MESSAGGIO FORTE DALLA MANIFESTAZIONE DI LOCRI
RITAGLI   I giovani d'Aspromonte modelli d'Italia   DIARIO

Rosario Carello
("Avvenire", 5/11/’05)

Non hanno il volto coperto, i giovani di Locri. Facce nude esposte al vento e, se capita, agli sberleffi e alle minacce. Ecco la prima novità. Niente passamontagna (neppure quello coi colori della pace, volgare, volgarissimo, perché ha sporcato un simbolo). Niente casco, come usano i violenti nei cortei nonviolenti, terribili e codardi perché vogliono far male e non pagarla.
Potrà mai venire qualcosa di buono da Locri? qualcosa di nuovo da quello sputo di terra in fondo all'Italia? Viene sempre qualcosa di buono dalle Nazareth del mondo.
Sì, perché mentre nelle università è nel vivo il rito stanco delle occupazioni, come s'usa tra novembre e Natale, i ragazzi quaggiù concepiscono un evento immenso com'è stata la partecipazione alla marcia di ieri, proprio a scuola, frequentandola, non occupandola, dialogando, senza gli scontri tanto per fare, tra loro e coi prof.
Fotografia di una generazione che non recrimina, che non piange e non aspetta.
Ma non è mica poi così diversa da quella dei loro padri: qualcuno queste cose gliel'avrà pure insegnate, qualcuno avrà seminato in questi ragazzi i fiori che abbiamo visto ieri. Non ci si improvvisa mai, e i volti di questi ragazzi non dicono improvvisazione.
C'è chi ha scritto trionfante che non c'erano bandiere di partito. Retorica sciocca. C'erano invece e per fortuna. E perché mai non avrebbero dovuto sventolare? Ma abbiamo anche finalmente capito dove e come si forma - ancora - una coscienza civile. La scuola, l'associazione, la Chiesa. Così abbiamo capito chi siete, voi giovani di Locri. E qual è la lezione che con un fiore giallo in mano avete dato a tutti i vostri coetanei d'Italia, soprattutto a quelli delle altre città, delle metropoli. Quelli divisi e arrabbiati e arroccati nei loro vecchi miti. Il giovane rivoluzionario cubano, il dittatore del ventennio, lo spento sorriso del premier spagnolo. Questi mancavano a Locri, perché lì non c'è il bisogno di figurine.
Si riconoscevano benissimo i giovani di destra e di sinistra, non è questo il problema. Locri non è una melassa, non è la marmellata della nonna. Locri è partecipazione e dialogo. Vecchia ricetta? Vaglielo a dire in faccia ad un ventenne che ha appena sfidato la mafia, che è vecchio. E vedi cosa ti risponderà. Vedrai se è vecchio.
Coi volti scoperti quei ragazzi hanno preso le distanze dai loro coetanei mafiosi che si coprono il volto, quando va bene, prima di entrare in azione. E che ora li guardano con occhi diversi.
Hanno marcato il territorio contro chi avrebbe preferito il silenzio.
E hanno insegnato ai loro coetanei di tutto il Paese che si può fare politica, si può essere impegnati, lo si può essere davvero e con coraggio, avendo anche paura magari, ma mantenendo il sorriso e un fiore giallo, una bellissima gerbera dell'Aspromonte, fra le mani.