L’EVENTO

RITAGLI     Matteo Ricci, «ponte» tra Europa e Cina     SPAZIO CINA

Presentato da Mons. Celli Giuliodori e P. Lombardi,
un "docufilm" sulla vita del "Gesuita" di Macerata,
Missionario nel Paese dei "Ming" tra ’500 e ’600.

P. MATTEO RICCI (1552-1610), Missionario "Gesuita" in Cina!

Da Roma, Stefania Careddu
("Avvenire", 20/6/’09)

L’inquadratura stretta sul monumento "sepolcrale" – privilegio concesso per la prima volta ad uno "straniero" – si allarga fino a mostrare, in dissolvenza, una veduta di Pechino, una carta geografica, il mondo e infine una "metropoli" odierna, con le sue luci e i suoi colori. Un’immagine che racchiude la vita e lo stile di Padre Matteo Ricci, il "Gesuita" di Macerata che al tempo della dinastia "Ming" divenne il pioniere delle Missioni in Cina. E che oggi continua ad essere il modello del dialogo tra Oriente e Occidente e dell’"inculturazione" del "Vangelo".
La storia del "religioso", che nel 1582 sbarcò a Macao vestito da "bonzo" e con il capo rasato, e che in soli tre anni imparò il cinese, è raccontata nel «docufilm» di Gjon Kolndrekaj, presentato Giovedì sera in anteprima mondiale a Roma. «Matteo Ricci: un Gesuita nel Regno del drago» è il titolo dell’opera patrocinata dal "Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali", dalla "curia generalizia" della "Compagnia di Gesù" e dalla Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, in occasione delle celebrazioni per il quarto Centenario della morte avvenuta nel 1610.
«"Li Madou" – così lo chiamavano i cinesi – resta una «figura emblematica, un "ponte" che ha permesso alla Cina di conoscere l’Europa e all’Europa di conoscere la Cina», ha detto l’Arcivescovo
Claudio Maria Celli, Presidente del "Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali".
«Un genio dell’"inculturazione", un gigante della cultura e della fede», lo ha definito
Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata. Un uomo che, ha rilevato il Direttore del "Centro Televisivo Vaticano", Padre Federico Lombardi, ha messo in evidenza l’importanza del cristianesimo «per la costruzione di una civiltà "planetaria" che si basi sul rispetto reciproco e nella comune promozione del bene, della giustizia e della pace».
Le immagini del "documentario", girate tra Macerata, Roma e la Cina, ripercorrono i momenti chiave dell’opera "evangelizzatrice" del "Gesuita" e scienziato italiano, che incantò la "corte" cinese mostrando il funzionamento degli orologi e le acquisizioni della scienza fissate nelle carte geografiche. E che, con umiltà e coraggio, fece conoscere Gesù nella terra di Confucio.
«Non mi chieda quante migliaia di uomini abbiamo convertito, ma a quanti milioni di persone abbiamo portato la "Buona Notizia"», scrisse al suo "preposito" generale poco prima di morire.
Una figura straordinaria che oggi torna di grande attualità. Anche nell’ottica di un vero, pieno riconoscimento della libertà religiosa nella "Repubblica Popolare Cinese", mentre, ha affermato l’Ambasciatore cinese Sun Yuxi, «si lavora per la normalizzazione dei rapporti tra Cina e
"Santa Sede"».