IN FESTA CON PIETRO

Benedetto XVI torna, per la prima volta da Pontefice,
nell’"Abbazia" dov’è stato in numerose occasioni.
Una visita alla radice del "carisma benedettino", breve ma dal valore molto grande.

RITAGLI     Oggi il Papa a Montecassino     DOCUMENTI
nella casa di San Benedetto

L’Abate Dom Pietro Vittorelli: «Un viaggio nel cuore "cristiano" d’Europa».

Pellegrinaggio del Papa a Cassino, nella terra natale di San Benedetto! L'Abbazia di Montecassino (Frosinone)...

Dal nostro inviato a Cassino (Frosinone), Gianni Cardinale
("Avvenire", 24/5/’09)

«Quella a Montecassino e a Cassino di Benedetto XVI è una visita storica ed emblematica del Pontificato. Non è infatti un caso che il Papa abbia scelto il nome del Santo Patrono d’Europa legandolo anche alle radici cristiane del nostro Continente». Dom Pietro Vittorelli, da meno di due anni è il giovane – deve ancora compiere 47 anni – Abate di Montecassino, e non nasconde la sua trepidazione e la sua gioia per l’attesa visita di un Pontefice che ha mostrato più volte, oltre che nella scelta del nome, il proprio legame col "carisma benedettino". «Penso in particolare – ci dice in questa intervista ad "Avvenire" – alla lezione mirabile che tenne nel Settembre dello scorso anno a Parigi nel "College des Bernardins", un vero manifesto "benedettino" di questo Pontificato, che ha affascinato il mondo della cultura francese che sappiamo non essere un interlocutore facile...». «Quando – continua Dom Vittorelli – pochi giorni dopo, insieme agli altri Abati, sono sono stato ricevuto in Udienza dal Papa a Castel Gandolfo, l’ho ringraziato per quello splendido discorso e lui, interrompendomi, ha detto che era "tutto intessuto di spiritualità benedettina". Era proprio così».

Padre Abate, come è nata l’idea di questa visita?

Era un nostro grande desiderio avere Papa Benedetto nella casa di San Benedetto. Dopo la mia elezione mi sono subito premurato di invitarlo, confortato anche dal fatto che il Cardinale Joseph Ratzinger aveva già avuto una lunga frequentazione con la nostra Abbazia.

Quindi si può dire che Benedetto XVI è già di casa...

In effetti già nel 1992 l’allora Cardinale Ratzinger venne con il fratello, Monsignor Georg, che è un musicista, e accompagnati dal nostro anziano organista, che ancora vive, ebbero modo di visitare e provare gli organi dell’Abbazia. Poi tornò, accompagnato da Monsignor Josef Clemens, per presentare alla nostra comunità diocesana il "Catechismo della Chiesa Cattolica". Nel 2000 il futuro Benedetto XVI è stato poi una intera settimana in Monastero per i colloqui col giornalista Peter Seewald, da cui è nato il "libro-intervista": "Dio e il mondo". Quindi nel Novembre 2004, pochi mesi prima dell’elezione a Pontefice, ha celebrato una Messa per i membri della "Pontificia Accademia delle Scienze", che erano in "Assemblea Plenaria". Quindi davvero il Papa è di casa qui da noi.

Come avete preparato questa visita?

Con la preghiera e con le buone opere. Ci sono stati vari eventi culturali e ultimamente abbiamo organizzato anche un importante Convegno sull’emergenza educativa, un tema che come è noto sta particolarmente a cuore al Papa, a cui hanno partecipato molti giovani studenti e docenti. Mentre Venerdì ho presieduto una "liturgia penitenziale" in preparazione a questa straordinaria "celebrazione eucaristica" per l’Ascensione col Papa.

Quale è il legame tra i Papi e l’Abbazia?

Nel preparare il mio discorso di saluto al Papa, ho riflettuto su quale poteva essere il filo comune che unisce le tante visite dei Pontefici nella nostra comunità e mi sono accorto che questo filo può essere legato a tre verbi: fondare, costruire, edificare. Montecassino, infatti, come è noto, è stata più volte distrutta e altrettante volte è stata riedificata. E spesso sono stati i Papi a presiedere le cerimonie con cui il nostro Monastero riprendeva a vivere pienamente. E a ridare così anima a quanto era stato ricostruito dagli uomini.

Quali sono stati gli ultimi Pontefici a visitare l’Abbazia?

Senza andare più indietro nella storia voglio ricordare che Giovanni XXIII, che era stato qui come Patriarca di Venezia, aveva fissato la data del 23 Maggio 1963 per riconsacrare la Basilica completamente ristrutturata dopo la terribile distruzione del 1944, ma purtroppo cadde malato e non poté venire. Fu Paolo VI quindi a inaugurare il nuovo Monastero, il 24 Ottobre 1964. Giovanni Paolo II poi è venuto due volte: nel 1979, poco dopo essere stato eletto, e poi nel 1980 per il 1500° Anniversario della nascita di San Benedetto.

Quale è il clima di attesa per la visita di Benedetto XVI?

C’è un fremito, c’è una trepidazione evidentissima. Di preghiere e di opere. Dall’Abbazia abbiamo potuto vedere i preparativi in città, perché per la prima volta un Papa celebrerà l’Eucaristia a Cassino e all’aperto. E dal giorno dopo, la grande Piazza centrale dove si svolgerà la Messa verrà intitolata proprio a Benedetto XVI. Ma soprattutto c’è attesa su quello che il Papa dirà ai giovani, alla popolazione e anche alla nostra "comunità monastica" e ai numerosi Monaci che giungeranno qui per l’occasione. Così come c’è grande attesa per l’inaugurazione della "Casa della Carità", che darà accoglienza ai migranti, e per la visita al cimitero di guerra polacco, dove il Papa ricorderà le vittime dei bombardamenti a Cassino e di tutte le guerre.