GLI EVENTI DELLA FEDE

Parla il Prefetto della "Congregazione per il Clero":
«Il motivo ispiratore dell’indizione è dato dal "150°" della morte
di San Giovanni Maria Vianney,
ma l’esigenza è stimolare ulteriormente la "spiritualità"».

RITAGLI     «Nell’"Anno Sacerdotale"     DOCUMENTI
i Preti tornino Missionari»

Il Cardinale Hummes: «Il mondo "secolarizzato" non ama la religione.
Affrontiamo le sfide dell’oggi e riaffermiamo il valore dei "consacrati"».
«I "media" danno risalto ai "delitti" compiuti da Sacerdoti.
I "colpevoli" vanno giudicati e puniti.
Ma è bene ricordare che tali casi riguardano "minoranze"».
«Nel mondo "occidentale", si assiste a un drammatico calo delle "vocazioni".
Se però i preti vivono gioiosamente, anche le "chiamate" possono fiorire».

Papa Benedetto XVI aprirà l'Anno Sacerdotale, di preghiera ed aiuto per tutti i Sacerdoti... Il Card. Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero!

Gianni Cardinale
("Avvenire", 17/6/’09)

«L’"Anno Sacerdotale" è stata una felice intuizione di Papa Benedetto XVI, a cui il nostro "Dicastero" si è prontamente associato mettendosi a completa disposizione perché sia un periodo forte per il rinnovamento spirituale di tutto il "clero" e dell’intera Chiesa». Il Cardinale brasiliano Claudio Hummes, Prefetto della "Congregazione per il Clero" – 74 anni, "Francescano", già Arcivescovo di San Paolo – , è particolarmente soddisfatto per la buona recezione che l’iniziativa pontificia ha riscontrato nel mondo ecclesiale e anche nei mezzi di "comunicazione sociale" cattolici. "Avvenire" lo ha intervistato alla vigilia dalla solenne "inaugurazione" che sarà guidata Venerdì dal Papa.

Eminenza, perché celebrare un "Anno Sacerdotale"?

Il motivo occasionale è stato il 150° Anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, figura esemplare di Sacerdote, che da molto tempo è "Patrono" dei Parroci e che probabilmente il Papa proclamerà "Patrono" di tutti i Sacerdoti. Ma c’è anche un motivo più profondo: l’esigenza di stimolare ulteriormente la spiritualità dei Sacerdoti nel mondo d’oggi. Un mondo determinato da una cultura "post-moderna", "secolarizzata", "relativista", "laicista", che non ama la religione e che, anzi, vorrebbe relegarla nella sfera privata. E i Sacerdoti di oggi devono vivere questa nuova situazione che forse è meno facile di quella di un tempo. E in questo quadro il Sacerdote deve riscoprire il proprio ruolo "missionario". Non si tratta infatti di "demonizzare" questa nuova cultura rimpiangendo un mondo che non c’è più o sognando un futuro che non esiste. Anche questa nostra cultura deve essere "evangelizzata". È questo il tempo che ci è dato. Il motivo dell’"Anno Sacerdotale" è quindi quello di aiutare i nostri Sacerdoti ad affrontare le sfide che questo mondo pone. Ma c’è anche un altro motivo per cui è stato indetto.

Quale?

Negli ultimi anni la "stampa mondiale" ha dato un risalto veramente eccezionale ai "delitti" compiuti da Sacerdoti, come la "pedofilia" e le debolezze riguardanti la mancata osservanza del "celibato". Queste cose sono successe. E chi si è macchiato di crimini è giusto che venga sottoposto alla "giustizia" ecclesiastica e civile. Ossia deve essere giudicato e punito, secondo le leggi vigenti. Ma è bene ricordare che questi tristi casi riguardano una quota veramente minima dei Sacerdoti. Veramente si tratta di qualche punto in percentuale, non di più. Mentre la stragrande maggioranza, la grandissima maggioranza, vive fedelmente il proprio "ministero", svolgendo anche un servizio prezioso per la società in campi come l’educazione, l’assistenza, l’aiuto ai poveri. E questo bisogna dirlo ad alta voce. L’"Anno Sacerdotale" serve anche a questo. Rincuorare i Sacerdoti e spronarli a continuare nel loro servizio per la Chiesa e per tutta l’umanità.

E come?

È sempre necessario che ogni Sacerdote possa continuamente vivere l’incontro personale con Gesù Cristo, nella "Parola di Dio" e nell’"Eucarestia". Solo così il Sacerdote può affrontare le sfide del mondo e proporsi come testimone credibile del "Vangelo". Per ottenere questa grazia, è sempre necessario pregare per i Sacerdoti e con i Sacerdoti. Altrettanto necessario è poi approfondire l’identità "sacerdotale", che non è quella dei "laici". I "laici" sono importantissimi, ma non possono sostituirsi ai Sacerdoti.

Concretamente come lavorerà la "Congregazione" per questo "Anno Sacerdotale"?

Sul nostro "sito", www.clerus.org, metteremo a disposizione numerosi testi che possono essere di aiuto. È uno strumento davvero prezioso. I Sacerdoti potranno trovarvi i tesori "liturgici" e "patristici" della Chiesa e anche contributi di esperti del mondo di oggi. Ma è importante che anche le "Conferenze Episcopali", le Diocesi e le Parrocchie non aspettino dall’alto documenti o indicazioni, ma che localmente celebrino e sentano come proprio questo "Anno Sacerdotale".

Quali saranno i "momenti forti"?

Certamente lo sarà l’"inaugurazione", con i "Vespri" di Venerdì. Un altro momento particolarmente solenne si avrà con la celebrazione di "chiusura", nella Solennità del "Sacro Cuore" del 2010. In quell’occasione si celebrerà qui a Roma un "Incontro Mondiale dei Sacerdoti". Tra questi due appuntamenti vi saranno altre iniziative segnalate volta per volta.

È più grave la carenza di "clero", che si registra in non poche zone della "cattolicità", o la difficoltà che i Sacerdoti a volte incontrano nel vivere il "ministero"?

I numeri sono importantissimi. Ci sono zone in cui si assiste a un drammatico calo del numero dei Sacerdoti, come in Europa e nel mondo "occidentale". Speriamo e preghiamo che il Signore non faccia mancare "operai" in queste parti della sua "Vigna". Ma più importante ancora è il modo in cui il Sacerdote vive la propria condizione. Nella stragrande maggioranza i Sacerdoti sono contenti della loro vita. Ma non manca chi vive difficoltà. È importante che i Sacerdoti vivano gioiosamente il proprio "ministero". Quando i Sacerdoti sono felici, tutta la comunità lo avverte e anche le "vocazioni" possono fiorire più facilmente. Fermo restando che il Signore può suscitare – e suscita – chiamate alla "vita sacerdotale" anche nelle situazioni più difficili e impensate.

Recentemente sono state rese note nuove "procedure" per ridurre allo stato "laicale" i Sacerdoti che, di fatto, abbandonano il "Sacerdozio". È un fenomeno in crescita?

È un problema che risale agli anni successivi al "Concilio". Al riguardo non abbiamo statistiche complete. Questi ultimi provvedimenti non vogliono avere una connotazione "punitiva", ma sono uno strumento di misericordia per riammettere a pieno titolo nel "corpo ecclesiale" quei Sacerdoti che si sono allontanati dal loro "ministero" e che, per varie ragioni, non hanno chiesto la "dispensa" o la dimissione dallo "stato clericale". Bisogna sempre ricordare che la "legge suprema" della Chiesa, anche nelle "norme canoniche", è la salvezza delle anime, anche se da parte dei beneficiari dei provvedimenti da lei citati non c’è sempre una buona disposizione.

Come vede la situazione dei rapporti tra i Vescovi e i Sacerdoti?

Ritengo che la preoccupazione per il proprio "clero" debba essere una priorità assoluta di un Vescovo. Perché un Vescovo senza i suoi Sacerdoti non può far molto, è come un uomo senza arti. La Chiesa cammina con i piedi dei Sacerdoti. Sono loro in prima linea. Se si fermano, la Chiesa rallenta drammaticamente. Se sono "debilitati" spiritualmente, la Chiesa si indebolisce. Per questo tra Vescovi e "clero" deve esservi una comunione affettiva ed effettiva. E il Vescovo deve seguire con attenzione e premura paterna il proprio "clero", e ogni singolo Sacerdote personalmente.

E i "laici" come possono aiutare i Sacerdoti?

I "laici" devono aiutare i propri Sacerdoti umanamente e spiritualmente. Devono confortarli con la loro stima, con il loro affetto, con la loro considerazione, perché ad ogni uomo piace essere ben considerato dai suoi vicini. E i Sacerdoti non sono "super-uomini". E poi i "laici" devono pregare per i propri Sacerdoti, per la loro "santificazione". Questo è importante anche per suscitare nuove "vocazioni". Perché se in una Parrocchia c’è un Prete felice, allora i giovani vedono in lui un modello e la "chiamata" del Signore trova così un terreno più fertile per essere accolta.