Matteo
Ricci, «ponte» tra Europa e Cina
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Presentato da Mons. Celli Giuliodori e P. Lombardi,
un "docufilm" sulla vita del "Gesuita" di Macerata,
Missionario nel Paese dei "Ming" tra ’500 e ’600.
Da Roma, Stefania Careddu
("Avvenire", 20/6/’09)
L’inquadratura stretta sul monumento "sepolcrale" – privilegio
concesso per la prima volta ad uno "straniero" – si allarga fino a
mostrare, in dissolvenza, una veduta di Pechino,
una carta geografica, il mondo e infine una "metropoli" odierna, con
le sue luci e i suoi colori. Un’immagine che racchiude la vita e lo stile di Padre
Matteo Ricci, il "Gesuita" di
Macerata
che al tempo della dinastia "Ming" divenne il pioniere delle Missioni
in Cina. E che oggi continua ad essere il
modello del dialogo tra Oriente e Occidente e dell’"inculturazione"
del "Vangelo".
La storia del "religioso", che nel 1582 sbarcò a Macao vestito da
"bonzo" e con il capo rasato, e che in soli tre anni imparò il
cinese, è raccontata nel «docufilm» di Gjon Kolndrekaj, presentato Giovedì
sera in anteprima mondiale a Roma. «Matteo Ricci: un Gesuita nel Regno del
drago» è il titolo dell’opera patrocinata dal "Pontificio Consiglio
delle Comunicazioni Sociali", dalla "curia generalizia" della
"Compagnia di Gesù" e dalla Diocesi di
Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, in occasione delle celebrazioni per il
quarto Centenario della morte avvenuta nel 1610.
«"Li Madou" – così lo chiamavano i cinesi – resta una «figura
emblematica, un "ponte" che ha permesso alla Cina di conoscere l’Europa e all’Europa
di conoscere la Cina», ha detto l’Arcivescovo Claudio Maria Celli,
Presidente del "Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali".
«Un genio dell’"inculturazione", un gigante della cultura e della
fede», lo ha definito Claudio Giuliodori,
Vescovo di Macerata. Un uomo che, ha rilevato il Direttore del "Centro
Televisivo Vaticano", Padre Federico Lombardi, ha messo in evidenza
l’importanza del cristianesimo «per la costruzione di una civiltà
"planetaria" che si basi sul rispetto reciproco e nella comune
promozione del bene, della giustizia e della pace».
Le immagini del "documentario", girate tra Macerata, Roma e la Cina,
ripercorrono i momenti chiave dell’opera "evangelizzatrice" del
"Gesuita" e scienziato italiano, che incantò la "corte"
cinese mostrando il funzionamento degli orologi e le acquisizioni della scienza
fissate nelle carte geografiche. E che, con umiltà e coraggio, fece conoscere
Gesù nella terra di Confucio.
«Non mi chieda quante migliaia di uomini abbiamo convertito, ma a quanti
milioni di persone abbiamo portato la "Buona Notizia"», scrisse al
suo "preposito" generale poco prima di morire.
Una figura straordinaria che oggi torna di grande attualità. Anche nell’ottica
di un vero, pieno riconoscimento della libertà religiosa nella "Repubblica
Popolare Cinese", mentre, ha affermato l’Ambasciatore cinese Sun Yuxi,
«si lavora per la normalizzazione dei rapporti tra Cina e "Santa
Sede"».