INTERVISTA ESCLUSIVA

«Il pontefice ha chiesto il rispetto della libertà religiosa per tutti.
Ora speriamo che questo appello venga accolto nel concreto,
e non solo in quel Paese».

RITAGLI   Un profeta disarmato che ha lasciato il segno   DOCUMENTI

Bertone: «Ecco i primi frutti del viaggio del Papa in Turchia».
«Auspichiamo che la firma della dichiarazione comune col patriarca Bartolomeo
acceleri un dialogo che porti alla piena comunione».
«Ha ribadito il suo desiderio di dialogo con le religioni, l’islam in particolare.
Credo che le autorità islamiche, e non solo quelle turche, lo abbiano capito».

Da Roma, Gianni Cardinale
("Avvenire", 7/12/’06)

«Il popolo turco e i suoi governanti hanno ospitato il Papa con stima e amicizia. I cristiani - cattolici, ortodossi e protestanti - lo hanno accolto come un padre e un fratello nella fede. Come tutti hanno potuto verificare, il viaggio è andato molto bene. Anche il Papa è rimasto veramente contento di come sono andate le cose, e lo ha mostrato visibilmente». Il cardinale Tarcisio Bertone non nasconde la propria soddisfazione per come si è svolto il tanto atteso viaggio di Benedetto XVI in Turchia, il primo al quale abbia lui stesso partecipato nella veste di Segretario di Stato vaticano.

Eminenza, questo viaggio in Turchia era tanto atteso e tanto temuto. Qualcuno avrebbe detto che il Papa era addirittura «preoccupato» prima di partire…

Così si è letto sui giornali. Ma credo che si sia trattato di una forzatura. Il Papa, e tutti suoi collaboratori, erano troppo "occupati" a pregare e a preparare bene il viaggio per potersi "preoccupare" del suo esito. Giochi di parole a parte, la Santa Sede alla vigilia del viaggio era fondatamente certa che, a Dio piacendo, le cose sarebbero andate bene. E i fatti hanno confermato questa sensazione.

La prima buona notizia è stata quella della presenza di Erdogan all'aeroporto ad accogliere il Papa.

Il premier turco si è comportato da statista e, compatibilmente con gli impegni internazionali che certamente non poteva eludere, ha fatto in modo di salutare e colloquiare con il Santo Padre. D'altra parte se ciò non fosse avvenuto sarebbe stato paradossale. È noto infatti che il Santo Padre, in un primo tempo, aveva manifestato il desiderio di svolgere una visita esclusivamente spirituale, senza fare tappa nella capitale politica del Paese. Sono state le autorità civili che, legittimamente, avevano insistito che il viaggio avesse anche una valenza per così dire «politica». A questo punto sarebbe stato veramente strano che poi le stesse autorità si potessero sottrarre ad un incontro con il Papa. Ma così non è stato.

Davvero in questo colloquio tra il Papa e il premier ci sarebbe stato il via libera della Santa Sede nei confronti dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea?

Come è noto la Santa Sede non ha una posizione ufficiale sull'ingresso della Turchia, o di un altro Paese, nell'Unione Europea. Né può averla: non siamo depositari - né vogliamo esserlo - di alcun giudizio politico in questa direzione. Certamente la Santa Sede auspica sempre che i Paesi che facciano parte dell'Unione europea - tutti senza eccezione - realizzino le condizioni necessarie e previste per l'integrazione nella Comunità, compreso il rispetto della libertà di professare pubblicamente la propria fede che deve essere garantita ad ogni uomo e ad ogni comunità religiosa. Come ha detto il Santo Padre, la Turchia è un ponte tra l'Europa e l'Asia, e può svolgere una preziosa funzione in questo senso nella sua peculiare configurazione di Paese musulmano, ma insieme «laico».

E il Papa nei suoi discorsi non ha fatto mancare il suo appello ad una applicazione concreta di questa libertà religiosa, così come aveva auspicato prima del viaggio il patriarca Bartolomeo.

In effetti il Papa nel discorso al Corpo diplomatico ha chiesto il rispetto della libertà religiosa per tutti. Ora speriamo che questo appello venga accolto nel concreto, e non solo in Turchia.

L'incontro con il patriarca Bartolomeo è stato il momento centrale di questa visita.

Indubbiamente. La visita è nata in risposta all'invito del patriarca. Ed è culminata nella firma di una dichiarazione comune, assai concreta e densa prospetticamente, che, speriamo, con l'aiuto di Dio possa dare una ulteriore accelerazione ad un dialogo che porti alla piena comunione, la quale non è semplicemente un nostro desiderio, ma un comando di Gesù cui non ci possiamo sottrarre. L'immagine poi del Patriarca che, visibilmente molto contento, ha alzato la mano del Santo Padre davanti ai fedeli raccolti nel Fanar è stata veramente molto bella e commovente.

Un altro momento molto commovente è stato quello della messa nella Casa di Maria a Efeso, con il piccolo gregge dei cattolici presenti in Turchia.

È stata una liturgia molto intensa e partecipata. E non c'erano solo cattolici, ma anche ortodossi, protestanti e anche musulmani. Personalmente poi sono rimasto molto colpito che nel tragitto tra Smirne e Efeso ci fosse molta gente lungo le strade e persino delle scolaresche in divisa che salutavano il Papa con bandierine turche e vaticane. Uno spettacolo forse insolito, che ha però mostrato anche plasticamente che il viaggio stava andando bene.


Anche se il giorno dopo la messa ad Efeso, i "massmedia" hanno titolato sulle minacce che Al Qaeda avrebbe lanciato contro il Papa.

Mi sembra che sia stato dato un peso veramente eccessivo a queste presunte minacce. Ma la stampa ha i suoi meccanismi, che a volte sono difficilmente comprensibili. D'altra parte sulle decine di canali televisivi turchi e arabi tutti i musulmani hanno potuto vedere questo Profeta disarmato che parlava di pace, di fede e di amore.

Su questo viaggio aleggiava, in qualche modo, lo spettro di Regensburg

Lo spettro di una strumentalizzazione e di una cattiva interpretazione della lezione di Regensburg.

Sta di fatto che la visita e la preghiera del Papa nella Moschea Blu sono state lette come un segno alto di stima per la tradizione di preghiera musulmana al Dio onnipotente e misericordioso.

Il Papa ha ribadito, con linearità, il suo desiderio di dialogo con tutte le religioni, e con l'islam in particolare. Credo che le autorità islamiche, e non solo quelle turche, lo abbiano capito. Riguardo al momento di preghiera all'interno della Moschea Blu credo sia stato un gesto ispirato dal luogo e dal momento di intensa spiritualità che si stava vivendo.

Eminenza, gli interventi del Papa sono talvolta enfatizzati o criticati da opinionisti di schieramenti contrapposti (cosiddetti "atei devoti" o "cristianisti" da una parte e loro avversari dall'altra). Che valutazione dà di questa disputa che accende molti animi?

Non sono molto esperto di queste sigle, che non mi toccano più di tanto. Posso solo dire che la Chiesa stima e approva tutti gli uomini di buona volontà che accolgono positivamente i suoi insegnamenti in materie delicate e controverse, come sono quelle relative ai fondamenti antropologici e morali della vita umana. D'altra parte è doveroso ricordare che spiriti di crociata e scontri di civiltà non si addicono più alla Chiesa cattolica, la quale ha sempre a cuore la sorte di tanti suoi figli che abitano in terre a maggioranza musulmana, ma anche la dignità di ogni uomo a qualunque razza, nazione o religione appartenga. Se posso fare una battuta, infine, la Chiesa non teme tanto gli atei, seppur devoti, perché sono fuori - per così dire - dalla sua giurisdizione spirituale; ben più temibili invece sono coloro che all'interno della Chiesa lavorano per snaturarne la fede e i principi morali, oppure si oppongono al Papa ed al suo disegno di rinnovamento della Chiesa. Ma questa è un'altra storia.