid" israeliani in risposta al lancio dei razzi palestinesi. Una tragedia che ci ha fatto implorare, nelle preghiere recitate a Gerusalemme, una pace duratura tra i due popoli.

Cosa rende difficoltosa la vita dei cristiani in Terra Santa?

Da una parte una certa "pressione" operata da alcuni settori della comunità islamica crea non pochi problemi. Dall’altra alcuni problemi "giuridici" non risolti con le autorità dello Stato israeliano – penso ai "visti" per i sacerdoti concessi col "contagocce" e all’ipotesi che alle istituzioni ecclesiastiche siano revocate esenzioni fiscali storicamente acquisite – possono di fatto "soffocare" la presenza dei cristiani nella "Terra di Gesù". In questo caso ci vorrebbe un po’ di buona volontà da parte delle autorità. Si tratta in realtà di opere che vanno a vantaggio non della sola Chiesa ma di tutta la società e favoriscono un clima di pace.

Il quadro della presenza cristiana nel vicino Oriente che viene dalle sue risposte sembra piuttosto "desolante". C’è qualche "spiraglio" di luce?

In effetti umanamente parlando è così. Confidiamo però con grande speranza che il Signore ascolti le nostre preghiere. E invitiamo tutti i cristiani del mondo ad approfittare della "Settimana Santa" per pregare più intensamente il Signore per la pace e il benessere dei cristiani, e dei non cristiani, del Medio Oriente. La speranza sta nella potenza della Croce e della Risurrezione di Gesù.